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Recensione: Black Book

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Black Book
titolo originale Black Book
nazione Olanda / Germania / Gran Bretagna / Belgio
anno 2006
regia Paul Verhoeven
genere Drammatico
durata 135 min.
cast C. van Houten (Rachel Steinn) • S. Koch (Ludwig Müntze) • T. Hoffman (Hans Akkermans) • H. Reijn (Ronnie) • W. Kobus (Günther Franken) • C. Berkel (Generale Kautner) • M. Huisman (Rob)
sceneggiatura P. VerhoevenG. Soeteman
musiche A. Dudley
fotografia K. Lindenlaub
montaggio J. ter BurgJ. Herbert
uscita nelle sale 2 Febbraio 2007
media voti redazione
Black Book Trama del film
In Olanda nell'estate 1944, Rachel, una giovane cantante ebrea, decide di tentare insieme ai suoi familiari e ad altri la fuga via mare per raggiungere i territori già liberati dagli alleati. Il gruppo però viene intercettato dai soldati nazisti e i componenti vengono sterminati uno ad uno. Unica ad essere scampata, Rachel decide di raggiungere i partigiani olandesi e di unirsi a loro. Il suo più grande desiderio è quello di vendicarsi della morte dei suoi familiari e di tornare libera. Rachel riesce ad infiltrarsi tra i tedeschi e a diventare amica dell'ufficiale nazista Müntze che, non sospettando di lei, le trova un lavoro. Alla fine della guerra, però, Rachel non sarà libera. Gli uomini che lei ha aiutato la accusano di collaborazionismo e tradimento per aver fornito alcune informazioni sbagliate. Ora Rachel deve scoprire chi la vuole morta...

Recensione “Black Book”

a cura di Riccardo Rizzo  (voto: 5,5)
Black book segna il ritorno di Verhoeven in Europa, dopo la (dorata) esperienza hollywoodiana.
Un film che certamente farà discutere, perché difficile da interpretare e per di più incentrato su un tema delicato da trattare e doloroso da ricordare. Il ritratto della resistenza olandese è un quadro cupo e con mille sfumature, una scala di grigi che rende ambigua ogni considerazione etica circa i personaggi che fanno parte di storie altrettanto ambigue. Il pregio del regista olandese è senza dubbio il coraggio di essere anticonformista di fronte alla tragedia del nazismo, e non cadere nella trappola della facile retorica su chi sono i Buoni e chi i Cattivi, sebbene il più grande difetto del film sia proprio questa altrettanto facile retorica del: non esistono persone completamente buone, così come non esistono persone veramente cattive.
Una morale superficiale, che diventa provocazione nel momento in cui si mettono sullo stesso piano chi ha un berretto con un’aquila e un teschio sotto e chi no, perché tanto tutti indistintamente partecipano all’orrore della guerra, che sempre genera violenza e meschinità. E’ condivisibile l’idea di condannare ogni atto di immoralità e dissolutezza che hanno seguito il crollo del regime nazista (è sempre stato così, ogni regime ha lasciato dopo la sua fine strascichi di odio e cieca vendetta, che lui stesso ha generato come contrappasso), ma vedere i soldi come unica chiave di lettura per individuare vittime e colpevoli sembra francamente fuori luogo.
L’ambiguità della natura umana che Verhoeven vuole descriverci è un dato di fatto, e non si può non essere d’accordo con lui, ma non è condivisibile (e soprattutto verosimile) vedere che una ragazza si innamori perdutamente di un alto ufficiale delle SS, che hanno sterminato poco prima e senza pietà tutta la sua famiglia o la figura ridicola di un partigiano incapace di far del male a nessuno ma che spara venti colpi di pistola ad un traditore solo quando questi bestemmia.
Anche dal punto di vista formale il film è molto discutibile, estremista.
Il miglior pregio è quello di saper tenere sempre viva l’attenzione dello spettatore per più di due ore, grazie soprattutto ad un uso crudo di sesso e violenza (tipico più di un thriller che di un film drammatico) e a un umorismo tagliente; il peggior difetto i tanti momenti di banalità minano la credibilità del film, come l’umiliazione di Rachel da parte dei partigiani che la ricoprono di escrementi sotto gli sguardi divertiti di soldati ubriachi e donne perfide.
Rachel finirà per abbandonare l’Olanda e scappar in Israele, dove la ritroviamo nell’ottobre del ’56 prima dello scoppio di un’altra guerra, segno di un orrore senza fine che è costretta a vivere e che cancella il possibile lieto fine di un film complesso, coinvolgente e confuso.
Commenti del pubblico
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Ultimi commenti e voti
Medaglia d'Oro (477 Commenti, 69% gradimento) diego93 Medaglia d'Oro Venerdì 14 Marzo 2014 ore 20:06
1 1
voto al film:   5

Dopo gli iniziali successi nella fantascienza e i successivi flop nel thriller Verhoeven torna in Europa per realizzare il piu' costoso film olandese, una spy-story ambientata durante gli ultimi giorni del regime nazista. Il film poggia su una serie di cliche' prevedibili (dalla protagonista che si innamora del nemico al nazista "buono") e gli aspetti positivi sono pochi oltre all'ambientazione e alle molte scene di tensione, arricchite da fin troppi colpi di scena (ogni volta che la storia inceppa si ricorre al collega doppiogiochista e quando l'eroina e' in difficolta' trova rimedio mostrando il suo bel balcone). A Verhoeven non interessa girare un film storico ne' l'ennesimo giallo erotico, ma un semplice e divertente action dove le spie sono dappertutto e non si sa bene di chi fidarsi. Un spettacolo riuscito a meta': con maggior sforzo e meno trovate scontate poteva mirare piu' in alto.
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Medaglia d'Oro (274 Commenti, 64% gradimento) anzianzi Medaglia d'Oro Sabato 6 Aprile 2013 ore 10:37
1
voto al film:   7,5

ben recitato e ben fatto e curato da ogni punto di vista, dinamico e ricco di storie e sfaccettature, raramente privo di retorica e realisticamente aperto al dibattito, e con appena un paio di scene un po' fuori registro. è soprattutto splendida, molto naturale e insieme piena di verve, la recitazione della van Houten, di cui ci si innamora dal primo istante e da cui ci si lascia condurre assai volentieri per le due ore e oltre del film, che davvero volano via e si vorrebbe che continuassero. l'ho visto due giorni fa in tv e oggi lo ridanno, e per una frazione di secondo ho persino preso in considerazione l'ipotesi di rivedermelo.
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