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Recensione: L'onda

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L'onda
titolo originale Die Welle
nazione Germania
anno 2008
regia Dennis Gansel
genere Drammatico
durata 101 min.
cast (Rainer Wenger) • F. Lau (Tim Stoltefuss) • (Marco) • (Karo) • (Anke Wenger) • J. Matschenz (Dennis) • C. do Rego (Lisa) • T. Mewes (Schädel) • D. Gansel (Martin)
sceneggiatura D. Gansel
musiche H. Maile
fotografia T. Breuer
montaggio U. Christen
uscita nelle sale 27 Febbraio 2009
media voti redazione
L'onda Trama del film
Rainer Wenger, insegnante in un liceo, tiene un corso intensivo sull’autocrazia. Per contrastare lo scetticismo degli studenti che non credono possibile il ritorno di una dittatura in Germania, li porta a sperimentare direttamente in classe le forme del totalitarismo, un movimento denominato "La terza onda". La situazione però gli sfugge di mano e si trova a dover arginare una vera e propria fazione di stampo nazista. Ispirato a una storia vera.

Recensione “L'onda”

a cura di Giordano Rampazzi  (voto: 7,5)
Nel 1967, in California, un professore di liceo decise – dopo alcune domande sull’obbedienza cieca all’autorità durante il Terzo Reich – di tentare un esperimento con i suoi studenti. Istituì all’interno della sua classe una simulazione di regime di stretta disciplina, limitando le loro libertà ma anche stringendoli assieme intorno a un movimento denominato “La terza onda”. I ragazzi reagirono con grande entusiasmo alla ‘sfida’ e l’esperimento, che doveva inizialmente durare solamente una giornata, fu esteso a tutta la scuola e prolungato nel tempo. Ben presto, però, la situazione sfuggì di mano, i membri del movimento cominciarono a ostracizzare i dissidenti e la violenza iniziò ad accompagnare l’evolversi della ‘simulazione’. Al quinto giorno il professore fu costretto a interrompere l’esperimento.
A differenza di “The experiment”, film tedesco del 2001 che interpretava commercialmente un altro esperimento degli anni ‘70, “L’onda” di Dennis Gansel tenta oggi di rileggere un’esperimento sociologico in chiave moderna e puramente pedagogica. L’opera prende in realtà spunto soprattutto da Die welle, un romanzo di Morton Ruhe che si ispirava all’esperimento del ’67 e si rivolgeva a un pubblico prettamente giovane, tanto da essere considerato obbligatorio in molte scuole tedesche. Dalla sceneggiatura di Peter Thorwarth e dello stesso Gansel, premiata dalla Scuola Holden di Baricco, scaturisce una storia certamente verosimile, che tuttavia forza molto alcuni snodi portanti al fine di rendere il film un vero e proprio avvertimento: l’uomo e la sopraffazione vanno spesso in coppia e pensare che le società di oggi abbiano imparato la lezione storica delle dittature e dei totalitarismi è pericolosamente sbagliato.
Il film funziona anche perché è attento ai dettagli tecnici come il montaggio e il sonoro, che ci avvicinano e introducono al mondo dei ragazzi e ai loro stati d’animo. Il regista inoltre parte dal fondamento che la frammentazione – spesso famigliare – e lo sfrenato individualismo della società moderna rendono molto più efficace l’azione di un’onda aggregatrice che crei entusiasmo e contrasti il nichilismo e l’apatia. D’altra parte, sottintende il film, tutti i giovani, pur nella loro omologazione, cercano disperatamente un nemico e un gruppo di appartenenza, sia esso quello dei dark, dei pariolini/sancarlini, degli emo o delle zecche. La gioventù è il mondo più soggetto ai dogmi, agli estremismi più ottusi e a una presuntuosa intolleranza. “L’onda” rifiuta l’autarchia e strizza l’occhio alla democrazia, suggerendo che il miglior metodo per ‘insegnarla’ ai giovani è quello di riuscire a viverla quotidianamente.
Durante una lezione del prof. Wenger vengono ricordate le cause che possono condurre all’avvento dei totalitarismi: ingiustizie sociali, disoccupazione, inflazione, xenofobia e globalizzazione. Nessun ingrediente sembra mancare all’appello, ma in fondo basta ripetersi che non succederà più, giusto?
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