Una bambina francese, messa in un orfanotrofio con sua sorella, che aspetta invano ogni domenica che suo padre venga a riprenderla. Una cantante dalla voce troppo esile che affronta un pubblico di soldati ubriachi. Una sartina destinata a cucire degli orli nel retrobottega di un sarto di provincia. Un'aspirante cortigiana troppo magra, che trova rifugio dal suo protettore Etienne Balsan, in mezzo a una banda di festaioli. Un'innamorata che sa bene che non sarà ma la donna di nessuno, neanche di Boy Capel, l'uomo che l'amava. Una ribelle alla quale le convenzioni dell'epoca impediscono di respirare, e che si veste con le camicie dei suoi amanti. È la storia di Coco Chanel, che incarnò la donna moderna ancora prima di averla inventata.
Questo film si meriterebbe un 4.5 ideologico per l'approccio squallido alla storia, e non mi riferisco alla scelta di raccontare gli amori (anche dettati dall'interesse) della protagonista: lungi da me ogni moralismo! Però ridurre tutti gli spunti interessanti di una storia e le scelte di un personaggio ai suoi amorazzi è una cosa talmente banale da non potersi vedere al cinema. Si salvano, come sempre in questi casi, le ricostruzioni d'epoca, la fotografia e i vestiti. Personalmente, ho trovato l'interpretazione della Tautou un po' piatta.
un 6 che sarebbe più un 5,5 per un film che in qualche modo sta in piedi ma senza molta convinzione. è forse superfluo aggiungere che non rende assolutamente giustizia alla grande Coco Chanel.