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Recensione: Mon colonel

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Mon colonel
titolo originale Mon colonel
nazione Belgio / Francia
anno 2006
regia Laurent Herbiet
genere Drammatico
durata 110 min.
cast O. Gourmet (Colonnello Duplan) • R. Stévenin (Guy Rossi) • C. De France (Tenente Galois) • C. Aznavour (Padre di Rossi) • B. Solo (Commissario Reidacher) • E. Caravaca (René Ascencio)
sceneggiatura C. Costa-GavrasJ. Grumberg
musiche A. Amar
fotografia P. Blossier
montaggio N. Berckmans
uscita prevista

 non ancora disponibile 
media voti redazione
Mon colonel Trama del film
Tratto dal romanzo di Francis Zamponi. Nel 1995, a Parigi, l'ex colonnello Duplan viene ritrovato morto in casa sua, colpito da un colpo di arma da fuoco alla testa. La giovane tenente Galois, incaricata dal Ministero della Difesa di risolvere il caso e trovare l'assassino, riceve in forma anonima un diario accompagnato dalla frase: "Il colonnello è morto a Saint-Arnaud". La lettura riporta Galois al 1957, quando il colonnello Duplan era ancora un giovane ufficiale di stanza in Algeria durante la Guerra d'indipendenza...

Recensione “Mon colonel”

a cura di Francesco Olivo  (voto: 7,5)
Dall’Algeria 1956 a Guantanamo 2006, mezzo secolo trascorso invano: ieri in Francia oggi negli Stati Uniti i diritti umani possono essere considerati una variabile dipendente dalle nazioni democratiche. "Mon colonel" è un bellissimo film realizzato con passione militante, ma onesta, da Laurent Herbiet, con una sceneggiatura d’autore firmata da Costa Gavras e Jean Claude Grumberg. La storia, basata su un romanzo di Francis Zamponi, comincia, nei giorni nostri, con l’omicidio del vecchio colonnello Duplan (Olivier Gourmet). La donna incaricata di fare le indagini riceve per posta dall’assassino i diari del tenente Guy Rossi. Mon Colonel è la sua storia. Rossi, giovane idealista di sinistra, a seguito di una delusione sentimentale, decide di arruolarsi con l’esercito in Algeria durante la guerra di indipendenza del ’56. Diventa da subito l’assistente del colonnello Duplan, personaggio ambiguo, intelligente e spietato, determinato a stabilire il primato dei militari rispetto alla politica. I metodi del colonnello sono durissimi, la repressione degli algerini non prevede cedimenti morali e qui comincia la sfida aperta con Rossi. Il giovane parigino non accetta la situazione ma subisce poco a poco il fascino di Duplan. Il colonnello lo obbliga a compiti che richiedono durissimi patti con la coscienza. Rossi diventa capo dei torturatori, ma non perderà del tutto la propria identità. Le autorità tacciono per ipocrisia e si godono i successi sul campo (peraltro molto relativi) fingendo di ignorare i metodi con i quali vengono ottenuti.
I riferimenti al presente dunque non fanno fatica a emergere e Costa Gavras lo dice senza reticenze “oggi avvengono gli stessi orrori, commessi dagli stessi colonnelli e difensori della democrazia”.
Nonostante la carica passionale, "Mon Colonel" è un film assolutamente asciutto che emoziona con sobrietà, senza indugiare in facili particolari truci. Ancora più della tortura e della repressione sui civili inermi, colpisce lo spettacolo di una coscienza, quella del tenente Rossi, che viene sedotta e neutralizzata.
La Francia vive ancora oggi un complesso verso questo passato oscuro. "La battaglia di Algeri" di Gillo Pontecorvo subì per molti anni ostracismi e censure e ancora oggi, cinquanta anni dopo, quegli eventi continuano a dividere (anche questo film ha avuto una coda polemica in patria).
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