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Storia del Cinema - Il Film Noir

Il mistero del falco - John Huston,1944[Manifesto] La fiamma del peccato - Billy Wilder,1944[Manifesto] Laura - Otto Preminger,1944[Manifesto]
1940 - 1945
In qualche misura la narrazione cinica e violenta del film di gangster fu raccolta dal film noir. Nel 1946 questo termine fu assegnato dai critici francesi a un gruppo di film americani girati durante la guerra e distribuiti all'estero in rapida successione dopo il 1945: "noir" significa "nero" o "scuro" ma può anche voler dire "tenebroso". Per convenzione si ritiene che il noir, più simile a uno stile e a una tendenza narrativa che a un genere vero e proprio, nasca nel 1941 con “Il mistero del falco” di Huston o, ancor prima, col B-movie “Lo sconosciuto del terzo piano” (Stranger on the Third Floor, di Boris Ingster, 1940). La maggioranza dei noir raccontano delitti, ma la tendenza scavalca i generi e comprende opere di impegno sociale come “Giorni perduti” di Wilder e spy stories come “II prigioniero del terrore” (Ministry of Fear, 1944) di Lang.
Il noir deriva dal romanzo poliziesco hard-boiled americano, le cui origini risalgono agli anni Venti. In romanzi scabri e sensazionalistici come "Piombo e sangue" (Red Harvest, 1929) Dashiell Hammett si era contrapposto ai classici gialli inglesi e alle loro atmosfere posate, ambientate tra personaggi di classe elevata e in eleganti dimore di campagna; altri importanti autori hard-boiled erano Raymond Chandler, James M. Cain e Cornell Woolrich. Molti loro romanzi e racconti furono portati sullo schermo, a cominciare da “II falcone maltese” di Hammett, spesso con uno stile in cui si sentiva l'influenza dell'espressionismo tedesco, del realismo poetico francese e delle innovazioni stilistiche di “Quarto potere”.
Così come i loro modelli letterari, i noir si rivolgevano soprattutto a un pubblico maschile: gli eroi sono quasi sempre uomini, di solito investigatori o criminali, caratterizzati da pessimismo, insicurezza o da una visione del mondo fredda e distaccata. Le donne sono seducenti ma traditrici, spingono i protagonisti nel pericolo o li usano a fini egoistici. L'ambientazione classica è la grande città, specialmente in scene notturne: marciapiedi lucenti e bagnati di pioggia, vicoli oscuri e bar equivoci sono i luoghi tipici. Lo stile abbonda di angolazioni dall'alto o dal basso, luci soffuse, forti grandangoli e riprese in esterni, anche se capita che alcuni film noir contengano pochi di questi elementi.
Il mistero del falco” fissò molte delle convenzioni del noir. Humphrey Bogart divenne una star di prima grandezza nel ruolo di Sam Spade, un investigatore privato che deve decidere se denunciare o meno l'infida donna fatale che lo ha assunto e che lui (forse) ama: in una lunga inquadratura lui le spiega amaramente perché deve mandarla in prigione e promette di aspettarla durante gli anni che dovrà scontare; la donna viene portata via dalla polizia in ascensore, mentre sul suo viso si disegna un'ombra che la marchia come il prototipo della dark lady.
Il debito del noir nei confronti del cinema tedesco degli anni Venti può essere in parte spiegato dal fatto che quattro registi europei furono tra i principali esponenti del genere. “Il dottor Mabuse” di Lang aveva anticipato il noir, e la sua carriera americana sviluppò questa tendenza: in “Il prigioniero del terrore”, ad esempio, il protagonista è rilasciato da un manicomio dove era stato rinchiuso per avere pietosamente ucciso la moglie malata; mentre aspetta il suo treno, si ritrova in una fiera di beneficenza e viene casualmente coinvolto in un intrigo di spie naziste. L'associazione tra Lang e il produttore Walter Wanger portò ad altri due notevoli noir del periodo bellico: “La donna del ritratto” (Woman in the Window, 1944) e “La strada scarlatta” (Scarlet Street, 1945). Robert Siodmak cominciò a fare film di serie B a Hollywood nel 1941, facendosi una reputazione nel noir nel 1944 con “La donna fantasma” (Phantom Lady) e “Quinto: non ammazzare” (The Suspect, 1945): dopo la guerra sarebbe stato l'esponente principale di questa tendenza con film come “I gangsters” (The Killers, 1946).
Un altro immigrato tedesco, Otto Preminger, raggiunse la fama con un importante noir: “Vertigine” (Laura, 1944) racconta di un poliziotto frustrato che indaga sull'omicidio di una sofisticata dirigente pubblicitaria e si innamora di lei attraverso il suo diario e il suo ritratto. I flashback, le vivide scene oniriche, i colpi di scena, furono un caso estremo di narrazione noir.
L'esempio forse migliore del noir di epoca bellica venne da un altro immigrato. La sceneggiatura di “La fiamma del peccato” (Double Indemnity, di Billy Wilder, 1944) nacque da una irripetibile combinazione di autori hard-boiled, con Raymond Chandler impegnato ad adattare un romanzo di James M. Cain: una donna seduce un assicuratore per fargli uccidere il marito, ma il piano porta al sospetto e al tradimento reciproco. Il film si dipana in una serie di flashback, mentre l'assicuratore, in punto di morte, parla in un dittafono confessando tutto a un suo amico, un investigatore della società assicurativa che è ormai sulle sue tracce. Molti tratti tipici del noir vi sono ben presenti: la venalità di entrambi i personaggi, la narrazione in voce over da parte dell'assicuratore, la cupa ambientazione urbana e una storia d'amore destinata a finire tragicamente. I noir erano l'unico genere di Hollywood che consentisse finali non lieti, anche se a volte si aggiungeva un lieto fine improvviso, e spesso poco convincente. “La fiamma del peccato” rispettò le convenzioni anche nelle luci, con le immagini spesso solcate da ombre di veneziane e di altri elementi della scenografia.
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