Homepage Recensioni dei film News sul Cinema Speciali sul Cinema Interviste Film in TV Programmazione dei Cinema (Roma) Trailer dei film Coming soon Libri di Cinema Storia del Cinema Est Film Festival

Storia del Cinema - La Dottrina del Regime Socialista

Vsevolod Mejerchol'd Sergej Tret'jakov Isaak Babel'
1934 - 1938
Il realismo socialista era un principio estetico introdotto dal Congresso degli scrittori sovietici del 1934. A. A. Zdanov, funzionario culturale membro del Politbjuro, spiegò: "Il compagno Stalin ha chiamato i nostri scrittori ingegneri di anime umane. Che cosa significa? Che doveri vi sono conferiti da questo titolo? Prima di tutto, significa conoscere la vita cosi da poterla descrivere veridicamente nelle opere d'arte: non in un modo morto e scolastico, non semplicemente come 'realtà oggettiva', ma descrivere la realtà nel suo sviluppo rivoluzionario."
Agli scrittori e agli artisti di ogni genere si chiedeva di servire nelle opere gli obiettivi del Partito Comunista, propugnando una serie di vaghi dogmi ufficiali. Questa politica sarebbe rimasta in vigore, più o meno rigidamente, fin verso la metà degli anni Cinquanta, e il cinema vi si conformò rapidamente.
Ogni artista era obbligato ad aderire al realismo socialista. Stalin governava da dittatore assoluto, la politica del governo era fatta rispettare da una dura repressione e la polizia segreta era pronta a scovare il dissenso dovunque si annidasse. Dagli anni Venti in poi furono avviate le "purghe", e tutti i membri del Partito sospettati di non sostenere Stalin con la massima convezione furono periodicamente espulsi, imprigionati, esiliati o giustiziati: regno del terrore raggiunse il culmine tra il 1936 e il 1938 con "processi spettacolo" in cui i capi del Partito confessavano per iscritto di aver partecipato ad attività "controrivoluzionarie".
Gli artisti non erano immuni da simili persecuzioni: Vsevolod Mejerchol'd, l'antico mentore di Ejzenštein e il principale regista teatrale degli anni Dieci e Venti, scomparve durante le purghe del 1936-1938; scrittori di primo piano come Sergej Tret'jakov e Isaak Babel' furono giustiziati in segreto. Anche il compositore Dmitrij Sostakovic, benché in disaccordo coi precetti della nuova dottrina, dovette obbedirvi.
Il realismo socialista divenne la linea ufficiale del cinema nel gennaio 1935, alla Conferenza creativa pansindacale dei lavoratori del cinema sovietico. Ciapaiev, che era uscito appena due mesi prima, fu citato per tutta la conferenza; Ejzenštein, al contrario, fu preso di mira da tutti i presenti in palese tentativo di screditare coloro che avevano seguito le teorie del montaggio. Altri registi "formalisti" furono costretti ad ammettere passati "errori"; Lev Kulesov dichiarò: “Come altri miei colleghi i cui nomi sono legati a una intera serie di produzioni fallite, io voglio essere a ogni costo, e sarò uno straordinario artista rivoluzionario, ma lo sarò soltanto quando la mia carne e il mio sangue, il mio intero organismo e il mio essere, saranno fusi con la causa della Rivoluzione e del Partito”. Nonostante questo umiliante atto di contrizione, Kulesov pronunciò anche un'eloquente difesa di Ejzenštein.
I cineasti non potevano sperare di passare inosservati: Stalin era un appassionato di cinema e vedeva molti film nei suoi appartamenti privati; e Sumjatskij, suo diretto rappresentante, aveva l'industria in pugno. Prima di essere approvate, le sceneggiature dovevano passare ripetutamente attraverso un complesso apparato di censura, ma anche a riprese iniziate un film poteva essere sottoposto a revisione o interrotto in qualsiasi momento: un sistema burocratico ingombrante che rallentava la produzione, tanto che per tutti gli anni Trenta il numero di film completati rimase molto al di sotto del totale programmato. Per fare un film ci si doveva sottoporre a minuziosi controlli ideologici perdendo anni interi: il caso più spettacolare di questo tipo di ingerenza fu “Bezin lug” (Il prato di Bezhin), il primo progetto sonoro di Ejzenštein in URSS, di cui Sumjatskij fece interrompere la lavorazione nel 1937.
Relativamente pochi cineasti subirono le punizioni più estreme, ma le vittime non mancarono: il critico e sceneggiatore Adrian Piotrovskij, che aveva sceneggiato “Cortovo koleso” (La ruota del diavolo) — un film d'avanguardia del 1926 di Kozincev e Trauberg — fu arrestato nel 1938 e morì in un campo di prigionia; anche l'operatore Vladimir Nilsen, un allievo di Ejzenštein, scomparve; a Konstantin Eggert, un regista tradizionale, fu invece impedito di fare qualsiasi film dopo il 1935. E molti altri subirono pene di vario genere.
Nella speranza di incrementare la produzione e di dar vita a un cinema popolare, Sumjatskij decise di costruire una "Hollywood sovietica" così, dopo aver passato due mesi nel 1935 in visita agli studios americani, tentò di replicare la loro sofisticata tecnica ed efficienza. Il grandioso progetto prese vita nel 1937 ma non fu mai completato, né Sumjatskij riuscì mai a portare la produzione ai livelli previsti dal piano quinquennale: a fronte di una previsione media di oltre un centinaio di film all'anno, le cifre effettive della distribuzione restarono modeste, passando dai 94 film del 1930, fino al minimo storico di 33 nel 1936; negli anni successivi, la media si assestò attorno ai 45.
Per ironia della sorte, il risultato finale della politica di Sumjatskij fu il suo arresto nel gennaio 1938: una delle motivazioni citate nell'atto che lo privava di ogni potere era lo spreco di denaro e di talento nella distruzione di “Bezin lug”. Qualche mese più tardi fu giustiziato, diventando la vittima più illustre delle purghe, e da quel momento il ruolo di Stalin nel decidere l'accettabilità ideologica di un film divenne ancora più diretto.
Flash non disponibile
Copyright 2017 ©