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Recensione: Quattro notti di un sognatore

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Quattro notti di un sognatore
titolo originale Quatre nuits d'un reveur
nazione Francia
anno 1971
regia Robert Bresson
genere Drammatico
durata 87 min.
cast I. Weingartner (Marthe) • G. Des Forets (Jacques) • M. Monnoyer (L'amante)
sceneggiatura R. Bresson
fotografia P. LhommeG. Cloquet
montaggio R. Lamy
media voti redazione
Quattro notti di un sognatore Trama del film
Jacques, una notte, salva Martha dal suicidio dal Pont Neuf di Parigi e, nelle tre successive, la ragazza gli racconta del suo amore per un uomo che aveva affittato una stanza in casa sua e che era partito con la promessa, non mantenuta, di tornare. Ma ecco l'uomo, e Jacques resta solo.

Recensione “Quattro notti di un sognatore”

a cura di Vaniel Maestosi  (voto: 8)
"I suoi personaggi, creature inermi e smarrite nell’immensa solitudine della notte e della vita, sembrano le siluette spettrali di una lanterna magica".

(A. M. Ripellino, Introduzione a Le notti bianche di F. Dostoevskij)


Due anni dopo Une femme douce (1968) – tratto dal racconto La mite di Dostoevskij - Bresson ritorna al gigante della letteratura russa con Quattro notti di un sognatore (1971) tratto da Le notti bianche, quel gioiello miracoloso cui aveva dato veste filmica, nel 1957, Luchino Visconti con l’omonimo film. Il confronto tra il film di Visconti e quello di Bresson è illuminante: nel viscontiano Le notti bianche la fabula del romanzo è messa in scena filmicamente, tradotta in immagini filmiche, in coerenza con le modalità di adattamento filmico tradizionale di un’opera narrativa. Nel film di Bresson, invece, la materia narrativa del racconto dostoevskiano è ridotta a mero pretesto, un pre-testo che viene lavorato, sviscerato quasi a voler far emergere l’inconscio, la realtà nascosta che agisce dietro i personaggi di Dostoevskij. Una sorta di psicoanalisi filmica del racconto. Del quale racconto, infatti, non rimane che lo scheletro narrativo (con sottili e significative varianti): Jacques (nel racconto il protagonista-narratore) salva Martha (nel racconto Nàstjenka) da un possibile suicidio. S’incontrano di nuovo su quel ponte che sovrasta una Senna attraversata da strani battelli ricolmi di gente in festa. I due giovani si raccontano le proprie storie. Bresson sviluppa tale confessione incrociata con un procedimento memore del Godard di Vivre sa vie: inserisce i due flashback narranti i “passati” dei protagonisti presentandoli con delle didascalie scritte (Storia di Jacques e Storia di Martha). In tal modo, brechtianamente, spoglia il flashback del romanticismo d’accatto che spesso tale espediente narrativo porta con sé nella tradizione cinematografica (pensiamo al flashback hollywoodiano). Per di più attraverso tale congelamento indagatorio Bresson piega la storia dostoveskiana ad uno dei cardini della sua poetica e del suo pensiero: l’inattingibilità del reale e il conseguente solipsismo radicale – fondante, diremo - degli esseri umani. Jacques, in tal senso, è ancora una volta un tipico personaggio bressoniano: irriducibile a qualsivoglia compromesso con il principio di realtà – di una realtà invivibilmente scialba e idiota -, sperso nella rêverie, nel vivere sognando ad occhi aperti, costituendosi realtà immaginarie sostitutive e antagoniste rispetto all’evanescenza di un reale che più che un sogno assume le fattezze di un incubo raggelato in noia. Nel suo flashback vediamo Jacques spiare delle donne, guardare il mondo vegetare nel suo affrettato sculettìo, per poi chiudersi nella sua stanzetta e vivificare quello che ha visto dipingendo quadri con colori puri, accesi, o registrando gli eventi che lo hanno colpito nel suo registratore portatile. Nel regno mentale di Jacques, il mondo reale non è che una copia volgare e putrescente del mondo dell’immaginazione. A differenza di Jacques, Martha, seppur immersa nell’insulsaggine di una vita rosa dal tedio, conosce la materica realtà degli atti e della presenza: il suo tentativo di suicidio è motivato dalla realtà di una cocente delusione amorosa. La madre, infatti, aveva affittato una stanza della loro casa ad un aitante studente universitario. Martha si era innamorata di lui; lo spiava studiare dentro la sua stanzetta, irrevocabile voyeur del proprio appetito represso. Venuta a sapere che lo studente era in partenza per l’America, si concede a lui. Anche lui le aveva dichiarato il suo amore, e le aveva promesso un ritorno e un contatto via lettera. Ma in realtà il giovane aveva eluso entrambe le promesse. Gli incontri tra Martha e Jacques continuano; quest’ultimo s’innamora dell’eterea, angelica ragazza. Una sera lei decide di cedere all’amore puro di Jacques, e gli promette dedizione e casta dolcezza. Ma poche ore dopo i due, stretti nell’equivoco di un abbraccio, incontrano lo studente universitario che aveva approfittato delle grazie di Martha. Martha saluta Jacques e se ne va – appassionata e sensuale – con il suo studente. Jacques ritorna nella sua stanza. Registratore...dipinti.
Parafrasando la Harendt: non c’e limite alla banalità del reale.
Commenti del pubblico
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Ultimi commenti e voti
Utente di Base (6 Commenti, 66% gradimento) Zeppa Mercoledì 9 Ottobre 2013 ore 18:57
voto al film:   7,5

Utente di Base (40 Commenti, 27% gradimento) andrea_cavax Martedì 31 Gennaio 2012 ore 19:00
voto al film:   8,5

Che meraviglia questo film!
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