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Storia del Cinema - I Generi Principali del Realismo Socialista

Aleksandr Nevskij - Sergei M. Ejzenstejn,1938 Vsevolod Pudovkin Aleksandr Nevskij - Sergei M. Ejzenstejn,1938
1930 - 1941
In seguito all'enorme successo di Ciapaiev i film sulla guerra civile divennero un genere importante del cinema del realismo socialista; nonostante le molte sofferenze da essa provocate, molti reduci la ricordavano come l'era pre-stalinista quando gli obiettivi del comunismo erano chiari e si aveva l'impressione che le cose potessero cambiare rapidamente. Perciò “Noi di Kronstadt” (My iz Kronstadta di Efim Dzigan, 1936) è di fatto un vago rifacimento di Ciapaiev, da cui si differenzia solo per la scelta di un eroe "tipico" al posto di un personaggio storico. Il film si svolge nel 1919, durante i feroci combattimenti avvenuti vicino a Kronstadt: il marinaio Balachov all'inizio è indisciplinato, abborda una donna per strada e spartisce malvolentieri le sue razioni con gli operai e i bambini della vicina Pietroburgo; a poco a poco. dopo essere sfuggito all'esecuzione da parte delle truppe Bianche e aver sopportato le privazioni della battaglia, impara però ad abbracciare senza egoismo la causa della Rivoluzione.
Ciapaiev portò anche in primo piano il genere biografico: spesso i protagonisti erano celebri figure della Rivoluzione e della guerra civile, ma anche — e in misura crescente — grandi personaggi dell'epoca prerivoluzionaria, zar inclusi. In teoria l'URSS si stava trasformando in una società senza classi; di fatto, il periodo vide affermarsi il "culto della personalità": Stalin era esaltato come l'incarnazione stessa degli ideali comunisti e gli storici gli attribuivano un ruolo esagerato nella Rivoluzione. E poiché Stalin paragonava la sua figura a quella dei grandi leader russi del passato, questi divenneri oggetto di numerose agiografie su pellicola.
Ai più importanti intellettuali della Rivoluzione furono dedicati film biografici: "Il deputato del Baltico" (Deputai Bal'tiki, di Aleksandr Zarkij, 1937), ambientato subito dopo la Rivoluzione d'ottobre, racconta in modo romanzato la storia di uno scienziato che aveva accolto con favore il regime bolscevice nonostante lo scherno dei colleghi. In realtà, molti intellettuali si erano opposti ma "Il deputato del Baltico" doveva mostrare l'unione delle classi sotto il comunismo: l'anziano professore protagonista fa amicizia con un gruppo di marinai; alla fine il suo libro è pubblicato e Lenin gli manda una lettera di congratulazioni.
Maksim Gor'kij fu considerato il massimo esponente lettarario del realismo socialista col romanzo "La madre" (pubblicato nel 1907 e ispiratore vent'anni dopo del film di Pudovkin), eletto a modello della dottrina. Dopo la sua morte, Mark Donskoij realizzò tre film basati sulle sue memorie giovanili: "L'infanzia di Gor'kij" (Detstvo Gor'kogo, 1938), "V Ijudjakh" (Tra la gente, 1939), "Moi universitety" (Le mie università, 1940). La trilogia di Gorkij sottolinea la mancanza di educazione scolastica del protagonista: di origini povere, si sposta di lavoro in lavoro osservando gli aspetti oppressivi della società zarista ma anche incontrando occasionalmente persone che vi resistono — un gentile farmacista locale arrestato per attività rivoluzionarie, un bambino zoppo che fa tesoro delle più minute gioie della vita. Verso la fine Gor'kij aiuta una contadina al lavoro in un campo e sottolinea così il senso ultimo della trilogia: la grandezza del protagonista come scrittore è il frutto dei suoi stretti legami con il popolo.
Gli storici stalinisti scelsero due zar, Ivan il Terribile e Pietro I (detto anche "il Grande"), da dipingere come sovrani progressisti autori di riforme importanti per il superamento della società feudale e il sorgere del capitalismo, preparando così la strada al comunismo.
Il film epico in due parti di Vladimir Petrov, "Pietro il grande: orizzonti di gloria" (Piotr Pervji, 1937-1938) fu il primo film dedicato agli zar e stabilì alcune importanti convenzioni: benché monarca, Pietro è anche un uomo del popolo; conduce eserciri in battaglia e si muove con astuzia nelle trame diplomatiche, ma non disdegna di far baldoria nelle taverne coi suoi uomini o adoperare con vigore gli attrezzi di un fabbro; tra gli allievi di un suo corso sulla tecnica di navigazione non esita a mandar via il pigro figlio di un nobile, promuovendo invece un servitore meritevole.
Queste convenzioni ritornano nel film che riportò Ejzenštein in una posizione di prestigio nel cinema sovietico, "Aleksandr Nevskij" (Id., 1938). Nevskij era un principe medievale che aveva condotto la difesa della Russia contro l'invasione dei cavalieri teutonici, e le analogie con la situazione contemporanea — con le minacce di guerra dalla Germania nazista — fecero del film un importante progetto patriottico. Il senso antitedesco del film era dichiarato: alla fine, Nevskij parla direttamente alla macchina da presa: "Chi viene da noi con in mano la spada, di spada perirà".
"Aleksandr Nevskij", che per Ejzenštein fu il primo film sonoro portato a termine, si inseriva perfettamente nella dottrina del realismo socialista, narrando la storia in modo semplice e glorificando le doti del popolo russo: come il giovane Gor'kij e lo zar Pietro, Nevskij si mescola ai contadini e la sua strategia finale è basata su una storiella udita attorno al fuoco. Ejzenštein. comunque, riuscì a conservare qualcosa delle sperimentazioni introdotte negli anni Venti: spesso la stessa azione è inquadrata più volte da angolazioni diverse, e molti stacchi producono salti nella continuità della narrazione. La celebre sequenza della battaglia sul lago ghiacciato è un prolungato virtuosismo di montaggio ritmico, ma la musica di Sergej Prokof'ev contribuisce a smussare le eccentricità stilistiche, e potenzia la vocazione leggendaria e smisurata dell'opera.
All'inizio del 1935, Stalin suggerì a Dovženko: "Ora devi darci un Ciapaiev ucraino". L'allusione era all'omonimo eroe ucraino della guerra civile; naturalmente Dovženko lo prese come un ordine e, sotto il controlli costante di Stalin e di funzionari minori, dedicò al progetto i tre anni successivi. "Scors" (1939) sfoggia il lirismo tipico di Dovženko, in particolare nella sorprendente scena iniziale di una battaglia che si scatena in un grande campo di girasole; ma non manca di umorismo, come si vede nell'episodio in cui uno degli ufficiali di Scors sollecita donazioni in un teatro.
Pudovkin contribuì al genere con "Suvorov" (1941), sugli ultimi anni di un generale che si era distinto contro Napoleone. La scena di apertura è tipica di questi film e anche in questo caso, nonostante le sue origini siano nobili, si vede fraternizzare il protagonista con la gente comune. Suvorov vince la battaglia malgrado l'insensata opposizione dello zar Paolo I; nella scena in cui si questi lo riceve, vediamo il generale scivolare ripetutamente sul pavimento incerato, chiaramente a disagio nell'eleganza della corte. I ritratti di personaggi storici in una versione che li facesse sembrare più vicini alla gente comune sarebbero continuati per tutta la guerra.
Assai comuni erano anche le storie di eroismo di gente comune ma "tipica": "Biancheggia una vela solitaria" (Beleet parus odinokij, di Vladimir Legosin, 1937) racconta l'avventurosa partecipazione dei bambini alla tentata rivoluzione del 1905. Ambientato a Odessa, il film contiene riferimenti a "La Corazzata Potëmkin", ma è anche un eccellente esempio degli sforzi di Sumjatskij per produrre film in stile di hollywoodiano, con una fluida continuità narrativa che ben si sposa al realismo socialista.
Il progetto abortito di Ejzenštein, "Bezin lug", avrebbe dovuto essere la storia di un ragazzo che considera la lealtà alla fattoria collettiva superiore al rapporto con il padre opprimente. Sfortunatamente, il negativo del film è andato distrutto in un bombardamento nella seconda guerra mondiale e tutto ciò che resta è una ricostruzione realizzata stampando fotogrammi e foto di scena di ogni inquadratura come immagini fisse; ma anche queste tracce del film indicano che si sarebbe trattato di uno dei capolavori dell'epoca. Ejzenštein vi sperimentò una profondità di campo estrema, che anticipava i film di Gregg Toland e Orson Welles.
"Cleri pravitel'stva" (Il membro del governo, di Aleksandr Zarkij e Josif Heifits, 1940) descrive una contadina "idealizzata": benché picchiata dal marito ubriacone, geloso della sua devozione alla fattoria collettiva, la protagonista Aleksandra persiste fino a diventarne la dirigente, stimolata anche dal funzionario locale di partito che le assicura: "Hai il tuo ruolo nella storia". Alla fine viene eletta al Soviet Supremo di Mosca come deputato della regione e pronuncia un discorso davanti a una folla enorme.
Alcuni dei film più popolari dell'epoca erano commedie musicali: Grigorij Aleksandrov, già assistente di Ejzenštein, ne divenne l'autore principale con "Tutto il mondo ride" (Veselye rebjata, 1934), storia di un vivace agricoltore che ama cantare ed è scambiato per un celebre direttore di un complesso jazzistico. Quando viene indetta una festa in suo onore, il suono del flauto attira in casa gli animali, creando il caos. Il contenuto frivolo del film fu criticato, ma Aleksandrov aveva la migliore delle protezioni: Stalin adorava il film. Con Volga-Volga (1938), in cui una postina scrive una canzone di enorme successo, il regista realizzò il film favorito del dittatore.
L'altro regista importante nel genere era Ivan Pyr'ev, specializzato nel cantare le gioie della vita nelle fattorie collettive nei suoi "musical dei trattori": sia "La fidanzata ricca" (Bogotaja nevesta, 1938) che "I trattoristi" (Traktoristy, 1939) mostrano i contadini impegnati in vivaci gare per superare le quote di lavoro. Nel 1935 il minatore Aleksei Stachanov aveva infatti raggiunto un record nell'estrazione del carbone, e il governo promuoveva simili risultati tra gli operai di ogni settore; gì "stachanovisti" erano esaltati dalla stampa, ottenevano privilegi speciali e ricevevano persino lettere di ammiratori.
In "Bogotaja nevesta", il contabile di una collettività compie una sene intrighi per sposare la migliore trattorista e godere dei suoi privilegi. Riesce a guastare il legame fra lei e il miglior trattorista uomo falsificando la scheda di lavoro di quest'ultimo, ma l'imbroglio è scoperto e la coppia si riunisce. Il concetto che la migliore stachanovista dovesse sposare l'uomo migliore riappare in "Traktoristiy": Mar'jana, la protagonista, è così famosa per la frequenza con cui supera le sue quote all'aratro da essere letteralmente assediata da corteggiatori. La ragazza si finge fidanzata con Nazar, uno dei meno produttivi fra i trattoristi della fattoria, facendo inorridire il supervisore della comunità, che chiede al bravo Klim di insegnare a Nazar a lavorare meglio; Klim obbedisce, pur essendo egli stesso segretamente innamorato di Mar'jana, e con il suo aiuto Nazar migliora sensibilmente; alla fine, comunque, Mar'jana scopre l'amore di Klim nei suoi confronti e i due stachanovisti si sposano tra loro. Per tutto il film si respira un'aria di grande energia: in realtà i membri delle fattorie collettive passavano più tempo possibile al lavoro nei loro orti privati, ma i personaggi di "Traktoristy" lavorano insieme nei campi intonando allegre canzoni.
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