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Storia del Cinema - Il Cinema Americano nel Dopoguerra

John F. Kennedy Mao Tse-tung Winston Churchill
1946 - 1967
Gli Stati Uniti uscirono dalla seconda guerra mondiale in condizioni di prosperità: l'industria bellica aveva consentito a chi vi lavorava stipendi discreti, ma le occasioni di spendere erano state poche. Al loro ritorno molti militari si sposarono o ritrovarono le loro mogli, preparandosi a fare figli e acquistare beni di consumo. Il tasso di natalità, già cresciuto durante la guerra, ebbe un'impennata, tanto che la nuova generazione sarebbe stata ricordata come quella del "baby boom".
I Paesi europei — vincitori e vinti — dovevano affrontare la ricostruzione; tutte le infrastrutture del Giappone erano ridotte a macerie. Gli Stati Uniti assunsero così il ruolo di superpotenza mondiale, aiutando i propri alleati e gli ex nemici. L'Unione Sovietica intanto affermava la propria autorità: nel 1946, mentre Stalin cominciava a muoversi per mantenere il controllo sui Paesi dell'Est europeo conquistati durante la guerra, Winston Churchill dichiarò che una "cortina di ferro" divideva l'Est dall'Ovest. Nel 1949 il volto della Cina fu cambiato dalla rivoluzione di Mao Tse-tung e i sovietici effettuarono il loro primo esperimento con armi atomiche. Sembrava che stesse iniziando una nuova era di imperialismo russo.
Il presidente Truman adottò una politica di "contenimento", contrastando in tutto il mondo l'influenza sovietica: dal 1950 al 1952 gli Stati Uniti lottarono a fianco delle truppe sudcoreane contro il Nord comunista in una incerta guerra civile. Unione Sovietica e Stati Uniti si sarebbero contesi con ogni mezzo l'influenza sulle nazioni non allineate, in una guerra fredda destinata a durare quasi cinquant'anni.
Il timore dell'espansione del controllo comunista sul mondo portò negli Stati Uniti un clima di sospetto politico: sul finire degli anni Quaranta i servizi segreti avviarono indagini su individui sospettati di essere spie o sovversivi e una commissione del Congresso si dedicò a ricerche sulle infiltrazioni comuniste nel governo e nel mondo degli affari. Sotto la presidenza di Dwight Eisenhower (1953-1961) la politica fu dominata dalla guerra fredda.
Tuttavia, anche se il governo USA cercava di creare un fronte unico contro il comunismo, la società americana parve frammentarsi in distinti segmenti demografici. Un gruppo importante era ad esempio quello dei teen-ager, che avevano denaro per acquistare automobili, dischi, vestiti e biglietti del cinema: l'aumentare della criminalità minorile fece emergere anche l'immagine del giovane delinquente. Anche il movimento per i diritti civili accelerò il passo, soprattutto sotto la guida pacifista di Martin Luther King jr. Nel 1954 la Corte Suprema mise fine alla discriminazione legale negli istituti scolastici.
Gli effetti di questa lotta emersero negli anni Sessanta sotto la presidenza prima di John F. Kennedy e poi di Lyndon B. Johnson: entrambi operarono scelte più liberali di politica interna (Johnson ne parlava come della "Great Society"), tra cui l'approvazione nel 1964 della legge sui diritti civili. La "lotta contro la povertà" di Johnson portò all'istituzione di programmi di lavoro-studio nei college e alla creazione dei Corpi di Lavoro. Naturalmente non si trascurava l'impegno nel contenimento del comunismo: negli anni Cinquanta gli Stati Uniti iniziarono a sostenere la lotta francese contro le forze comuniste di Ho Chi Minh in Vietnam, e nel 1963 entrarono direttamente nel conflitto. Nei successivi nove anni gli Stati Uniti avrebbero inviato centinaia di migliala di soldati in una guerra sempre più impopolare.
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