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Storia del Cinema - Il Film di Guerra

La squadriglia dell'aurora - Howard Hawks,1930[Manifesto] I sacrificati di Bataan - John Ford,1945[Manifesto] Obiettivo Burma! - Raoul Walsh,1945[Manifesto]
1930 - 1945
Tra il 1930 e il 1945 i film di guerra subirono grandi cambiamenti. La disillusione seguita alla prima guerra mondiale era sfociata in un pacifismo che dominò i film di tutti gli anni Trenta, e fino a Pearl Harbour la maggioranza dei cittadini americani si oppose all'entrata in guerra. “All'ovest niente di nuovo”, di Lewis Milestone, fu uno dei film più decisamente pacifisti, con un protagonista tedesco descritto con simpatia e destinato a morire tragicamente. Per tutto il decennio, la guerra fu dipinta come una insensata tragedia: la Warner Bros, fece due versioni di “La squadriglia dell'aurora” (The Dawn Patrol, di Howard Hawks, 1930; The Dawn Patrol, di Edmund Goulding, 1938, inedito in Italia), storia di un comandante che si tormenta per il fatto di dover spedire i suoi piloti a farsi uccidere. Anche il musical “La danza delle luci” (Gold Diggers of 1933, di Mervin LeRoy, 1933) contiene un numero, “Remember My Forgotten Man”, sui reduci della prima guerra mondiale impoveriti dalla Depressione.
Dopo Pearl Harbour, comunque, il cinema sostenne la causa bellica fino in fondo. I film di guerra erano vivaci e spesso mostravano americani di varie origini etniche uniti nel combattere l'Asse: in “Arcipelago in fiamme” (Air Force, di Howard Hawks, 1943), uomini provenienti dall'Europa orientale, dall'Irlanda, ebrei e altri, sono membri dell'equipaggio dello stesso bombardiere.
Molti film di guerra sui nazisti si limitavano a rappresentarli come assassini a sangue freddo; la propaganda contro i giapponesi, però, spesso aveva toni più razzisti, e sfruttava immagini stereotipate: in “Obiettivo Burma!” (Objective Burma, di Raoul Walsh, 1945), ad esempio, il protagonista conduce una squadra di paracadutisti a liberare una parte della Birmania dai giapponesi, i quali a un certo punto vengono definiti "scimmie" (un epiteto piuttosto comune durante la seconda guerra mondiale). In una scena si trovano alcuni cadaveri di soldati americani torturati e uccisi dai giapponesi, e un giornalista che fa parte del gruppo ricorda i molti orrori che ha visto nella sua carriera: "Ma questo, questo è diverso. Tutto ciò è stato fatto a sangue freddo da persone che... che pretendono di essere civilizzate. Civilizzati e degenerati idioti morali!... Spazzateli via! Spazzateli via dalla faccia della terra!".
Uno dei pochi film di guerra a mostrare meno entusiasmo fu “I sacrificati di Bataan" (The Were Expendable, di John Ford, 1945), storia dell'equipaggio di un torpediniere che combatte valorosamente ma viene sconfitto nelle Filippine: alcuni soldati vengono tratti in salvo ma altri, incluso uno dei protagonisti, devono restare indietro ed affrontare la cattura o la morte. Ford, che era stato in Marina ed era stato ferito mentre riprendeva materiale per il suo documentario “The Battle of Midway” (La battaglia delle Midway, 1942), realizzò per “I sacrificati di Bataan” molte scene realistiche di combattimento. Quanto al film, il regista avrebbe in seguito dichiarato: "Disprezzo quei finali ottimistici, con bacio conclusivo, non li ho mai fatti. Naturalmente quegli uomini si coprirono di gloria anche nella sconfitta nelle Filippine: continuarono a combattere". E di fatto “I sacrificati di Bataan” presentava un'immmagine senza fronzoli dell'eroismo.
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