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Storia del Cinema - Espressionismo Tedesco

Fritz Lang - Metropolis,1926 Robert Wise - Il gabinetto del dottor Caligari,1920 F.W.Murnau - Faust,1926
1918 - 1927
Al termine della guerra, la Germania poteva vantare una florida industria cinematografica,
Dal 1918 fino all'ascesa del nazismo nel 1933, la produzione tedesca fu seconda solo a quella di Hollywood per dimensioni, innovazioni tecniche e influenza sul mercato mondiale.
Dal 1920 al 1926 prosperò un grande movimento stilistico come l'espressionismo.
Nel febbraio del 1920, a Berlino, veniva proiettato per la prima volta "Il gabinetto del dottor Caligari" (Das Cabinet des Dr.Caligari) di Robert Wiene.
La sua originalità ne decretò l'immediato successo.
I critici sostennero che lo stile espressionista, in quel periodo già stabilmente affermatosi in molte altri arti, era arrivato anche al cinema.
L'espressionismo era apparso intorno al 1908, principalmente nel campo della pittura e del teatro; adottato in diversi paesi, raggiunse la sua più intensa manifestazione in Germania.
Molte tendenze artistiche del diciannovesimo secolo si erano fondate sul realismo e sulla percezione delle cose, ad esempio l'impressionismo francese.
Al contrario, l'espressionismo rappresentava una reazione al realismo, il tentativo di esprimere, attraverso distorsioni estreme, le emozioni più vere e profonde, nascoste al di sotto della superficie della realtà.
L'esempio del Caligari dimostrava come le ricostruzioni in studio potessero avvicinarsi alla stilizzazione della pittura espressionista, ad esso seguirono rapidamente altri film espressionisti, fino a dare vita a un vero proprio filone che sarebbe durato fino al 1927.
Verso la fine degli anni Dieci, l'espressionismo era divenuto uno stile largamente accattato.
Nel cinema classico, la figura umana è l'elemento più espressivo, e il set, i costumi e l'illuminazione, sono normalmente subordinati ad essa; sullo schermo lo spazio tridimensionale in cui si svolge l'azione è più importante delle qualità grafiche bidimensionali.
Diversamente, nel cinema espressionista l'incisività espressiva legata alla figura umana si estende a ogni elemento della messa in scena.
Nelle opere espressioniste l'azione procede a sbalzi, e la narrazione subisce delle pause o semplicemente rallenta brevemente quando gli elementi della messa in scena si dispongono in una forma tale da catturare l'attenzione dello spettatore.
Nei film espressionisti era comune il ricorso a superfici stilizzate, a forme simmetriche o distorte che spesso venivano giustapposte ad altre simili.
L'uso della stilizzazione consentiva di relazionare elementi diversi della messa in scena.
L'uso di forme simmetriche offriva diverse possibilità per combinare fra loro attori, costumi e scenografie e dare così rilievo alla composizione complessiva.
Ma forse il tratto più comune e ovvio dell'espressionismo è l'uso di forme distorte ed esagerate che trasformano gli oggetti.
Anche se gli aspetti principali dello stile espressionista riguardino la messa in scena, è possibile comunque individuare alcune costanti anche nell'uso delle altre tecniche cinematografiche.
Il montaggio in genere è semplice, e si avvale di soluzioni come il campo-controcampo o il montaggio alternato.
Inoltre questi film possedevano un ritmo più lento rispetto ad altri dello stesso periodo, in modo da permettere allo spettatore di esplorare i diversi elementi dell'inquadratura.
L'uso della macchina da presa è più funzionale che spettacolare.
Per questo motivo difficilmente si hanno movimenti di macchina o riprese particolarmente angolate, e l'obbiettivo tende a rimanere su una linea perpendicolare, più o meno all'altezza degli occhi o del petto.
Tra i più grandi film espressionisti ricordiamo: "Nosferatu il vampiro" (Nosferatu Eine Symphonie des Grauens, 1922) di Friedrich W. Murnau, "Tartufo" (Tatùff, sempre di Murnau, 1925), "Il dottor Mabuse" (Dr.Mabuse, der Spieler, 1922) di Fritz Lang.
Dal punto di vista produttivo, il periodo più proficuo dell'espressionismo si colloca tra il 1920 e il 1924.
I due soli film che vennero realizzati dopo questi anni, sono "Faust" di F.W.Murnau, e il più grande film espressionista, "Metropolis" di Fritz Lang, che in pratica segnarono la fine del movimento.
I due fattori principali del declino furono gli elevati costi delle ultime proiezioni e la partenza di diversi registi tedeschi, attirati dalle offerte provenienti da Hollywood.
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