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Storia del Cinema - Il Cinema d'Arte Europeo

Paesaggio nella nebbia - Theo Angelopoulos,1988 Lili Marleen - Rainer Werner Fassbinder,1980[Manifesto] Ariel - Aki Kaurismäki,1989[Manifesto]
1969 - 1992
In una situazione che presentava poche opportunità di ottenere successo, i generi popolari europei mantennero la loro stabilità. Il pubblico internazionale era attratto dalla commedia italiana, da "Pane e cioccolata" (1973) di Franco Brusati a "Ladri di saponette" (1990) di Maurizio Nichetti, a "Johnny Stecchino" (1992) di Roberto Benigni. Anche le commedie sexy francesi e l'eccentrico umorismo britannico (i film dei Monty Python) mantennero una buona posizione sia nel mercato nazionale sia in quello straniero. I film polizieschi francesi e inglesi spesso evocavano le tradizioni del realismo poetico e del noir. Quando venne liberalizzata la censura, in Europa dilagò il cinema erotico e pornografico. Il successo internazionale di "Emmanuelle" (Id., di Just Jaeckin, 1974) dimostrò che i film erotici avevano un vasto pubblico nelle sale cinematografiche, che perdurò fino all'inizio degli anni ‘80, quando le videocassette si sostituirono al grande schermo.
In Italia Ettore Scola fu sceneggiatore e regista di commedie, prima che "C'eravamo tanto amati" (1974) lo consacrasse come acuto commentatore delle delusioni politiche dell'Italia del dopoguerra. Con questo film, "Una giornata particolare" (1977) e "Ballando ballando" (1983) Scola è diventato un regista di fama internazionale. I suoi film fondono con intelligenza il modernismo del cinema d'arte con la commedia accessibile al grande pubblico. "Ballando ballando", ad esempio, è interamente ambientato in una sala da ballo francese, ed è privo di dialoghi.
I valori letterari e lo stile elegante sembravano dar vita a una nuova tradizione francese di qualità. Bertralid Blier ottenne riconoscimenti internazionali ("Preparate i fazzoletti", Préparez vos mouchoirs, 1978; "Troppo bella per te", Trop belle puortoi, 1989); anche Bertrand Tavernier, prima critico e poi regista, evocava gli anni d'oro del cinema francese del dopoguerra con film come "Una domenica in campagna" (Un dimanche à la campagne, 1984) in omaggio a Jean Renoir.
"L'albero degli zoccoli" di Ermanno Olmi (1978) segnò un ritorno al neorealismo ricostruendo la vita dei contadini alla fine del XIX secolo, facendoli parlare con il loro dialetto originale, ma anche dando ai personaggi la dimensione della leggenda.
Paolo e Vittorio Taviani, che negli anni ‘60 e ‘70 avevano promosso un cinema politico umanistico e populista, acquistarono prestigio internazionale con il successo di "Padre padrone" (1977) e proseguirono con la mitica ricomposizione del neoralismo italiano de "La notte di San Lorenzo" e con gli esuberanti adattamenti delle novelle di Pirandello di "Kaos" (1984).
Che il nuovo cinema internazionale potesse anche fare della critica politica fu dimostrato dal fatto che negli anni ‘70 il nuovo cinema tedesco si stava conquistando il rispetto di tutto il mondo. Rainer Werner Fassbinder apparve sulla scena internazionale con grosse produzioni che avevano come protagonisti attori famosi. Grazie al successo internazionale de "Il matrimonio di Maria Braun" (Vie Ehe der Maria Braun, 1978), poté affidarsi a coproduzioni su larga scala come "Lili Marleen" (Id., 1980), "Lola" (Id., 1981) e "Querelle" (Id., 1982). In questi ultimi film il colore e i costumi sono usati per stilizzare il mondo dei personaggi: fasce irrealistiche di luce viola che passano attraverso un viso ("Lola") o un bagliore arancione che emana da un pontile ("Querelle") e, ancora, primissimi piani di dettagli storicamente pregnanti che interrompono l'azione de "Il matrimonio di Maria Braun".
Quando i registi cominciarono ad abbandonare gli estremismi della critica politica modernista, molti di loro cercarono di descrivere i conflitti sociali in maniera più realistica. In Francia Maurice Pialat affronta con durezza problemi come il divorzio, i bambini indesiderati e il cancro. "La mamma e la puttana" (La maman et la putain, 1972) di Jean Eustache è un ritratto raggelante del maschio egoista che mente e si fa strada a suo modo nella vita delle donne.
In Gran Bretagna, la vita della classe operaia rappresentava uno dei soggetti del cinema realistico. In "Kes" (1969) Ken Loach utilizzò attori non professionisti e uno stile quasi documentaristico per le riprese dei nord industriale.
Un cinema politico più sperimentale e di rottura, tuttavia, non svanì completamente dalla scena europea. Alexander Kluge, dopo aver utilizzato uno stile narrativo quasi tradizionale in "Ferdinando il duro" (Der starke Ferdinand, 1975), ritornò alle frammentarie allegorie storiche che indagavano sulle conseguenze durature del nazismo e della guerra. Jean-Marie Straub e Danièle Huillet continuarono a fare film statici e incentrati sul testo e adattamenti letterari più orientati verso la narrazione. L'esule cileno Raul Ruiz diede vita a labirintiche costruzioni moderniste: "La vocazione sospesa" (La vocation suspendue, 1977) fa finta di presentare due film incompleti, uno montato nell'altro, su intrighi che hanno luogo all'interno di un ordine religioso. "Memorie delle apparenze - La vita è un sogno" (Mémoire des apparences - La vie est un songe, 1987) presenta un agente politico in una dittatura dove gli interrogatori della polizia avvengono dietro lo schermo di un cinema.
Il più importante dei registi che appartengono alla tradizione del cinema politico degli anni ‘80 fu il greco Theo Angelopoulos. I suoi affreschi della storia greca come "La recita" (1975) lasciarono spazio a drammi più intimistici. Angelopoulos affrontò anche i problemi dell'emigrazione europea e della dissoluzione dei confini nazionali: in "Paesaggio nella nebbia" (Topio stin omichli, 1988) due bambini lasciano la loro casa per andare alla ricerca del padre, convinti che si trovi in Germania, mentre il protagonista de "Il passo sospeso della cicogna" (Le pas suspendu de la cicogne, 1991) è un famoso romanziere che rinuncia alle comodità della classe media per vivere precariamente come un rifugiato. La sua macchina da presa è posizionata lontano dal centro dell'azione per mettere in risalto le figure che si muovono all'interno dei paesaggi, delineando così la forza dello spazio sull'azione o mettendo a confronto un luogo con l'evento (come quando un piano sequenza in campo lungo rende più scioccante la violenza carnale della ragazzina in "Paesaggio nella nebbia").
La più grande ondata di film politicamente impegnati venne dalle donne. Nel cinema popolare, le commedie sull'amicizia femminile e sui rapporti fra uomo e donna dell'italiana Lina Wertmüller, della tedesca Doris Dorrie e delle francesi Diane Kurys e Coline Serreau ottennero grande successo.
Altre registe espressero preoccupazioni femminili o femministe attraverso le convenzioni del cinema d'arte: Marguerite Duras, Margarethe von Trotta e anche Agnès Varda, vincitrice del Leone d'oro alla Mostra del Cinema di Venezia con "Senza tetto ne legge" (Sans toit ni loi, 1985): al centro del film, un'enigmatica giovane donna che, vagabondando senza meta nella campagna, accetta di vivere in maniera non ortodossa. Agnès Varda descrive il crollo della protagonista con una tecnica scarna e distaccata che suggerisce da una parte rispetto per il personaggio e dall'altra il senso di una vita sprecata.
A parte l'opera dei pochi registi politicamente impegnati e delle molte registe femministe, gran parte dei più significativi film europei evitò l'impegno diretto nei temi politici che aveva caratterizzato il periodo fra il 1965 e il 1975. I registi affermati continuarono a produrre film per il mercato internazionale. François Truffaut ebbe grande successo con "Effetto notte" (La nuit américaine, 1973) e "L'ultimo metro" (Le dernier métro, 1980), ma la forte malinconia de "La camera verde" (La chambre verte, 1978) non raccolse gli stessi consensi da parte del pubblico; Alain Resnais mostrò sempre più interesse per il disvelamento degli artifici della narrazione, spesso con un tocco leggero adottato di rado nei suoi capolavori ufficiali, "Hiroshima mon amour" e "Muriel, il tempo di un ritorno". In "Mon oncle d'Amérique" (Id., 1980) la carriera degli esseri umani è una dimostrazione delle teorie sul comportamento animale; "Providence" (Id., 1976), con le sue scene interrotte e corrette durante il loro svolgimento, svela l'arbitrarietà dell'intreccio.
Due registi più anziani che vivevano in Gran Bretagna contribuirono alla rinascita del cinema d'arte europeo: nel 1975 Stanley Kubrick realizzò con "Barry Lyndon" un freddo e distaccato adattamento del libro di William Makepeace Thackeray, trattandolo come un'occasione per fare esperimenti tecnici con un obiettivo in grado di catturare le immagini a lume di candela; Nicholas Roeg, un abile direttore della fotografia, divenne famoso con "Sadismo" (Performance; 1970), un film ambiguo e aggressivo, prima di creare racconti interrotti da lampi di soggettività in "A Venezia... un dicembre rosso shocking" (Don't Look Now, 1974) e "Il lenzuolo viola" (Bad Timing, 1985).
Nell'ambito del nuovo cinema d'arte pan-europeo apparvero molti nuovi registi. Proveniente dal cinema sperimentale, Peter Greenaway si rivolse a un pubblico più vasto con "I misteri del giardino di Compton House" (1982), un lussuoso dramma in costume ambientato nel XVII secolo nel quale usa i giochi labirintici dei suoi primi film per svelare i segreti di un'agiata famiglia, scoperti da un pittore mentre prepara dei disegni della loro tenuta; in "Giochi nell'acqua" (Drowning by Numbers, 1988) fa un uso sistematico dei numeri in ogni sequenza; ne "L'ultima tempesta" (1991), un libero adattamento de "La tempesta" di Shakespeare, fa vivere i ventiquattro libri di Prospero.
Il pastiche e l'umorismo offrirono grandi possibilità a molti giovani registi come Pedro Almodóvar che passò da film gay underground a produzioni più tradizionali che fondono il melodramma, il camp e la commedia sexy. Nel suo mondo, le suore diventano delle drogate ("L'indiscreto fascino del peccato", Entre tinieblas, 1983), una moglie maltrattata dal marito lo ammazza con un osso di prosciutto ("Che cosa ho fatto io per meritare questo? ", ¿Que he hecho yo para merecer esto!!!, 1984) e una conduttrice di telegiornali confessa in diretta televisiva di essere un'assassina ("Tacchi a spillo", Tacones lejanos, 1991). Almodóvar presenta intrecci che ricordano Douglas Sirk, pieni di rivalità romantiche e di morti improvvise; le situazioni e le immagini scandalose sono trattate con una leggerezza casuale e suadente.
Mentre Almodóvar otteneva un successo internazionale con la farsa a sfondo sessuale "Donne sull'orlo di una crisi di nervi" (Mujeres al borde de un ataque de nervios, 1988), il finlandese Aki Kaurismäki si faceva notare in tutto il mondo con il film wendersiano "Ariel" (1989) e il bressoniano "La fiammiferaia" (Tulitikkutehtaan tyttö, 1989). La sua parodia crudele e impassibile, dovuta in parte al suo amore per la musica rock, si può ritrovare allo stato puro in "Leningrad Cowboys Go America" (Id., 1989), mentre è attenuata con un sentimento ironico in "Ho affittato un killer" (I Hired a Contract Killer, 1990) e "Vita da bohème" (Scènes de la vie de Bohème, 1991). La sua celebrazione di personaggi bizzarri e marginali, la vasta gamma di citazioni cinematografiche e la satira dei valori della classe media lo hanno reso un regista di culto nell'Europa degli anni ‘90.
Lo spagnolo Victor Erice è stato meno, prolifico di Almodóvar e Kaurismäki, ma i suoi film hanno colpito il pubblico per la loro pacata bellezza e per l'esplorazione dell'infanzia come tempo della fantasia e del mistero. "Lo spirito dell'alveare" (El espiritu de la colmena, 1972), ambientato nella Spagna degli anni ‘30, ha per protagonista una ragazzina convinta che il criminale a cui offre un nascondiglio sia il sosia del mostro del suo film preferito, "Frankenstein"; in "El Sur" (1983) un adolescente scopre che suo padre ha un'amante. Attraverso una fotografia dominata dal chiaroscuro, Erice costruisce un mondo crepuscolare fra l'infanzia e l'età adulta.
Una tendenza tipica della fine degli anni ‘80 è l'uso complesso e frammentario del flashback. Il nuovo eurofilm spesso ritornava su quei salti temporali in libertà che erano stati sperimentati di Fellini, Buñuel e altri. "L'elemento del crimine" (Forbrydelsens element, 1983) e "Europa" di Lars von Trier descrivono panorami inquietanti e fantasmagorici sospesi fra la storia e il sogno. Dopo un breve interessamento per il realismo sociale durante gli anni ‘70, i più ambiziosi fra i nuovi registi hanno adottato costruzioni basate sull'artificiosità della trama e l'ambiguità delle forme e dei temi caratteristiche del cinema d'arte degli anni ‘60.
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