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Storia del Cinema - Il Cinema Tedesco sotto il Nazismo

Il testamento del dottor Mabuse - Fritz Lang,1933[Manifesto] L’opera da tre soldi - G.W.Pabst,1931[Manifesto] M, il mostro di Dusseldorf - Fritz Lang,1931[Manifesto]
1931 - 1933
La guerra aveva portato all'URSS enormi perdite, e l'industria del cinema si trovò a dover riavviare la produzione negli studi regolari ricostruendo le struttture della Lenfìlm ridotte a rovine nell'assedio di Leningrado. Nondimeno, la vittoria consentì all'URSS di mantenere la nazionalizzazione del cinema.
Nonostante molti cineasti tedeschi fossero partiti per Hollywood negli anni Venti, diversi film di spicco vennero realizzati tra il 1930 e la presa nazista del potere nel 1933: a dirigerli furono sia i veterani del muto che alcuni importanti nuovi autori.
Il primo film sonoro di Fritz Lang, già tra le figure centrali dell'espressionismo tedesco negli anni Venti, fu uno dei suoi capolavori: "M, il mostro di Dusseldorf" (M, 1931) è la storia di un assassino di bambine i cui delitti, provocando continue retate della polizia, diventano un problema serio per tutto il mondo della malavita, al punto che i criminali catturano il mostro e lo processano in un tribunale improvvisato. Nel descrivere la doppia caccia all'uomo, Lang usa suono e immagini per creare paralleli fra la polizia e un mondo criminale altamente organizzato e sa approfittare dello spazio fuori campo per raccontare le scene più scioccanti, dimostrando con la sua inventiva stilistica l'immediata padronanza del cinema sonoro. Lang diede anche un seguito al suo "Il dottor Mabuse" del 1922, con "Il testamento del dottor Mabuse" (Das Testament des Dr. Mabuse, 1933), in cui il criminale continua a governare la sua banda da un manicomio e perfino dall'oltretomba.
Anch'egli già celebre ai tempi del muto, G.W. Pabst firmò agli albori del sonoro tre film notevoli: "Westfront 1918" (Westfront, 1930), "L'opera da tre soldi" (Die Dreigroscbenoper, 1931) e "La tragedia della miniera" (Kameradschaft, 1931). "Westfront 1918" e "La tragedia della miniera" erano opere pacifiste che invocavano la comprensione internazionale proprio mentre in Germania prendevano forza nazionalismo e militarismo: il primo film denuncia l'insensatezza della prima guerra mondiale; il secondo mostra minatori tedeschi che rischiano la vita per salvare i compagni francesi da un disastro in miniera.
II messaggio antibellico di "Westfront 1918" è affidato a un amaro simbolismo e alla descrizione realistica delle condizioni al fronte. Una scena mostra il protagonista Karl tornare a casa in licenza e trovare la moglie a letto col fattorino del macellaio, seguendone le reazioni - dapprima rabbiose poi di amara rassegnazione - con sottili variazioni nell'inquadratura; solo nello straziante finale, in un ospedale da campo pieno di soldati storpi e morenti e trovandosi egli stesso in fin di vita, Karl perdona la moglie. Il film si chiude con la scritta "Fine?!" accompagnata dal suono delle esplosioni. Durante gran parte del regime nazista, Pabst girò film in Francia, ma tornò in Germania durante la seconda guerra mondiale.
Max Ophuls, regista teatrale, esordì nel cinema all'inizio dell'epoca del sonoro. Il suo primo lavoro importante fu "La sposa venduta" (Die verkaufte Braut, 1932), un adattamento dell'operetta di Bedrih Smetana in cui si introducono molte delle soluzioni stilistiche che avrebbero caratterizzato lo stile di Ophuls: tra queste la composizione in profondità, gli articolati movimenti di macchina e i personaggi che si rivolgono direttamente al pubblico. Lo stesso stile caratteristico distingue "Amanti folli" (Liebelei, 1933), in cui l'innocente figlia di un violinista si innamora di un impetuoso tenente: durante una scena di ballo, la macchina da presa prende a seguire la coppia che inizia a girare vorticosamente intorno all'obiettivo facendo turbinare anche lo sfondo, finché l'inquadratura si ferma sulla pianola da cui proveniva la musica e li lascia uscire di campo per chiudere con una dissolvenza. A questo tipo di intenso romanticismo Ophuls dovrà gran parte della sua fama.
Uno dei debutti registici più acclamati del periodo fu "Ragazze in uniforme" (Madchen in Uniform, 1931) d Leontine Sagan, un raro tentativo di affrontare senza pregiudizi il tema del lesbismo. E' la storia di Manuela, sensibile allieva di un collegio governato da una direttrice tirannica, che prende una cotta per l'unica insegnante che le dimostri un po' di comprensione e, dopo essersi a lei dichiarata durante una festa, tenta il suicidio.
Leontine Sagan realizzò in Inghilterra un secondo film ("Men of Tomorrow", Uomini di domani, 1932) prima di andare al teatro.
Nel 1933 tutti questi registi - Lang, Pabst, Ophuls e Sagan -lavoravano ormai fuori dalla Germania, anche perchè i nazisti stavano conquistando il potere.
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