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Storia del Cinema - Il Declino dello Studio System Hollywoodiano

Martin Luther King jr Dwight Eisenhower Lyndon B. Johnson
1946 - 1957
L'industria del cinema doveva affrontare anche problemi economici. Nell'immediato dopoguerra le prospettive sembravano eccellenti: i reduci dal fronte e i lavoratori ben pagati cominciarono a spendere a ritmi mai visti prima acquistando i beni di consumo che le catene di montaggio avevano ricominciato a sfornare e affollando in massa le sale cinematografiche. Gli incassi del 1946 furono i più alti nella storia del cinema americano e, se aggiornati all'inflazione, restano probabilmente i più alti di tutti i tempi.
Anche il mercato internazionale di Hollywood si stava allargando. Verso la fine della guerra gli studios trasformarono la divisione estera della MPPDA in una nuova organizzazione commerciale, la Motion Picture Export Association of America (MPEAA). La MPEAA era responsabile del coordinamento delle esportazioni americane: negoziava i prezzi e assicurava che Hollywood si presentasse sui mercati internazionali come un fronte unico. Il governo, considerando il cinema come la migliore propaganda per la democrazia americana, assisteva l'esportazione di film tramite iniziative del Ministero del commercio e pressioni diplomatiche.
Molti Paesi approvarono leggi protezionistiche che fissavano quote, sussidi alla produzione e restrizioni all'esportazione di valuta, con esiti alterni. Nel 1947 la Gran Bretagna impose una tassa addizionale sui film importati e la MPEAA rispose annunciando che le major non avrebbero più offerto al Paese nuovi film: un boicottaggio che vinse la resistenza in otto mesi, costringendo il governo inglese a revocare il provvedimento e a permettere l'esportazione di percentuali maggiori di incasso negli Stati Uniti. Altrove, i tentativi protezionistici si risolvevano spesso nel rafforzamento del dominio americano: le società USA esportavano i guadagni in modo indiretto, investendo in film stranieri e importandoli negli Stati Uniti. In altri casi Hollywood spendeva fondi "congelati" girando film nei Paesi che impedivano l'esportazione di valuta, evitando fra l'altro l'alto costo del lavoro negli Stati Uniti.
Mentre alcuni Paesi si sforzavano di ricostruire l'industria interna, Hollywood potenziava l'esportazione: prima della guerra, circa un terzo degli incassi del cinema americano proveniva dall'estero, ma a metà degli anni Sessanta la percentuale raggiunse il 50%, proporzione che da allora è rimasta costante.
Dopo il 1946, però, le fortune di Hollywood sul mercato interno subirono una battuta d'arresto: i 98 milioni di spettatori settimanali del 1946 calarono inesorabilmente ai 47 milioni del 1957, costringendo alla chiusura circa quattromila sale. La produzione e i profìtti crollarono e una delle "cinque grandi" — la RKO — passò di mano diverse volte (fu controllata, fra l'altro, da Howard Hughes) prima di cessare l'attività nel 1957. Che cosa aveva provocato la fine dell'età aurea degli studios, iniziata sotto ottimi auspici negli anni Dieci?
Dopo la guerra, l'industria cinematografica dovette affrontare due sfide che ne avrebbero radicalmente trasformato la struttura: la prima fu un processo giudiziario che alterò per sempre il modo di fare affari a Hollywood; la seconda fu il profondo cambiamento nelle abitudini degli spettatori americani.
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