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Storia del Cinema - Medio Oriente

Yol - Yilmaz Güney,1982 Dov'è la casa del mio amico? - Abbas Kiarostami,1986 Gav - Dariush Mehrjui,1970
1970 - 1992
Durante gli anni ‘70 e ‘80 la politica dei Paesi mediorientali è stata dominata dall'attrito fra Israele e gli Stati arabi; le ostilità sono aumentate nel 1967, dopo la vittoria di Israele nella guerra contro Egitto, Siria e Giordania. Nel 1973 l'Egitto e la Siria attaccarono nuovamente: la cosiddetta guerra dello Yom Kippur spinse i Paesi produttori a quadruplicare il prezzo del petrolio, e gli Stati Uniti e l'URSS cominciarono a fornire armi agli Stati in guerra. L'assassinio del presidente egiziano Anwar al-Sadat nel 1991 e il rifiuto da parte di Israele di cedere il territorio occupato hanno portato nella regione continui conflitti, Gli arabi che abitano nei territori occupati da Israele hanno continuato la lotta cominciata negli anni ‘60 dall'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP).
Le cinematografie di questa regione sono molto diverse fra loro: Egitto, Iran e Turchia hanno un'industria su larga scala che esporta commedie, musical, film d'azione e melodrammi; i governi di altre Nazioni hanno dato vita a una produzione che promuove le tradizioni culturali autoctone; alcuni registi si sono allineati con gli sviluppi del cinema del Terzo Mondo, ma dopo la metà degli anni ‘70 molti hanno cercato di allargare il loro pubblico entrando a far parte del cinema internazionale dell'Occidente.

Israele
Israele non era un Paese sottosviluppato, ma aveva un'industria cinematografica molto piccola. Negli anni ‘60, Menahem Golan e suo cugino Yoram Globus cominciarono a produrre musical, film di spionaggio e commedie romantiche conosciute come bourekas. Nel 1979 il ministero dell'Istruzione e della Cultura offrì supporto finanziario al cinema di qualità, stimolando film personali a basso costo o l'inchiesta politica. Il fondo per i film di qualità si trovò in poco tempo a finanziare circa la metà dei titoli prodotti annualmente.
Essendo il Paese mediorientale più vicino all'Occidente, Israele entrò a far parte del mercato internazionale. I film di Moshe Mizrahi e "Eskimo limone" (Eskimo Limon, 1978), una commedia nostalgica sugli anni dell'adolescenza, ebbero successo anche all'estero. I registi israeliani girarono film in lingua inglese con famosi attori americani e la Warner Bros. distribuì "Oltre le sbarre" (Me'achorei hasoragim, di Uri Barbash, 1984), storia di alcuni prigionieri palestinesi e israeliani.
Golan e Globus tentarono di conquistare una posizione internazionale acquisendo nel 1979 il controllo della Cannon Pictures, una compagnia di produzione indipendente. Insieme produssero film d'intrattenimento destinati ad un pubblico internazionale (ad esempio "Delta force", Id., 1985) e film di Altman, Cassavetes, Končalovskij e Godard. Anche se Globus lasciò la Cannon nel 1989 per fondare una società tutta sua, l'industria israeliana continuò ad avere forti affiliazioni occidentali.

Egitto
Altri Paesi medi orientali erano più strettamente legati ai circuiti di esportazione cinematografica del Terzo Mondo e alle oscillazioni del personale. All'inizio degli anni ‘70 la Siria aveva un'industria forte che esportava film in Libano, in Kuwait e in Giordania. Nacquero un nuovo cinema siriano di protesta sociale e il Festival cinematografico biennale di Damasco per la proiezione di film del Terzo Mondo. Anche l'industria libanese era molto forte prima che la guerra civile, scoppiata nel 1975, obbligasse all'emigrazione gran parte degli operatori del settore cinematografico.
Il Cairo era stata la Hollywood del cinema arabo, ma negli anni ‘70 la produzione egiziana diminuìe i registi più importanti andarono in esilio. Negli anni ‘80 l'industria cinematografica egiziana crebbe soprattutto grazie all'ospitalità dei mercati del golfo arabo e al successo delle videocassette. Presto, tuttavia, la pirateria portò il governo e togliere qualsiasi aiuto finanziario ai produttori; i film statunitensi invasero il mercato lasciando la produzione locale senza sbocchi.
Mentre emergevano nuovi registi l'autore più famoso rimaneva il veterano Youssef Chahine. Inizialmente sostenitore del nazionalismo arabo di Nasser, successivamente Chahine esaminò la storia egiziana da un punto di vista critico: "Il passero" (El-ousfour, 1973) analizza le cause della sconfitta egiziana nella guerra del 1967. I suoi film seguenti si fecero più personali e, allo stesso tempo, più adatti a un pubblico internazionale. In "Alessandria, perché? " (Iskenderia leih?, 1978), gli eventi del 1942 sono alternati a film hollywoodiani dell'epoca; ne "La memoria" (Haddouta misriyya, 1982), un regista che deve affrontare un intervento al cuore ripercorre la sua carriera trentennale. Entrambi i film sono autobiografici, ma Chahine si allineò con molti registi dell'epoca schierati politicamente nel rivolgersi a un pubblico più vasto con drammi più intimistici.

Turchia
Il cinema turco si fece conoscere in tutto il mondo alla fine degli anni ‘60 con film come "Speranza" (Umut, di Yilmaz Güney, 1970). La Turchia poteva già vantare il maggior numero di film prodotti nella regione: film erotici, commedie, epiche storiche, melodrammi e persino western attiravano molto pubblico. Quando, però, nel 1980 i militari si impadronirono del potere, la produzione e l'affluenza nelle sale stava già diminuendo.
I registi sospetti agli occhi del regime furono perseguitati. Güney, simpatizzante della sinistra, divenne l'obiettivo principale. All'avvento dei militari al potere, Güney stava già scontando una pena di ventiquattro anni in carcere. Durante la prigionia, scrisse sceneggiature che divennero film girati da altri registi; il più famoso è "Yol" (Id., 1982), storia di cinque prigionieri a cui viene concessa una settimana di libertà per far visita alle loro famiglie; i suoi paesaggi abbandonati alludono all'oppressione della Turchia contemporanea. Nel 1981 Güney scappò in Francia dove girò il suo ultimo film, "La rivolta" (Le mur, 1983), un'accusa amara e piena di disillusioni al sistema carcerario. Il muro della prigione, filmato con luci e condizioni atmosferiche differenti, è una presenza inquietante per tutto il film. Quando, nel 1984, Güney morì, il governo turco cercò di cancellare ogni sua traccia: la polizia bruciò tutti i suoi film e arrestò tutti coloro che possedevano una sua fotografia.
Nonostante la severità della censura, l'industria cinematografica fu gradualmente ricostruita e la produzione aumentò, anche se solo la metà dei film riuscì ad arrivare nelle sale; gli altri furono destinati al mercato delle videocassette.

Iraq e Iran
I registi di due Paesi arabi confinanti, Iraq e Iran, si ritrovarono in una situazione simile. Nel 1979 una rivolta cacciò dall'Iran lo scià Rheza Pahlavi per insediare al potere l'ayatollah Khomeini. Mentre questi consolidava uno stato islamico fondamentalista, il Paese fu attaccato dall'Iraq di Saddam Hussein. L'Iran uscì notevolmente danneggiato dalla guerra e quando, nel 1988, il conflitto cessò, il potere di Khomeini era in parte compromesso, mentre quello di Saddam era rafforzato.
L'andamento del cinema iracheno era stato incostante; il dialetto locale era incomprensibile in altri Paesi mediorientali e non valeva la pena esportare nessuna star o genere. Tuttavia, quando Saddam si propose come leader del mondo arabo, il suo governo lanciò un programma cinematografico patriottico che stabiliva il monopolio dello Stato sulla produzione e che invitava i registi a lavorare a film di alto costo. "Al-Qadissa" (1981), una battaglia epica da 15 milioni di dollari, è il film più costoso mai realizzato nel mondo arabo; diretto da un regista veterano come l'egiziano Salah Abou Seif, vanta uno staff proveniente da tutto il Medio Oriente. Nella celebrazione di una vittoria dell'Iraq sulle forze persiane risalente al settimo secolo, "Al-Qadissa" stabilisce dei legami con la guerra di Saddam contro l'Iran.
Il cinema iraniano, molto più significativo di quello iracheno, conobbe sorti ancora più incerte. Sotto lo scià, Teheran organizzò un importante festival del cinema e aveva un'industria commerciale funzionante. All'inizio degli anni ‘70, al cinema destinato all'intrattenimento di massa si affiancò il nuovo cinema iraniano, rappresentato da film come "La vacca" (Gav, di Dariush Mehrjui, 1970). "La bicicletta" (Dayereh minah, di Mehrjui, 1976) e "Tall Shadows of the Wind" di Bahman Farmanara (1978) criticavano le condizioni sociali del Paese, inclusa la polizia segreta dello scià.
Dopo la rivoluzione di Khomeini nel 1979, molti registi andarono in esilio e la produzione cinematografica subì un forte calo. La censura, che sotto lo scià si occupava soprattutto di temi politici, adesso si concentrava anche sul sesso e sulle influenze occidentali. I film stranieri subirono tagli drastici e i dialoghi furono doppiati.
La teocrazia iraniana condannava molte tradizioni occidentali, ma il governo si rese presto conto che il cinema poteva spingere i cittadini a sostenere il regime. Il governo creò un'industria cinematografica che rifletteva la sua interpretazione della cultura iraniana e della tradizione musulmana sciita. La fondazione Farabi, creata nel 1983, offrì sostegno finanziario governativo ai produttori disposti ad appoggiare le opere prime.
I festival europei e americani accolsero favorevolmente i registi emersi dopo la rivoluzione. Il più acclamato fu Abbas Kiarostami: con il suo "Dov'è la casa del mio amico?" (Khaneh-ye doust kojast?, 1986), che racconta in modo semplice la storia di un bambino che va alla ricerca di un suo compagno di classe in un villaggio lontano, richiamò l'attenzione sul nuovo cinema iraniano. In "Close-up" (Nema-ye nazdik, 1990), il regista si interroga su un bizzarro fatto di cronaca in cui un appassionato di cinema si finge un famoso regista e truffa le persone promettendo di farle lavorare in un film; Kiarostami alterna immagini documentarie del processo del protagonista con sequenze girate in studio in cui i veri protagonisti rimettono in scena gli eventi. In un altro semi-documentario, "E la vita continua" (Zendegi edamé dârad, 1992), Kiarostami mostra l'effetto devastante del terremoto del 1991 mentre un regista e suo figlio cercano il protagonista di "Dov'è la casa del mio amico?" in lontani villaggi sulle montagne. Kiarostami usa inquadrature insolite per sdrammatizzare l'orrore causato dal terremoto, come quando un bambino versa da bere alla madre che sta fuori campo su un veicolo vicino.
I leader iraniani che sono seguiti a Khomeini hanno adottato una politica meno rigida aprendo le porte alla Comunità Europea; alcuni film sono stati distribuiti in Occidente e hanno vinto premi ai maggiori festival. I cineasti israeliani, egiziani e turchi si fecero presto conoscere in tutto il mondo: Yol vinse la Palma d'oro al Festival di Cannes e "La vita davanti a sé", (La vie devant soi, 1977), una produzione francese diretta dall'israeliano Mizrahi, conquistò l'Oscar. Chahine divenne un regista internazionale con "Adieu Bonaparte" (Addio Bonaparte, 1985), una coproduzione franco-egiziana.
Il palestinese Michel Khleifi ritornò dall'esilio per girare il film "Nozze in Galilea" (Noces en Galilée, 1987), coprodotto da Francia e Belgio. Mentre le compagnie statunitensi penetravano nei mercati del Medio Oriente cercando di contenere la pirateria delle videocassette e conquistando potere a scapito di una distribuzione indebolita, i registi mediorientali si introducevano nel circuito del cinema d'essai occidentale.
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