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Storia del Cinema - Dittature di Destra e di Sinistra

Aleksandr Medvedkin La felicità - Aleksandr Medvedkin,1934 Sola - Aleksandr Medvedkin,1931
1930 - 1945
Durante gli anni Trenta alcune cinematografie si trovarono sotto il controllo di dittature di destra e di sinistra, in particolare nell'URSS, in Germania e in Italia: tutte erano ben consapevoli delle potenzialità del cinema come mezzo di propaganda oltre che di intrattenimento, ed entrambe le funzioni dovettero convivere durante la guerra.
Il controllo governativo assunse forme diverse. Le cinematografie dei vari Paesi che componevano l'URSS a partire dal 1919 furono nazionalizzate dal governo sovietico che impose una gestione centralizzata che si sarebbe ulteriormente irrigidita negli anni Trenta. Il controllo statale, comunque, poteva assumere altre forme: il regime nazista che prese il potere nel 1933 in Germania credeva nel capitalismo e non volle confiscare le case di produzione private, ma ne ottenne ugualmente il controllo acquistandole pacificamente una dopo l'altra. Ancora diversa era la situazione in Italia, dove lo Stato esercitava il controllo con sostegni all'industria e commissioni di censura, senza però nazionalizzare la produzione.
Nel 1930, il primo piano quinquennale centralizzò il cinema sovietico in una società unica, la Sojuzkino allo scopo di rendere l'industria più efficiente e liberare l'URSS dall'obbligo di importare tecnologia e film. Per dominare il mercato interno, si doveva aumentare il numero di film prodotti: nel 1932 nuove fabbriche fornivano la pellicola necessaria, mentre la conversione al sonoro era ormai compiuta, e con un limitato ricorso a risorse straniere. Tuttavia i problemi legati a inefficienze di vario genere e a una produzione comunque scarsa restarono irrisolti.
Il periodo 1930-1945 vide anche irrigidirsi il controllo sui film. Bons Sumjatskij fu fin dall'inizio a capo della Sojuzkino e rispondeva direttamente a losif Stalin, che mostrava grande interesse per il cinema. Sumjatskij prediligeva film divertenti e di facile comprensione; sotto il suo regime, il movimento avanguardista del montaggio non potè che estinguersi. Nel 1935, fu proprio Sumjatskij a supervisionare l'introduzione nel cinema della dottrina del realismo socialista.

I film dei primi anni Trenta

Molti film significativi apparvero prima dell'introduzione del realismo socialista. "Diela i ludi" (Le opere e gli uomini, di Aleksandr Macheret, 1932) combinava lo stile della scuola del montaggio con un'enfasi sul concetto di produzione che rifletteva i precetti del primo piano quinquennale: un esperto americano, giunto in URSS come consulente per la costruzione di una diga, si comporta inizialmente con aria di sufficienza; poi però questo atteggiamento si incrina, e l'uomo decide di restare per aiutare il nuovo Stato sovietico. Più insolito fu un film di Aleksandr Medvedkin, che trascorse in treno i primi anni Trenta, girando film e proiettandoli nei villaggi di tutta l'Unione Sovietica; nessuno di questi cortometraggi è sopravvissuto, ma ci è rimasto il suo unico lungometraggio, "La felicità" (Scast'e, 1934): un contadino, Kymyr, resiste alle riforme della Rivoluzione e cerca la felicità nel benessere individuale mentre Anna, la sua oppressa moglie, entra a far parte di una fattoria collettiva e persuade Kymyr a unirsi a lei. Medvedkin si serve di un registro comico per descrivere l'iniziale povertà della coppia e la stupidità di soldati e preti. Largamente ignorato nel 1934, "La felicità" fu riscoperto negli anni Sessanta dalla critica, che ne riconobbe l'importanza.
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