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Recensione: Il cameraman e l'assassino

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Il cameraman e l'assassino
titolo originale C'est arrivé pres de chez vous
nazione Belgio
anno 1992
regia Remy BelvauxAndré BonzelBenoit Poelvoorde
genere Drammatico
durata 95 min.
cast B. Poelvoorde (Ben)
sceneggiatura B. PoelvoordeV. TavierR. BelvauxA. Bonzel
musiche J. ChenutL. Dufrene
fotografia A. BonzelJ. Moschetti
montaggio R. BelvauxE. Dardill
media voti redazione
Il cameraman e l'assassino Trama del film
Ben si guadagna da vivere commettendo omicidi: senza odio né rimpianti, uccide un mucchio di gente tra pensionati, fattorini, poveracci e simili; mai però, assolutamente mai, si spinge più in alto. Il pazzo assassino ha anche accettato di essere seguito e ripreso da una troupe televisiva, interessata a realizzare un reportage su un personaggio d'eccezione come lui. Vengono filmate così tutte le prodezze di Ben, contrappuntate dalle molte testimonianze dei suoi vicini, nonché dai suoi stessi aforismi che rivelano una visione del mondo brillante e tremenda.

Recensione “Il cameraman e l'assassino”

a cura di Riccardo Rizzo  (voto: 7,5)
Ben si guadagna da vivere uccidendo. Le vittime sono postini, pensionate, donne sole o emarginati, i cosiddetti “pesci piccoli”, quelli che se li uccidi e poi li derubi non è un problema, quelli che non fanno notizia, quelli lontani dalle luci dei riflettori. L’eccezionalità di questo personaggio spinge tre ragazzi a girare un documentario su di lui, seguendolo in ogni sua azione.
E’ una persona incredibilmente intelligente quanto cinica, allegra quanto spietata, attraente quanto violenta. La sua eccentricità malata contagia lentamente anche i ragazzi; le distanze si annullano, l’occhio della telecamera diventa “partecipante”, la realtà si fonde con la finzione, la depravazione viene spogliata di qualsiasi connotato negativo, l’incredibile si traveste da verosimile. Il logorroico Ben vive in un mondo del quale non è partecipe, ma lo analizza, lo giudica, lo critica e le sue conclusioni spesso sono estremamente lucide ed accettabili. Anche lo spettatore viene anestetizzato alla violenza di cui diviene complice, addirittura si ride per situazioni di evidente paradossalità: quando viene ucciso un bambino, quando a tavola personaggi sporchi di sangue offrono regali a Ben che dieci secondi prima uccide uno dei commensali, quando la combriccola si dimentica di seppellire un morto…
Dei tre ragazzi due muoiono, il terzo invece comincia ad uccidere (tra gli altri anche una troupe di due persone ed un assassino, come in una propria realtà riflessa). Si perde il conto, e la consapevolezza, delle persone uccise, violentate, derubate, fino a quando Ben viene colto in flagrante mentre ammazza una famiglia benestante (“uccidi una balena e ti ritroverai addosso Greenpeace <…> uccidi delle sardine e ti aiuteranno a metterle in scatola…”ad memoriam).
Riesce a scappare dal carcere, the show goes on…
Di nuovo aforismi, violenza, situazioni paradossali, quindi Ben e la sua troupe vengono uccisi a loro volta da persone che non possiamo vedere. La telecamera giace al suolo con lo sguardo fisso verso il vuoto come loro, è una di loro…
Film acerbo e brillante, ipnotico nel suo disgustare e far riflettere, e soprattutto catturare (rendendo complice) lo spettatore.
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