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Storia del Cinema - Cina

Lanterne Rosse - Zhang Yimou,1991 La vita appesa a un filo - Chen Kaige,1991 Vecchio pozzo - Wu Tianming,1986
1975 - 1993
I registi della quarta generazione cominciarono la loro carriera seguendo la rivoluzione del 1949; il più importante fra loro fu Xie Jin che diresse Due sorelle in palcoscenico. I registi della quinta generazione non cominciarono a lavorare prima del 1982. Il lungo tempo intercorso fra le due generazioni è giustificato dalla rivoluzione culturale (1966-1976), durante la quale furono realizzati pochissimi film e l'Accademia Cinematografica di Pechino venne chiusa.
Con la riapertura nel 1978, una nuova classe di studenti fu ammessa al suo programma di quattro anni: i laureati all'Accademia, insieme ad alcuni registi che avevano fatto la gavetta nei teatri di posa, furono gli esponenti della quinta generazione.
Ci vollero molti anni prima che il cinema cinese si riprendesse. Mentre si ricostruivano le strutture produttive per fornire alle sale film da proiettare, vennero ridistribuite centinaia di opere precedenti al 1966 che erano state proibite. I film stranieri furono nuovamente importati dando ai registi la possibilità di vedere opere appartenenti al cinema d'arte europeo degli anni ‘60 e ‘70.
La maggior parte dei film realizzati subito dopo la Rivoluzione Culturale tendeva a tornare allo stile raffinato da studio. "Il ragazzo del risciò" (Luotuo Xiangzi, di Ling Zifeng, 1982), un melodramma ambientato nel periodo prerivoluzionario, è la storia di un uomo che perde il suo risciò ed è costretto ad affittarne uno dal suo capo, la cui figlia lo assilla affinché la sposi. Nello stesso tempo una giovane donna che vive nello stesso cortile, per riuscire a mantenere i suoi fratelli, non ha altra scelta che diventare una prostituta. Tutti i personaggi del film sono destinati a una fine infelice.
Qualche film, tuttavia, cominciò a prendere spunto dai modelli europei: "Il sorriso di un uomo tormentato" (Kunaoren de xiao, 1979) di Yang Yanjin e Deng Yimin, ambientato durante la rivoluzione culturale, ha come protagonista un giornalista obbligato a scrivere storie imprecise e mostra le influenze del cinema d'arte nell'uso del flashback, di visioni e di altri effetti per esprimere un tono soggettivo. Yang continuò a lavorare realizzando "Il vicolo" (Xiaojie, 1981), un film con tre finali diversi. "Memorie della vecchia Pechino" (Chen nan jiu shi, di Wu Yigong, 1980) è composto da tre storie raccontate per mezzo di flashback e filtrate attraverso una ragazzina. Mentre la rivoluzione culturale aveva privilegiato i film con personaggi semplici e significati chiari, questi film usano la profondità psicologica, il simbolismo e l'ambiguità.
Nel 1982 si laureò il primo gruppo di studenti del nuovo corso. Essi avevano ricevuto una preparazione insolita: non fu loro insegnato che cosa esattamente dovevano pensare. Questi studenti videro molti film stranieri e ne furono influenzati. Nel 1983 le opere dei registi della quinta generazione cominciarono a essere distribuite.
Chen Kaige venne assegnato allo studio di Pechino, ma preferì unirsi a un suo compagno di corso, il direttore della fotografia Zhang Yimou, presso gli studi del Guangxi dove realizzarono "Terra gialla" (Huang tudi, 1984) e "La grande parata" (Da yuebing, 1984). Tian Zhuangzhuang, anch'egli destinato a Pechino, non riuscendo a ottenere alcun film da dirigere, si spostò nel piccolo teatro di posa della Mongolia interna dove girò "La legge del terreno di caccia" (Liechang zhasa, 1985).
Tutti i film della quinta generazione furono, di fatto, realizzati in teatri di posa provinciali. Il più importante era lo studio di Xi'an, una struttura di media grandezza al centro della Cina che aveva lavorato pochissimo prima di essere diretta da Wu Tianming a partire dal 1983. Wu, un attore che nel 1979 aveva cominciato a dirigere film, divenne il patrocinatore della quinta generazione, assumendo giovani registi e dando loro libertà artistica: più di un terzo dei film della quinta generazione fu realizzato a Xi'an. Wu chiese inoltre a Zhang Yimou di lasciare il Guangxi per occuparsi della fotografia di "Vecchio pozzo" (Lao jing, 1986). Zhang accettò a condizione che in seguito gli fosse concesso di dirigere. Il suo "Sorgo rosso" divenne l'opera più famosa della quinta generazione, in Cina e all'estero.
Questo registi, influenzati dal cinema d'arte europeo, si ribellarono alla rivoluzione culturale: mentre i film della rivoluzione usavano stereotipi, i registi della nuova generazione privilegiavano la profondità psicologica; invece di scegliere racconti semplici con significati precisi, adottavano narrazioni complesse, un simbolismo ambiguo e immagini vivaci ed evocative. Pur mantenendo un carattere politico, i loro film si proponevano di analizzare i problemi piuttosto che riaffermare una linea politica sancita.
"Heipao shijian" di Huang Jianxin è una satira amara della democrazia: un consulente tedesco che supervisiona l'assemblaggio di apparecchiature pesanti ha bisogno di un traduttore con esperienza tecnica; il miglior traduttore manda casualmente un telegramma su un "cannone nero", il pezzo di un gioco. I funzionari del Partito, scambiando la frase per un codice, gli tolgono l'incarico e cominciano un'indagine accurata che finisce per danneggiare costose apparecchiature. Huang usa una serie di flashback per seguire l'indagine; il colore serve all'effetto satirico, come nel set stilizzato bianco su bianco dove si incontrano i funzionari.
Anche "Il re dei bambini" di Chen Kaige è un esempio di come alcuni registi della quinta generazione enfatizzassero la finezza narrativa e la ricchezza figurativa: durante la rivoluzione culturale un giovane viene mandato a lavorare nelle campagne dove gli viene improvvisamente assegnato l'incarico di insegnare in una scuola. Nel tentativo di stimolare gli studenti a pensare autonomamente invece di imparare meccanicamente, si scontra con i superiori e viene licenziato. Alla fine, la sua partenza dal villaggio è interrotta da immagini di un incendio che travolge la campagna, con ambiguità tipica del cinema d'arte europeo.
Alcuni film della quinta generazione concedono ancora meno alle forme di intrattenimento popolare: "Daomazei" di Tian Zhuangzhuang segue un ladro di cavalli e la sua famiglia che vagano per il Tibet per un anno. Tian non spiega i rituali e i costumi tibetani: l'interesse del film risiede nel forte esotismo e nelle riprese di pianure aride, montagne e templi.
Gran parte di questi film fu accusata di essere troppo oscura peri contadini, che rappresentavano l'80% della popolazione cinese; mentre di un film popolare potevano circolare cento copie o più, di "Daomazei" ne furono stampate solo sei. Poche opere della quinta generazione incassarono bene; per bilanciare le perdite, Wu Tianming produsse a Xi'an film più vicini al gusto popolare e che potevano essere più facilmente apprezzati all'estero.
Sebbene questi registi diventassero sempre più famosi all'estero, cominciarono a essere ostacolati in patria. Verso la fine del 1986, una serie di proteste da parte degli studenti per riforme politiche più incisive creò un irrigidimento del governo e provocò una campagna contro la "liberalizzazione della borghesia", comprese le influenze straniere. In campo cinematografico, gli organi ufficiali chiesero film accessibili che assicurassero dei profitti. Di conseguenza nel 1987 e nel 1988 alcuni registi della quinta generazione si impegnarono in progetti più commerciali.
La violenta soppressione, nel 1989, del movimento per la democrazia da parte del governo fu la causa della fine della quinta generazione. Alcuni registi andarono in esilio; la maggior parte di coloro che rimasero in Cina si dedicò a film popolari e per la televisione.
I registi che continuarono a lavorare mantenendo il loro stile dipendevano dai finanziamenti stranieri. "La vita appesa a un filo" (Bian zou bian chang, di Chen Kaige, 1991) fu coprodotto da Germania, Gran Bretagna e Cina. Il film racconta la storia leggendaria di un musicista cieco errante e del suo apprendista e contiene ancora più simbolismi e ambiguità delle sue opere precedenti. Zhang Yimou diresse "Judou" (Id., 1990) con finanziamenti giapponesi. "Lanterne rosse" (Da hong deng long gao gao gua, 1991), una coproduzione cino-taiwanese, fu inizialmente proibito in Cina, dove uscì nel 1992. Le sontuose esplorazioni dell'erotismo e della repressione femminile di Zhang portarono il pubblico straniero d'élite a conoscere i suoi film. Nel 1992, il suo "La storia di Qiu Ju" (Qiu Ju da guansi), finanziato da Hong Kong, vincendo un premio alla Mostra del Cinema di Venezia spinse le autorità cinesi a reclamarlo come una coproduzione di cui faceva parte anche la Cina.
All'inizio degli anni ‘90, in Cina cominciò a svilupparsi un cinema transnazionale: i produttori taiwanesi aprirono società a Hong Kong per investire in progetti in Cina. "Lanterne rosse" fu prodotto dalla compagnia che avrebbe prodotto i film di Hou Xiaoxian e Hou divenne uno dei primi registi a girare un film in Cina; "A Brighter Summer Day" di Edward Yang fu una coproduzione fra Taiwan, Giappone, mentre Ann Hui, che era di Hong Kong, diresse "Song of the Exile" con finanziamenti taiwanesi; Chen Kaige, che ormai viveva a New York, girò "Addio mia concubina" (Bawang bieji, 1993) a Pechino e il progetto venne finanziato da Hsu Feng, produttrice taiwanese che negli anni ’70 era statala protagonista dei film di spadaccini di King Hu. Il dato più significativo è forse che i film di Hong Kong hanno cominciato a circolare in Cina; il loro successo al cinema e in videocassetta aumenta le possibilità che l'industria cinese venga dominata dal talento di Hong Kong, adesso che è entrata a far parte della Repubblica Popolare.
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