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Recensione: Parlez-moi de la pluie

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Parlez-moi de la pluie
titolo originale Parlez-moi de la pluie
nazione Francia
anno 2008
regia Agnès Jaoui
genere Drammatico
durata 100 min.
cast J. Debbouze (Karim) • A. Jaoui (Agathe Villanova) • J. Bacri (Michel Ronsard) • P. Arbillot (Florence) • G. De Tonquedec (Stéphane) • F. Pierrot (Antoine) • M. Hadji (Mimouna) • F. Loiret (Aurélie) • L. Jarroir (Guillaume) • A. Werner (Séverine) • J. Baudracco (Ernest) • L. Palun (Didier)
sceneggiatura J. BacriA. Jaoui
fotografia D. Quesemand
montaggio F. Gedigier
uscita prevista

 non ancora disponibile 
media voti redazione
Parlez-moi de la pluie Trama del film
Femminista appassionata e da poco entrata in politica, Agathe Villanova torna nella sua casa d'infanzia per aiutare la sorella a sistemare gli affari della madre deceduta un anno prima. La seguono, come un'ombra, Michel Ronsard, regista fallito, e Karim, il figlio della domestica, che devono realizzare un documentario sulle donne in carriera. Sotto un cielo d'estate perennemente uggioso, si dipanano i destini dei vari personaggi.

Recensione “Parlez-moi de la pluie”

a cura di Giordano Rampazzi  (voto: 6,5)
Agnès Jaoui fa parte di quella schiera di cineasti francesi che riesce a fare un cinema contemporaneamente leggero e intelligente. Lavora da tempo con suo marito Jean-Pierre Bacri, con il quale condivide la scrittura della sceneggiatura e l’interpretazione dei personaggi nei suoi film, sempre favolosamente sinergici. La coppia si era già fatta notare negli altri due film della regista francese ma di origini tunisine: “Il gusto degli altri”, commedia che affrontava il tema del pregiudizio e della complessità dei rapporti umani, e “Così fan tutti”, che esaminava invece gli aspetti più ipocriti e insopportabili della vita di coppia.
Parlez-moi de la pluie” nasce come favola e prende il titolo da una canzone. Durante la stesura del copione, però, si è tramutata in una gradevole commedia agrodolce fatta di sfumature e di divertenti trovate di sceneggiatura. L’elemento che esce di più allo scoperto sembra essere l’angoscia, che, per dirla con le parole di Kierkegaard, è quello “stordimento causato dall'infinità delle possibilità della libertà”. Il film fa sua questa visione per parlare delle incapacità umane, in particolar modo del mondo maschile, schiavo di stereotipi e della “liberazione” femminista. I protagonisti mostrano così i loro lati più sensibili ma anche grandi dosi di vittimismo.
Tutto è ambientato in una città di provincia del sud-est francese, ambiente che la regista conosce bene e che ritiene perfetto anche per inserire il personaggio del magrebino Karim, interpretato da Jamel Debbouze, generalmente impiegato in ruoli comici (“Angel-A” e “Il favoloso mondo di Amélie”). Il razzismo che traspare sotterraneo nel film sembra però essere soprattutto di origine sociale, quasi a sottointendere piccole frecciatine al popolo francese, incapace di superare e incorporare il proprio passato di potenza colonizzatrice.
Parlez-moi de la pluie” finisce con una pioggia purificatrice che rimette a posto le imperfezioni umane, lasciando allo spettatore un senso di benessere, rendendolo amabilmente e orgogliosamente umano.
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