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Recensione: L'estate di mio fratello

L'estate di mio fratello
titolo originale L'estate di mio fratello
nazione Italia
anno 2006
regia Pietro Reggiani
genere Drammatico
durata 82 min.
distribuzione Self Cinema
cast D. Veronese (Sergio) • T. Ferro (il fratellino immaginario) • P. Bontempo (il padre) • M. Paiato (la madre)
sceneggiatura P. Reggiani
fotografia L. CoassinW. Germondari
montaggio V. GirodoA. Corradi
uscita nelle sale 4 Maggio 2007
media voti
L'estate di mio fratello Trama del film “L'estate di mio fratello
Verona, 1970. Sergio ha nove anni ed è figlio unico. Timido e solitario, passa il tempo immerso nelle sue fantasie, e ha deciso di ignorare il fatto che il matrimonio dei suoi genitori si sta lentamente deteriorando. Durante una burrascosa estate trascorsa in campagna, mentre Sergio tenta di divertirsi riempiendo di fantasie le solitarie colline veronesi, i suoi genitori affrontano una gravidanza imprevista - e, dopo dolorose esitazioni, decidono di tenere il bambino. Quando Sergio viene a sapere della possibilità di un fratellino, comincia a immaginare come potrebbe cambiare la sua vita con il nuovo venuto. Il suo fratellino immaginario diventa con il passare dei giorni sempre più ingombrante, e alla fine Sergio decide di condannarlo a morte. Ma subito dopo sua madre ha un aborto, e Sergio si trova a combattere con uno spaventoso senso di colpa. Cosa gli rimarrà di quell'estate con suo fratello?

Recensione “L'estate di mio fratello”

a cura di Andrea Olivieri  (voto: 6)
Un'immagine inquadrata, incorniciata pensando all’arte di un cinema sensibile e accattivante; spesso la si associa mentalmente a un quadro raffigurante una finestra, o meglio, la cornice di una finestra aperta, spalancata su di un panorama che rappresenta proiezioni intime sempre differenti. La vena artistica che con il suo movimento inglobante ci coinvolge, rivela la sua passione per il paesaggio filmico, strumento di impulsi/sentimenti, che a volte commenta le immagini, altre volte si sovrappone ad esse, altre volte ancora le accompagna, producendo una voce viva di una cura esteriore e interiore che comporta l’acquisizione dello sguardo 'paradossale' (immaginario collettivo). "L'estate di mio fratello" è un progredire costante, lineare, a tratti talmente puro da apparire riduzione 'iconica' di un universo rovistato fra le smorfie di un registro surreale e favolistico, e la consapevolezza di un 'esserci' e di guardare davvero.
La scena si svuota e al contempo si riempie di innumerevoli piccoli dettagli simbolici, si carica di intenso valore allusivo. Dietro la facciata del cinema corretto dall’apparenza, il debutto di Pietro Reggiani sorprende per la sua carica di immedesimazione e la contraria forza di 'espulsione' che ci fa ritornare sui passi già percorsi, pulsanti di un eterno e divertente girotondo 'rassicurante' di passioni possibili, che si dipana con la morbida leggerezza di una melodia comune e orecchiabile nel trascorrere semplice degli eventi. Perché la realtà è colta nel momento della sua trasposizione in racconto, sottolineata dal gioco raffinato e gentile della luce e dell’ombra che si separano e si ricongiungono sotto gli occhi dei protagonisti.
L’apertura verso l’esterno, la predisposizione al mondo, l’ispirazione che diverte, disperde e ritrova, ripara e riparte: quando sceglie questa via, l’autore la percorre affidandosi alla memoria del cinema; vale a dire sulle imprevedibili dinamiche che governano le funzioni primarie dell’esistente, proprio quelle pronte a essere ribaltate a ogni minimo slittamento di senso.
Vincitore del Bergamo Film Meeting (2005).
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