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Recensione: L'inverno

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L'inverno
titolo originale L'inverno
nazione Italia
anno 2002
regia Nina di Majo
genere Drammatico
durata 97 min.
cast V. Golino (Anna) • V. Bruni Tedeschi (Marta) • F. Gifuni (Leo) • Y. Voyagis (Gustavo)
sceneggiatura N. di Majo
musiche L. SorrentiniD. Mastropaoli
fotografia C. Accetta
montaggio G. Franchini
media voti redazione
L'inverno Trama del film
Due coppie, Leo e Marta, Gustavo e Anna, si incontrano ai margini di una metropoli post industriale del nord.

Recensione “L'inverno”

a cura di Andrea Olivieri  (voto: 6)
"Ogni tentativo di seduzione diventa assurdità."

L’incomunicare, l’incapacità di intessere relazioni, riconoscersi e trovarsi. La storia d’amore che coinvolge due coppie è il pretesto per mostrare quegli individui che hanno smarrito il senso d’orientamento, sospesi nel vuoto, in lotta tra loro.
Leo è lo scrittore indifferente di fronte al proprio e altrui dolore. Marta è sua moglie, così impegnata nel tentativo di confrontarsi a Leo da sottovalutare il suo grave groviglio interiore. Dall’altra parte la frangibile Anna e suo marito Gustavo, cinico cinquantenne.
Nina di Majo rifiuta la logica della comunicazione a favore di un’idea di cinema sperimentale; si fa varco con difficoltà e con la sola forza delle proprie idee, trasformando la sua insicurezza ansiosa in un’osservazione attenta non solo del "funerale della coppia" ma di quello dell’individuo stesso, quello che vediamo ogni giorno in ufficio dall’altra parte della scrivania e prima ancora nello specchio di casa.
Il suo mondo è avvolto in un perenne inverno; l’inverno dei sentimenti non troppo distante dall’inferno dell’umanità. Quella borghese, apatica e arricchita, che vive nelle stanze vuote di questa tragedia raffreddata e pulsionale.
Pur cedendo alle tentazioni (quei tagli che fanno tanto Godard) e risultando a volte un film impoverito e stanco, la di Majo tiene il suo sguardo concentrato su ciò che le interessa: fornire una descrizione minuziosa di sentimenti e condizioni psicologiche complesse.
Uno sguardo oggettivo, quindi, che relega i momenti "insoluti" della vita interiore dei personaggi nelle poche soggettive presenti nel film, generalmente concentrate su vie d'uscita o su porzioni confuse di realtà.
Presentato al festival di Berlino (2002).
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