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Recensione: Corvo rosso non avrai il mio scalpo

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Corvo rosso non avrai il mio scalpo
titolo originale Jeremiah Johnson
nazione U.S.A.
anno 1972
regia Sydney Pollack
genere Western
durata 110 min.
cast R. Redford (Jeremiah Johnson) • W. Geer (Bear Clew) • D. Bolton (Swan) • J. Albee (Caleb) • S. Gierasch (Del Gue) • P. Benedict (Reverendo Lindquist) • M. Clark (Qualen)
sceneggiatura J. MiliusE. Anhalt
musiche J. RubinsteinT. McIntire
fotografia D. Callaghan
montaggio T. Stanford
media voti redazione
Corvo rosso non avrai il mio scalpo Trama del film
Nel 1840, Jeremiah Johnson, stanco della vita sociale, si ritira sulle Montagne Rocciose. La sua nuova esistenza di cacciatore lo porta a farsi una famiglia, adottando un orfano e sposando la figlia di un capo indiano. Quando i Corvi, per vendetta, gli uccidono l'una e l'altro, inizia una sua guerra personale contro questa tribù, per la quale la sua figura assume una statura leggendaria.

Recensione “Corvo rosso non avrai il mio scalpo”

a cura di Andrea Olivieri  (voto: 8)
L'adozione della poetica del testimone e del 'ciascuno ha le sue ragioni' (l'atteggiamento mai giudicante), che sembra racchiudere dentro sé tutte le tracce di una ricerca, di una passione, quasi devozione verso un testo, una storia: 'innamorandosi' di un personaggio immenso (avventura esistenziale) sospeso tra cielo e terra, quella del cineasta americano è una forma di attaccamento, un sussurro di vita, una semplice questione di cuore, il ritratto. L’incursione vitale come poche altre all’interno di una dimensione assolutamente cinematografica, capace di passare da una fisicità notevole, ad una sorta di assenza quasi astratta di corpo, come a suggerire itinerari di un 'altrove' (capacità di mestierante) votato al cinema d'autore.
La sua costante ricerca di innovazione, d'originalità e di una nuova visione delle cose, il suo gusto di contraddire i luoghi comuni e disgregare le regole tradizionali, il lirismo e la tenerezza usati come esorcismo della violenza, avidità e intolleranza: e soprattutto il suo stile aspro, grafico, imprevisto nella scelta delle inquadrature, nel movimento dei piani e nei contrasti delle luci, corrispondono a quello che probabilmente è il tema più sentito e ricorrente nel suo lavoro; un forte senso del tempo che scorre.
"Corvo rosso" è un cinema/simbolo di un ritorno alla natura fatto di sangue e fatica, di amore e dolore, capace di custodire il passato, mettersi in relazione con la memoria, a partire dai propri corpi, soprattutto dagli occhi, e poi da fotografie e frammenti ideologici di straordinaria coerenza estetica e strutturale. Un cinema di altri tempi, dove riecheggiano le influenze di quei maestri che ne hanno segnato il cammino e dove la realtà delle immagini si rivela poco a poco e solo in una minima parte, mentre il resto rimane intatto come un universo ancora da scoprire.
Commenti del pubblico
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Ultimi commenti e voti
Utente di Base (29 Commenti, 60% gradimento) Ombra Mercoledì 4 Dicembre 2013 ore 22:39
2
voto al film:   8

Il titolo più malamente tradotto in Italiano...o almeno uno dei più.
Ti è piaciuto il commento?  
Medaglia d'Oro (271 Commenti, 63% gradimento) anzianzi Medaglia d'Oro Martedì 28 Agosto 2012 ore 17:39
voto al film:   8

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