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Storia del Cinema - L'Espansione del Mercato: l'Homevideo

VHS Flashdance - Adrian Lyne, 1983[Copertina Homevideo] Videoregistratore
1976 - 1990
La prosperità dell'industria cinematografica negli anni ‘80 era in parte dovuta allo sviluppo delle nuove tecnologie. Quando, alla fine degli anni ‘70, nacque la pay-tv, gli studios cominciarono a vendere i diritti ai canali via cavo: la trasmissione via cavo rappresentava un'altra fase nella vita di un film, che seguiva quella delle proiezioni sulle linee aeree e precedeva quella della trasmissione televisiva. Presto le televisioni via cavo cominciarono a finanziare i film e a comprare i diritti televisivi prima della produzione.
All'inizio degli anni ‘90, il modello si sarebbe ribaltato: le grandi compagnie che operavano via cavo avrebbero comprato azioni di catene di sale cinematografiche e avrebbero pianificato il finanziamento di film destinati alla programmazione pay-per-view che avrebbe fatto concorrenza alla distribuzione in prima visione degli stessi titoli.
Anche il videoregistratore aiutò l'industria cinematografica ad aumentare i profitti. Il gruppo giapponese della Sony cominciò a commercializzare il sistema Betamax nel 1975; subito dopo la Matsushita introdusse il VHS (Video Home System) e in tutto il mondo ci fu una rapida espansione dell'home video.
Nel 1976 la MCA e la Disney si rivolsero al tribunale affinché venissero impedite le vendite di videoregistratori poiché infrangevano il diritto d'autore; presto, tuttavia, fu chiaro che il video non danneggiava l'affluenza degli spettatori al cinema, ma videocassette potevano fruttare maggiori guadagni alle compagnie. L'uscita in videocassetta sostituiva la seconda e terza visione del film in voga nel periodo dell'apogeo hollywoodiano.
La Paramount si azzardò a immettere sul mercato la videocassetta di "Flashdance" (Id., di Adrian Lyne, 1983) mentre il film era ancora sugli schermi cinematografici: le vendite della versione in cassetta non solo andarono molto bene, ma aumentarono il successo del film nelle sale.
Nel 1986 almeno la metà delle entrate delle principali compagnie cinematografiche proveniva dalla vendita delle videocassette: un film di successo poteva incassare fino a 10 milioni di dollari dalla vendita delle videocassette, e persino un titolo medio poteva ricavare 3 o 4 milioni.
La rinascita dell'industria negli anni ‘70 stabilì il modello da seguire per i due decenni successivi. Negli anni ‘70 e ‘80 solo un film su dieci otteneva profitti alti e questo incoraggiò i produttori a continuare a far affidamento sui blockbuster. Come sempre, alcune megaproduzioni furono dei fallimenti, ma gli incassi ottenuti da alcuni titoli riuscirono a giustificare budget elevati: l'unica cosa sicura era che cercare di pronosticare il successo di un film fosse più che mai difficile.
Malgrado i flop occasionali, il sistema, in generale, godeva di buona salute. Alla fine degli anni ‘80 il numero dei film provenienti da Hollywood aumentò in tutti i Paesi europei e i cambiamenti avvenuti nell'Europa orientale aprirono un nuovo mercato all'invasione americana. Le compagnie estere si affrettarono a investire nei film hollywoodiani, con capitali privati o con accordi per coproduzioni sostenuti dai governi. Nel mercato cinematografico globale che stava emergendo, Hollywood continuò a svolgere il ruolo principale.
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