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Recensione: Le biciclette di Pechino

Le biciclette di Pechino
titolo originale Shiqi sui de dan che
nazione Cina / Taiwan / Francia
anno 2001
regia Wang Xiaoshuai
genere Drammatico
durata 110 min.
distribuzione Teodora Film
cast L. Bin (Jian) • C. Lin (Guo) • Z. Xun (Qin) • G. Yuanyuan (Xiao)
sceneggiatura W. XiaoshuaiH. Hsiao-mingP. ChiaoT. Danian
musiche W. Feng
fotografia L. Jie
montaggio L. Ching-SongH. Ju-KuanY. Hongyu
media voti
Le biciclette di Pechino Trama del film “Le biciclette di Pechino
Guo ha sedici anni, viene dalla campagna e trova un impiego come fattorino per un'agenzia di recapiti. Per effettuare le consegne, il principale gli dà in prestito una mountain bike, con l'accordo che potrà riscattarla non appena avrà guadagnato 600 yuan. Dopo settimane di duro lavoro, a Guo viene rubata la bicicletta e per il ragazzo inizia una vera e propria odissea...

Recensione “Le biciclette di Pechino”

a cura di Andrea Olivieri  (voto: 7)
In Cina, oggi, nonostante la modernizzazione a cui siamo abituati, la ricchezza è ancora un lusso riservato a pochi, ed una bicicletta è ancora un bene prezioso e per molti l'unico accessibile. Per questo ed altro, correre dietro a un ladro, da quelle parti, ha ancora un senso.
Autentico rifacimento del capolavoro di Vittorio De Sica ("Ladri di Biciclette"), il film riesce a renderci testimoni di un mondo che, seppur ravvicinato rispetto al passato, è ancora lontano e misterioso ai più.
Wang Xiaoshuai ha già alle spalle cinque lungometraggi realizzati con l'aiuto di produzioni straniere o in alcuni casi auto-finanziandosi: ma seppur all'estero sia considerato un importante cineasta, in patria quasi tutti i suoi film sono vietati. Questo probabilmente perché la sua macchina da presa racconta in modo esplicito le storie di vita del suo paese, facendo spesso ricorso ad immagini di violenza, e le contraddizioni delle grandi città, divise ancora tra nuova ricchezza e tradizione.
Il cineasta propone uno sguardo nudo e crudo della Pechino contemporanea, contrapponendosi nettamente al "tocco europeo" di autori della generazione precedente; a Wang non piacciono i colori ricercati, le angolazioni eleganti, le atmosfere suggestive.
Munito di cinepresa, Xiaoshuai si butta nei vicoli, nelle strade della Cina che spesso non siamo abituati a vedere, descrivendo con la stessa attenzione silenziosa nel delineare i caratteri dei due ragazzi, una città contraddittoria fatta di corti e stradine poco frequentate, in cui i vecchi prendono il sole e le donne stendono i loro panni. Una città di quartieri modernissimi e impersonali, frenetici come quelli di una qualsiasi altra metropoli mondiale. Ritratto della moderna gioventù cinese, del consumismo occidentale.
Una pellicola letteralmente indipendente, che grida con orgoglio la sua totale autarchia.
Una pellicola dove ogni singolo personaggio sembra "sfogarsi" contro se stesso; contro i propri sogni, che spesso giustificano anche il più semplice gesto, in cui credono e continueranno a credere anche quando la cinepresa cesserà di inquadrare la loro vita.
Gran Premio della Giuria e Orso d'argento ai due protagonisti a Berlino 2001.
News sul film “Le biciclette di Pechino”
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