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Recensione: Nói Albinói

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Nói Albinói
titolo originale Nói albinói
nazione Islanda / Germania / Gran Bretagna / Danimarca
anno 2003
regia Dagur Kári
genere Drammatico
durata 90 min.
cast T. Lemarquis (Noi) • T. Gunnarsson (Kristmundur) • E. Hansdóttir (Iris) • A. Fridriksdóttir (Lina)
sceneggiatura D. Kári
musiche D. KáriO. Jonsson
fotografia R. Videbaek
montaggio D. Dencik
media voti redazione
Nói Albinói Trama del film
Il diciassettenne Nói vive con la nonna e il padre alcolizzato a Bolungarvik in un fiordo nel nord dell'Islanda. In inverno, quando il villaggio è completamente tagliato fuori dal mondo, Nói sogna di fuggire in compagnia di Iris, una ragazza di città finita a lavorare nello squallido distributore di benzina del posto. Ma i maldestri tentativi di fuga del ragazzo sono destinati a fallire...

Recensione “Nói Albinói”

a cura di Andrea Olivieri  (voto: 7)
La claustrofobica invadenza del ghiaccio delimita un confine territoriale che, nel falso candore di un bianco accecante, trova immobilità, staticità di morte preannunciata.
Una sventura che si manifesta nella silenziosa noncuranza e nella mal celata cecità di una comunità cristallizzata all'interno di una prospettiva paesaggistica oppressa dalla vastità del mare e dalla potenza della montagna.
Ed è tra le braccia di una natura "nemica" che cattura la vita e costringe l'uomo ad un irriversibile isolamento, che la diversità fisica ed interiore prende forma nella piena incoscienza della sua inestimabile ricchezza.
Noi, con i suoi diciassette anni, una vita familiare disgregata ed irregolare, un dilagante disinteresse per le istituzioni scolastiche e l'irrefrenabile desiderio di fuggire dalla sua stessa staticità, rappresenta l'elemento unico ed incomprensibile.
La linea di confine tra stupidità e genialità.
Il disordinato e confuso bisogno di azione di un anti-eroe.
Il ritratto di un enigmatico perdente che annaspa nella fallimentare ricerca di una soluzione.
Il desiderio di una fuga verso un altro non ben determinato che si dissolve sotto la morsa di neve che appesantisce i passi.
Dagur Kàri registra l'immagine di un Islanda impietosa e sorda ai richiami della vita e della natura che palpita al di sotto del ghiaccio.
Un microcosmo isolato, in un universo circoscritto dissimile da qualsiasi parte del mondo conosciuto, ma che regala spessore e particolarità ad una vicenda d'incapacità giovanile simile a mille altre.
Una storia che, priva di questa continua fusione di odio ed appartenenza tra Noi e l'ambiente, ci avrebbe costretto ad osservare il ritratto scontato di uno tra i mille "figli" disadattati di una "Gioventù bruciata".
Ma la narrazione, strutturata esclusivamente attraverso un affiancamento di idee e situazioni, impone il suo tocco originale, regalando la possibilità di abbandonarsi ai silenzi, alle atmosfere un pò surreali di una battaglia che i protagonisti, l'uomo e la natura, conducono con muta, ovattata ostinazione.
Permette che il lucido candore delle superfici compatte s’impadronisca delle pupille, tanto da renderle incredule ai colori di un mondo "normale".
Nessun colpo di scena giunge improvviso a risvegliarci dall'ipnotica attesa che qualche cosa accada, che il ghiaccio si sciolga per lasciare spazio alla vita.
Rimaniamo avvolti, abbracciati da una vicenda che si srotola con una necessaria lentezza, fino ad essere risvegliati da un natura che si abbatte con violenza.
Una furia naturale che cancella e distrugge, punisce e s’innalza nel più sublime ed incomprensibile inno alla libertà.
Commenti del pubblico
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Ultimi commenti e voti
Utente di Base (11 Commenti, 63% gradimento) LuissGara Lunedì 11 Aprile 2011 ore 03:22
2
voto al film:   8

ottima recensione! L'Islanda urla sussurrando. Un Vero film sulla peggio gioventù del 2000
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