Salento: il Premiato Pastificio Tammaro chiude la vecchia fabbrica con l’idea di riaprirne presto una nuova, completamente meccanizzata. Tutta la squadra di operai addetta allo stoccaggio manuale si ritrova disoccupata. Tra questi ci sono Enzo, sposato con Aurora, Carmine e Bandula, un immigrato indiano.
Tammaro inizia ad occuparsi di una collezione d’arte contemporanea che sistema provvisoriamente nel vecchio pastificio. Ai tre viene offerto un lavoro in nero: custodire il magazzino che ospita le opere. Ma le opere sembrano così semplici da replicare...
Piacevole e divertente, ma nonostante le premesse non c'è niente di nuovo: l'arte moderna, così come in "Colpo d'occhio", è soltanto uno sfondo originale su cui costruire la vicenda in nome del vecchio luogo comune che sia facilmente replicabile. Quel che resta dietro le risate è una società in cui trovare un (nuovo) lavoro è quasi impossibile.
Se questa commedia italiana un po' buonista e prevedibile che spopola al botteghino non è una cosa di cui andare particolarmente fieri, non c'è nemmeno da vergognarsene troppo...in questo caso si passano novanta minuti piacevoli, sorridendo dell'arte contemporanea (scoprire che il "baco da setola" di Pascali esiste veramente non ha prezzo), compiangendo un poco la dura realtà del precariato, e compiacendosi ancora di quel grande attore che è Battiston. Uno dei prodotti più decorosi del genere, insieme a "Immaturi"...