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Storia del Cinema - Cuba

Le avventure di Juan Quin Quin - Julio García Espinosa,1967[Manifesto] Tomás Gutiérrez Alea La prima carica al machete, Manuel Octavio Gómez,1969
1966 - 1971
Nel 1956, un gruppo di esiliati sbarcò sulle coste cubane per rovesciare il governo del presidente Fulgencio Batista. Dopo meno di tre anni, Batista lasciò il Paese. Il primo gennaio del 1959 l'esercito di guerriglieri comandato da Fidel Castro entrò all'Havana. L'America Latina aveva così assistito alla sua prima rivoluzione dopo la seconda guerra mondiale.
In poco tempo Castro nazionalizzò l'economia. Cuba si dette un ordinamento socialista, allineandosi all'URSS, politica che si consolidò in seguito all'embargo degli Stati Uniti. Dopo il fallimento, nel 1961, dell'invasione della Baia dei Porci appoggiata da John F. Kennedy, e dopo la crisi provocata dai missili sovietici nel 1962, Cuba divenne uno Stato satellite dell'Unione Sovietica. Per buona parte del Terzo Mondo Cuba divenne il simbolo della rivoluzione antimperialista.
Il cinema contribuì a creare un nuovo stile di vita cubano. In campo artistico, la prima mossa fu la creazione, nel 1959, dell'Instituto Cubano del Arte y Industria Cinematograficos (ICAIC).
Guidata da Alfredo Guevara, l'ICAIC divenne il fulcro della nuova cultura cinematografica cubana. Nel 1960 fondò una cineteca e un giornale di cinema, "Cine Cubano". Nel 1965 gestiva completamente la produzione, la distribuzione e la gestione delle sale dell'intero Paese, preparava tutto il personale e controllava le importazioni e le esportazioni. Sostituendo le vecchie pubblicità con manifesti più dinamici e coinvolgenti ideati e realizzati da artisti dell'istituto, l'ICAIC influenzò il disegno grafico di tutto il mondo. Con un'iniziativa che ricordava le unità di proiezione mobili sovietiche e cinesi, l'ICAIC creò i cine moviles, camion che si recavano nelle aree più remote per proiettare film.
L'ICAIC produsse anche moltissime pellicole. Con i governi precedenti il cinema era stato un'attività a basso costo e su piccola scala, che consisteva quasi interamente di tipici film di genere o pornografici. L'ICAIC dovette creare una base produttiva. Grazie all'aiuto del governo, ai registi e alle troupe che avevano prodotto film prima della rivoluzione, nonché al massiccio sostegno da parte di artisti stranieri, nel 1960 nacque un'industria cinematografica su grande scala.
Poiché Cuba aveva pochi registi prerivoluzionari degni di fiducia, l'ICAIC dovette affidarsi a nuovi talenti: Julio García Espinosa e Tomás Gutiérrez Alea, ex membri di cineclub, prima della rivoluzione avevano realizzato solo cortometraggi sperimentali; Humberto Solas diresse il suo primo film importante, "Lucía" (1968), a ventisei anni. I giovani registi dell'ICAIC divennero l'equivalente cubano delle nouvelles vagues europee o del Cinema Nôvo brasiliano.
All'inizio degli anni ‘60, l'ICAIC si concentrò sui brevi cortometraggi documentaristici, che non solo erano una buona scuola per i nuovi registi, ma rispondevano anche al bisogno di promuovere le politiche di governo. L'esponente principale del nuovo documentario cubano era Santiago Alvarez, che fondeva immagini di repertorio, titoli, animazione e una molteplicità di suoni per creare film partigiani debitori del montaggio sovietico.
Nonostante l'allineamento di Cuba a Mosca, gli artisti non abbracciarono il realismo socialista. I membri dell’ICAIC dibattevano sulla natura dell'arte rivoluzionaria e i registi erano aperti a diverse influenze. I film di questi primi anni spesso portavano il marchio del neorealismo. García Espinosa e Gutiérrez Alea avevano studiato al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma e "Storie della rivoluzione" (Historias de la revolucion, 1960) di Gutiérrez Alea attingeva la sua struttura episodica da "Paisà" di Rossellini. Lo sceneggiatore Cesare Zavattini contribuì alla sceneggiatura di "Il giovane ribelle" (El joven rebelde, 1961) di Garcia Espinosa.
Le principali opere del cinema rivoluzionario cubano nacquero nel periodo cruciale compreso fra il 1966 e il 1971. In questi anni la necessità di porre le basi dell'economia cubana spinse Castro a promuovere la pianificazione, chiedendo al popolo un enorme sacrificio morale e fisico. Durante questa campagna, i cubani celebrarono il 1968 come il culmine di quei "cent'anni di lotte" iniziate con i primi sforzi per liberarsi dalla colonizzazione spagnola.
I registi cominciarono a seguire il modello neorealista e ad adottare le tecniche del cinema moderno. I cineasti cubani conoscevano le opere di Antonioni, Bergman, Resnais e la Nouvelle Vague; citavano altri film con un tono ora affettivo, ora critico; attingevano anche al cinema d'arte; flashback e flashforward improvvisi, sequenze fantastiche, uso della macchina amano, montaggio ellittico, collage di riprese di opere teatrali, documentario e animazione.
Ma essi non si limitarono alla semplice imitazione. Come per gli esponenti del Cinema Nôvo, le circostanze e l'impegno li portarono a esplorare un cinema politicizzato, e, nello stesso tempo, a modificare coerentemente le tecniche moderne per renderle accessibili a un vasto pubblico. L'ICAIC accolse la sperimentazione che demistificava il processo cinematografico. Alfredo Guevara spinse i registi a "rivelare tutti i trucchi, tutte le risorse del linguaggio, a smantellare tutti i meccanismi di ipnosi cinematografica". Dato che i cineasti cubani tendevano a usare generi conosciuti, con le loro opere resero la forma del film meno ambigua e oscura rispetto alla maggior parte dei registi brasiliani e europei.
"La morte di un burocrate" (La muerte de un burócrate, di Gutiérrez Alea, 1966), per esempio, attualizza un ricorrente genere socialista, la satira della burocrazia. Animazione, cinegiornali e anche foto interrompono l'azione con spezzoni di commedia grottesca. Il film corre attraverso affezionati omaggi a Fellini e Buñuel. Anche l'arte dell'ICAIC viene parodiata quando si vede un pittore usare un polpo vivo come modello per un manifesto sull'imperialismo americano.
Altrettanto comico nel tono è "Le avventure di Juan Quin Quin" (Las aventuras de Juan Quin Quin, di García Espinosa, 1967), una parodia dei western hollywoodiani che ha come protagonista un giovane rivoluzionario. Altri film, soprattutto "Memorie del sottosviluppo" e "Lucía", offrono esempi più seri dell'assimilazione critica di altri modelli. Un altro importante tentativo per creare un cinema politico accessibile fu "La prima carica al machete" (La primera carga al machete, di Manuel Octavio Gómez, 1969), uno dei molti film storici che, nella celebrazione dei cent'anni di lotta, ricostruisce una rivolta del 1869, quando il machete divenne l'arma dei tagliatori di canna da zucchero oppressi. Gómez fece in modo che il film sembrasse un cinegiornale del 1969, completo di interviste a personaggi che si rivolgono alla macchina da presa, suono in presa diretta, riprese a mano e immagini di repertorio.
Lo stile documentaristico e il commento fuori campo aiutavano il pubblico a comprendere le tecniche visive più audaci. La macchina a mano riusciva a descrivere la ferocia di una battaglia, enfatizzava i conflitti personali e comunicava le percezioni confuse di un personaggio. I registi cubani più innovativi riconoscevano il bisogno di quello che García Espinosa definì, nel 1969, cinema "imperfetto": popolare, incentrato sui problemi d'attualità e volto a far partecipare gli
spettatori alla creazione dell'opera.
Conquistando il grande pubblico, i registi cubani si ispirarono al cinema sovietico degli anni ‘20, adattando le tecniche moderniste alla necessità di un cinema di propaganda. Quanto essi debbano alla tradizione sovietica è esplicito ne "I giorni dell'acqua" (Los días del agua, di Gómez, 1971): contadini insorti sparano nelle campagne e colpiscono gli abitanti delle città; nella scena culminante, che cita il massacro della scalinata di Odessa de "La corazzata Potëmkin", figure borghesi stilizzate vengono assassinate su una scala.
Fra il 1972 e il 1975, tuttavia, i registi cubani abbandonarono la sperimentazione. I problemi economici del Paese portarono ad una diminuzione nella produzione cinematografica. Aspri dibattiti nazionali sulla lealtà degli scrittori spinsero gli artisti a rimanere cauti. I registi cominciarono a prendere spunto dai generi hollywoodiani quali il thriller poliziesco e il western.
Verso la metà degli anni ‘70, il cinema cubano era rispettato in tutto il mondo. Mentre i film del Cinema Nôvo ebbero successo principalmente presso un pubblico d'elite, i cubani dimostrarono che il cinema del Terzo Mondo poteva mettere insieme le convenzioni del cinema moderno con quelle forme narrative alle quali gli spettatori di massa erano stati abituati.
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