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Recensione: Un posto sulla Terra

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Un posto sulla Terra
titolo originale Mesto na zemle
nazione Russia
anno 2001
regia Artur Aristakisjan
genere Drammatico
durata 122 min.
sceneggiatura A. AristakisjanI. Shubina
musiche R. Wyatt
fotografia G. Yablochnikov
montaggio N. Topkova
media voti redazione
Un posto sulla Terra Trama del film
Una casa semidiroccata nel centro di Mosca è la sede del "Tempio dell'Amore", una comunità nella quale trova rifugio l'umanità più sfortunata ed emarginata della metropoli.

Recensione “Un posto sulla Terra”

a cura di Andrea Olivieri  (voto: 7)
La pellicola di Artur Aristakisjan narra di una comune di disadattati, che abitano in una casa semi-diroccata nel centro di Mosca. Il leader della comunità, una sorta di profeta cristiano, ha voluto dare un posto sulla terra ai senza tetto, ai barboni, agli invalidi.
Gli squatter che convivono con i propri figli nel "Tempio dell'Amore", cercano di essere una vera e propria famiglia dove ci si sacrifica per gli altri, si pratica l'amore libero nella convinzione che sia la vera salvezza dell'uomo.
Attratto da coloro che hanno scelto di vivere ai margini, Artur Aristakisjan ha vissuto nella comune di cui racconta in "Un posto sulla terra".
Il film descrive in particolare sei coppie, che nonostante la disperazione e la povertà, lottano per amarsi e rimanere unite. Storie di disperata sopravvivenza urbana.
Disgusto, senso di realtà estrema, e pari esaltazione come quella del capo spirituale degli hippy che cerca di offrire amore anche ai barboni.
Il messaggio è chiaro: sconvolgere per smuovere le coscienze su un tema affrontato per lo più in modo demagogico.
La folle castrazione per amore del leader lascia interdetti all'inizio: in realtà l'uomo ha i suoi limiti, così come le sue idee ben presto recise dolorosamente dal contatto con la realtà.
Per arrivare alla realizzazione di questo film, il regista moldavo ha impiegato ben cinque anni e le proprie risorse personali, mettendo in gioco realmente tutta la propria esistenza.
Per lui è stata è stata innanzitutto un'occasione di studio sociologico, che lo ha spinto a fondare la comunità rimasta in vita per parecchi anni, quanti sono bastati per girare il film. Cinque anni di lavoro con un gruppo in cui gli attori professionisti sono due solamente.
Una cura davvero particolare è stata dedicata alla fotografia ed al trucco, per certi versi espressionista: un bianco e nero più potente di qualsiasi colore nella trascrizione di una realtà sudicia, fastidiosa.
Gli unici esterni sono riprese affannosamente dalla macchina da presa in cerca costante di un punto di fuga; un punto di fuga che sfocia nel delirio di un interno claustrofobico. Il finale è tragico, come tragico è l'eco che porta via con se ogni speranza.
"Un posto sulla terra" affronta questioni sempre più urgenti e necessarie in un mondo devastato dal caos; la necessità di reagire alle pressioni di un'informazione globale sempre più spettacolare.
Un film per difendere un'idea, una riflessione politica sulla Storia sempre a partire dalla condizione dell'essere umano.
Tutto questo è una tappa imprescindibile per un viaggio non didascalico ma fortemente soggettivo nella conoscenza.
Presentato al Festival di Cannes.
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