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Storia del Cinema - Cinema Sovietico negli Anni '20

Sergej Ejzenstejn Vsevolod Pudovkin - La madre[Manifesto] Dziga Vertov
1918 - 1933
L'era del cinema sovietico dopo la Rivoluzione può essere divisa in tre periodi.
Il primo durante il Comunismo di guerra (1918-1920), in cui il Paese si trovava in una situazione di guerra civile, con enormi difficoltà economiche, che ovviamente si ripercuotevano sull'industria inematografica.
Un secondo, in cui il cinema diede timidi segni di ripresa, caratterizzato dalla Nuova Politica Economica (1921-1924), progettata per portare il Paese fuori dalla crisi.
Infine, un ultimo periodo (1925-1933) caratterizzato dalla crescita e dalle esportazioni in cui produzione, distribuzione ed esercizio ricominciarono a funzionare.
La Russia affrontò due rivoluzioni nel 1917.
La prima, nel febbraio, eliminò il potere assoluto dello zar, sostituendolo con un governo provvisorio riformista.
Nell'ottobre dello stesso anno, Lenin guidò una seconda rivoluzione, culminata con la formazione dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche.
La rivoluzione esplosa in febbraio ebbe un impatto relativamente modesto sull'industria cinematografica, potenziatasi durante la guerra.
Nel 1918, al Narkompros (il Commissariato popolare per l'istruzione) viene affidata la regolamentazione dell'industria cinematografica.
Il 1918 fu anche l'anno che registrò i primi tentativi registici di due giovani autori destinati a divenire importanti negli anni Venti, Dziga Vertov e Lev Kulešov.
L'anno seguente venne fondata la Scuola statale di cinematografia.
Nel 1920 Kulèsov guida la Scuola statale di cinematografia e dà vita al suo laboratorio.
Nel 1922 venne creata la Goskino per il monopolio statale della distribuzione.
Sergej Michailovic Ejzenštein, uno dei maggiori registi del periodo, pubblica un saggio intitolato "Il montaggio delle attrazioni".
Fallito il tentativo con la Goskino di centralizzare la distribuzione cinematografica, il governo decise di creare allo scopo una nuova società; il primo gennaio 1925 nasceva la Sovkino.
La Sovkino grazie al nuovo movimento di giovani autori, produsse una serie di film capaci di ottenere riconoscimenti e guadagni sul mercato occidentale.
Un obbiettivo primario della Sovkino fu produrre film che incarnassero l'ideologia comunista per diffonderla anche nelle zone più remote del paese.
La Goskino rimase in vita per un certo periodo, dedicandosi a piccole produzioni; tra queste però, spicca il capolavoro del cinema sovietico, nonchè il primo film a raccogliere un grande successo all'estero, "La corazzata Potëmkin" (Bronenosec Potëmkin, 1925) di Ejzenštein.
Altri grandi successi di questo periodo furono "La madre" (Mat') e "Tempeste sull'Asia" (Potomok Cingiz-Chana) di Vsevolod Pudovkin che collaborò con Kulesov.
Lenin morì nel 1924, ma la sua fiducia nel ruolo del cinema nell'educazione del popolo continuò a far sentire i suoi effetti.
Nel marzo del 1928, ci fu la prima conferenza del partito comunista sulla questione cinematografica.
Dello stesso perido da ricordare l'opera di Ejzenštein "Ottobre" (Oktjabr').
Un altro autore di rilievo che aveva cominciato la sua carriera negli anni della Rivoluzione fu Dziga Vertov.
Alla metà degli anni Dieci, Vertov scriveva poesie e libri di fantascienza, componeva musica, e frequentava gli ambienti degli artisti futuristi.
Tra il 1916 e il 1917, Vertov compì gli studi di medicina e divenne il supervisore dei cinegiornali.
Nel 1924 cominciò a realizzare i primi documentari.
Nel 1921 i registi più giovani, non ancora ventenni, Kozincev, Trauberg e Jutkevic si unirono per formare la Fabbrica dell'Attore Eccentrico (FEKS).
Gli interessi di questo gruppo spaziavano dal circo al cinema popolare americano, fino al cabaret e ad altre forme di intrattenimento.
Nel 1922 il gruppo del FEKS si allontanò dal teatro tradizionale.
I loro allestimenti teatrali adottavano le tecniche degli spettacoli popolari, e nel 1924 si avvicinarono al cinema con il cortometraggio comico "Pochozdenija Oktjabriny" (Le avventure di Ottobrina).
Tutti e tre i fondatori del gruppo continuarono sulla strada del cinema; Jutkevic dirigendo film per proprio conto, e Kozincev e Trauberg realizzando insieme diversi film importanti di quegli anni.
Ejzenstejn, Kulesov, Pudovkin, Vertov e il gruppo dei FEKS furono i principali esponenti della scuola sovietica del montaggio.
Altri registi, in particolari quelli provenienti dalle altre republiche, raccolsero le loro concezioni stilistiche, sviluppandone e arricchendo il movimento.
Il più noto tra questi fu l'ucraino Aleksandr Dovženko, soldato dell'Armata Rossa durante la guerra civile e poi diplomatico a Berlino nei primi anni Venti.
Proprio nella capitale tedesca Dovženko studiò arte, specializzandosi come pittore e caricaturista.
Tornato in patria, nel 1926 decise di passare alla regia, e dopo una commedia e un film di spionaggio, realizzò il suo primo lungometraggio, "La montagna incantata" (Zvenigora, 1927). Negli anni successivi, Dovženko realizzò altri due importanti film ambientati in Ucraina, "Arsenale" (Arsenal, 1929) e "La terra" (Zemlja, 1930).
Tutti gli autori esprimevano una volontà di rinnovamento rispetto alle forme cinematografiche tradizionali affidata al ruolo basilare e rivoluzionario del montaggio.
Kulesov, ad esempio, fu il più conservatore tra i teorici del gruppo, legato a un'idea del montaggio funzionale alla chiarezza narrativa e all'impatto emozionale, come accadeva nei film americani.
Questa concezione influenzò Pudovkin, che identificò il montaggio con una costruzione narrativa dinamica e spesso discontinua.
Vertov fu tra i più radicali. Convinto costruttivista, per lui il montaggio interveniva non come tecnica a se stante, ma come principio di organizzazione dell'intero processo.
Ma la concezione del montaggio più articolata e complessa si trova sicuramente negli scritti di Ejzenštein.
Ejzenštein intendeva il montaggio come principio formale generale presente anche nel teatro, nella poesia o nella pittura.
In un saggio del 1929, egli parla di come il montaggio potesse essere descritto come una collisione di elementi; le varie sequenze dovevano essere poste in conflitto l'una contro l'altra, non collegate per creare una maggiore comprensibilità drammatica.
Il montaggio, sottoponendo lo spettatore al conflitto tra i vari elementi, lo spingeva a creare un concetto nuovo.
Nel 1929 Ejzenštein lasciò il Paese per poter studiare all'estero le nuove possibilità offerte dal sonoro, che nel 1927 aveva fatto il suo ingresso nel cinema.
Sonoro che inizialmente portò con se complicazioni economiche e tecnologiche, ma con la sua introduzione, gli ultimi anni del muto erano molto vicini.
Ejzenštein lavorò su progetti mai realizzati, prima a Hollywood e poi in Messico, e tornò soltanto nel 1932.
Nello stesso anno in cui lasciò l'Unione Sovietica, il controllo del cinema passava dalla Narkompros alla Commissione per il Cinema dell'Unione Sovietica, di cui Lunacarskij era solo uno dei tanti membri.
Un ulteriore passo verso la centralizzazione dell'industria fu la creazione nel 1930 della Soyuzkino.
A capo della Soyuzkino fu posto Boris Sumjatskij.
Tra il 1931 e il 1933, ricordiamo quattro principali opere; "Sola" (Odna) di Kozincev e Trauberg, "Le montagne d'oro" (Zlaty gory) di Jutkevic, "Un caso semplice" (Prostoj slucaj) e "Il disertore" (Dezertir) di Pudovkin.
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