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Storia del Cinema - Cile e Bolivia

Valparaiso, amore mio - Aldo Francia,1969 Patricio Guzmán Sangue di Condor - Jorge Sanjinés,1969
1962 - 1976
Il cinema politico in Cile seguì un andamento simile a quello brasiliano e argentino. Negli anni ‘60, in un clima politico ostile, emerse un cinema politico di grande energia, che si allineò con il governo liberale prima di essere eliminato, nel decennio successivo, da un colpo di stato e da un regime militare repressivo.
La cultura cinematografica cilena si sviluppò durante gli anni ‘60, quando l'università del Cile fondò una cineteca nazionale e un dipartimento di cinema sperimentale. Nel 1962 venne fondato un festival cinematografico a Viña del Mar e, nel 1967 , la manifestazione ospitò il primo meeting continentale dei registi latino-americani. Gli artisti che si servivano di altri mezzi di comunicazione, capeggiati dal poeta comunista Pablo Neruda, cominciarono ad agitarsi in nome di un cambiamento sociale.
La produzione cinematografica cilena fu minima fino al 1967, quando il governo moderato di Eduardo Frei cominciò a offrire sostegno all'industria. In breve tempo emersero i primi giovani registi. "Tre tristi tigri" (Tres tristes tigres, di Raul Ruiz, 1968) presenta una visione casuale e bizzarra di alcuni intellettuali della classe media che vagano per i bar, indifferenti alla politica. "Valparaiso amore mio" (Valparaíso, mi amor, di Aldo Francia, 1969) racconta la storia di una ragazzina costretta a prostituirsi a causa della sua povertà. In "Salnitro sanguinante" (Caliche sangriento, 1969) Helvio Soto mostra come una guerra andina del 1879 diede alla Gran Bretagna la possibilità di accedere ai depositi di salnitro. "El Chacal de Nahueltoro" (Id., di Miguel Littin, 1969) esamina la vita di un assassino, individuando le cause del suo crimine nel suo ambiente sociale.
La situazione politica cilena era simile a quella sperimentata da Cine Liberación in Argentina, ma questi film, per l'accostamento di finzione popolare e di tecniche del cinema d'arte, sono più vicini alle opere cubane. "Caliche sangriento" prende spunto dai western hollywoodiani, mentre i flashback di "El Chacal de Nahueltoro" ricordano il cinema d'arte europeo. "Valparaíso, mi amor" si basa su un realismo semplice e diretto, mentre "Tres tristes tigres" usa immagini surrealiste per indebolire le convenzioni del melodramma kitsch.
La maggior parte di questi registi si allineò con il marxista Salvador Allende e con il suo partito di Unità Popolare, che nel 1970 vinse per uno stretto margine le elezioni. Allende si adoperò per socializzare l'economia, nazionalizzando l'industria del rame e altre industrie chiave. Gli Stati Uniti cercarono subito di minare le basi del suo governo creando un "blocco invisibile" contro il Cile.
Dopo la vittoria di Allende, Miguel Littin, uno dei giovani registi più impegnati politicamente, scrisse un manifesto che richiamava il cinema imperfetto di García Espinosa e l'idea di "terzo cinema" di Solanas e Getino: "Il pubblico genera l'azione ed è alla fine il vero creatore; il regista è il suo strumento di comunicazione". Littin divenne il capo di Chile Film (dove rimase meno di un anno), un ente statale che produceva parecchi documentari. Allo stesso modo di Cine Liberación, egli sperava di creare un sistema per cui alle proiezioni sarebbero seguite discussioni.
Sotto il governo di Allende i registi del nuovo cinema realizzarono film più radicali. "Voto + fucile" (Voto + Fusil, di Helvio Soto, 1970), presenta tre generazioni della sinistra cilena che si riuniscono a cena per ripensare le loro posizioni. "Non basta più pregare" (Ye no basta con rezar, di Aldo Francia, 1971) invita i cattolici latino-americani ad impegnarsi nell'attivismo politico. Ruiz fece parecchi film, molti dei quali caratterizzati da un atteggiamento beffardo nei confronti della politica ufficiale; il suo "La colonia penale" (La colonia penal, 1971) dà l'idea dell'onnipresenza di uno stato di polizia.
Nonostante gli ostacoli economici, i tentativi della CIA di rovesciare il governo e la crescente violenza fra la destra e la sinistra, Allende fu rieletto nel marzo del 1973. Ma dopo poco tempo, nel più violento colpo di Stato di tutto il XX secolo, in America Latina i militari si impadronirono del potere. Migliaia di cileni perirono e Allende morì durante il bombardamento del palazzo presidenziale.
Il generale Augusto Pinochet Ugarte assunse il potere e proclamò lo stato di assedio; annullò la costituzione, sciolse il congresso e dichiarò illegali i partiti politici. I militari distrussero le scuole cinematografiche e i centri di produzione, bruciando i film e fracassando gli impianti. I lavoratori di Chile Film vennero licenziati o arrestati.
La maggior parte dei giovani registi cileni scappò. Soto andò in Spagna, Patricio Guzmán terminò a Cuba "La battaglia del Cile" (La batalla del Chile, 1973-1979), un resoconto documentaristico degli anni del governo di Allende. Littin (come Ruiz) finì a Parigi "La tierra prometida" (Id., 1973), il racconto simbolico di un precedente colpo di stato. Lasciata la Francia, continuò a lavorare a Cuba e in Messico, realizzando film epico-storici che celebravano la resistenza dei popoli latino-americani. I registi cileni produssero complessivamente decine di film all'estero durante i sedici anni del regime di Pinochet.
In tutto il Sudamerica, il fermento rivoluzionario degli anni ‘60 diminuì nel decennio successivo. Se nel 1960 la maggior parte dei governi erano stati moderatamente democratici, nel 1973 quasi tutti gli Stati sudamericani erano governati da un dittatore, senza che alcuno di questi Paesi seguisse l'esempio rivoluzionario di Cuba.
Glauber Rocha girò "Il leone a sette teste" (Der Leone Have Sept Cabeças, 1970) nella Repubblica Popolare del Congo; egli descrisse il film come un "comunicato sul cinema degli anni ‘60", un dialogo con Ejzenštejn, Brecht e Godard. Guerra tornò al nativo Mozambico dove sostenne il governo marxista, fondando un istituto cinematografico e realizzando documentari.
Altri esiliati produssero opere più politicizzate, incitando alla guerriglia, come proposto da Solanas e Getino. L'esempio più famoso fu quello del boliviano Jorge Sanjinés che, all'inizio degli anni ‘60, creò una scuola di cinema e un cineclub mentre girava cortometraggi di rivolta. Con i suoi amici Sanjinés realizzò molti film, il più importante dei quali è "Sangue di condor" (Yawar Mallku, 1969), in cui attaccava gli American Peace Corps e la loro politica sul controllo delle nascite nelle comunità indios. Alla prima del film si scatenò una manifestazione di piazza, e "Sangue di condor" svolse un importante ruolo nel bandire i Peace Corps dalla Bolivia.
Nel 1971 un colpo di stato fascista costrinse Sanjinés all'esilio, durante il quale egli completò "Il coraggio del popolo", noto anche come "La notte di San Giovanni" (El coraje del pueblo o La noche de San Juan, 1971). Il film racconta il massacro dei minatori in sciopero avvenuto nel 1967 per mano del governo boliviano, combinando immagini documentarie, testimonianze dei sopravvissuti e sequenze girate in studio. A Sanjinés venne impedito di tornare in Bolivia, per cui, insieme al suo gruppo Ukamau, girò "Il nemico principale" (El enemigo principal, 1971) in Perù. Il film descrive i problemi della guerriglia durante la mobilitazione dei contadini locali promossa da Che Guevara. "Fuori di qui" (Fuera de aquí, 1976) presenta i missionari delle comunità cubane dell'Ecuador come propagatori delle idee imperialistiche statunitensi.
Mentre "Sangue di condor" assomiglia alla produzione militante del periodo, i film che Sanjinés girò in esilio crearono un'estetica più originale. Incoraggiando i protagonisti, attori non professionisti, a rivivere sulla scena le loro esperienze, egli fece del film un'azione collettiva - un'idea in linea con il "terzo cinema" e con i manifesti del cinema imperfetto. Rifiutandosi di strutturare la trama sui singoli personaggi, il gruppo Ukamau di Sanjinés creò un eroe popolare che ricordava il cinema sovietico degli anni ‘20, servendosi, tuttavia, di campi lunghi e piani sequenza piuttosto che del montaggio. Mentre il piano sequenza era utilizzato nel cinema europeo del dopoguerra per registrare i progressivi cambiamenti di stato d'animo, in questo film è usato per esprimere la solidarietà agli oppressi. Mosso dall'impegno politico e dal desiderio di esplorazione formale, il cinema di guerriglia realizzato da esiliati come Sanjinés e il gruppo Ukamau continuò la tradizione del cinema rivoluzionario latino-americano fino agli anni ‘70.
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