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Storia del Cinema - Il Cinema Francese del Dopoguerra

I diabolici - Henri-Georges Clouzot,1955[Manifesto] Henri-Georges Clouzot Legittima difesa - Henri-Georges Clouzot,1957[Manifesto]
1945 - 1955
Modello imprescindibile di realismo sociale e ambiguità psicologica, il neorealismo non fu però l'unica tendenza ad affermarsi nell'Europa postbellica: la Francia si impose per il prestigio del suo cinema d'arte, con il ritorno di molti importanti autori d'anteguerra e l'emergere di giovani sperimentatori; il cinema scandinavo balzò alla ribalta grazie a cineasti provenienti dall'esperienza teatrale che contribuirono a dar forma al nascente cinema d'autore; gli inglesi, nel complesso meno inclini alla sperimentazione, incontrarono una nuova popolarità nei Paesi anglofoni. Coproduzioni, esportazione e festival contribuirono a offrire ai film una platea internazionale.
Il primo decennio del cinema francese post-bellico fu dominato da ciò che un critico definì nel 1953 il "cinema di qualità", un termine all'inizio piuttosto ampio, ma che ben presto fu identificato con determinati registi e sceneggiatori.
La tradizione di qualità mirava a una produzione "di prestigio" ed era costituita in massima parte da adattamenti di classici letterari, tanto che il ruolo creativo dello sceneggiatore era spesso considerato pari, se non superiore, a quello del regista. Gli interpreti erano scelti fra le stelle di prima grandezza - o nei teatri più celebri - e spesso i film erano impregnati di quel romanticismo reso famoso dal realismo poetico d'anteguerra: gli amanti si trovano sempre in ambienti freddi o minacciosi, il più delle volte il finale è tragico e la donna è regolarmente idealizzata, descritta come misteriosa e inafferrabile. Stilisticamente, gran parte dei film appartenenti alla tradizione di qualità somiglia ai drammi romantici di serie A prodotti a Hollywood e in Gran Bretagna — come "Arco di trionfo" (Arch of Triumph, di Lewis Milestone, 1948) o "Breve incontro" (Brief Encounter, di David Lean, 1945). Fra scenografie spettacolari, effetti speciali, illuminazione accurata e costumi stravaganti, nessuna risorsa degli studios veniva trascurata per amplificare l'impatto dì queste raffinate storie di passione e malinconia.
Per certi versi il cinema di qualità portava avanti abitudini sviluppatesi sotto l'Occupazione: i francesi avevano perfezionato un romanticismo letterario da teatro di posa culminato nella collaborazione fra Marcel Carné e Jacques Prévert in "Amanti perduti" e non c'è da stupirsi quindi se tra i più famosi film di qualità si trova "Mentre Parigi dorme" sempre di Carné.
In questa allegoria della vita del dopoguerra, una giovane coppia cerca di sfuggire al borsanerista di cui lei è stata l'amante; nel corso della notte incontrano Destino, un vagabondo che li ammonisce continuamente sul loro fato.
Costosissimo, per via delle colossali scenografie che ricostruiscono intere strade e perfino una banchina portuale, "Mentre Parigi dorme" fu un disastro finanziario: Carné e Prévert non lavorarono più insieme, anche se il regista continuò a puntare su un cinema simbolico, soprattutto con "Juliette, o la chiave dei sogni" (Juliette, ou la clef des songes, 1951).
Maggior fortuna arrise al duo di sceneggiatori Jean Aurenche e Pierre Bost che, già attivi sotto l'Occupazione, divennero celebri nel dopoguerra con adattamenti di classici di Feydeau, Colette, Stendhal e Zola, e furono eletti a simbolo della tradizione di qualità. La loro "Sinfonia pastorale" — riduzione di un manzo di André Gide — racconta l'attrazione fatale di un padre e un figlio per la stessa ragazza cieca. In "Il diavolo in corpo" Aurenche e Bost si servono del flashback per un'altra triste storia di amore adolescenziale: mentre la gente festeggia la fine della prima guerra mondiale, il giovane François ricorda il suo amore per Marthe, fidanzata con un soldato; quando questi torna dalla guerra, Marthe muore dando alla luce il figlio di François. "Il diavolo in corpo" consolidò la reputazione del protagonista Gérard Philipe e offrì al regista Claude Autant-Lara, con cui Aurenche e Bost avrebbero ancora lavorato spesso, il primo successo del dopoguerra. Gran parte del pubblico anglofono conobbe Aurenche e Bost attraverso "Giochi proibiti" (Jeux interdits, 1952), diretto da René Clément. La coppia romantica è qui composta da due bambini - una profuga orfana accolta in una famiglia di campagna e il figlio minore della famiglia stessa - che raccolgono animaletti morti per dar loro elaborate sepolture. Il film ha un tocco alla Buñuel nel modo in cui i morbosi riti dei bambini ironizzano con innocenza sulle ossessioni funebri della Chiesa, ma nel complesso Aurenche e Bost scelgono la via del lirismo, opponendo alla comica rivalità tra le famiglie dei contadini la devozione che i bambini dimostrano l'uno per l'altro e, insieme, per la bellezza della morte.
Fra le altre coppie celebri della tradizione di qualità, una delle più notevoli è quella composta dallo sceneggiatore Charles Spaak, autore di molti dei film più noti degli anni Trenta, e da André Cayatte, un avvocato che negli anni Cinquanta iniziò a dirigere film sui problemi sociali: anche le loro pellicole — come "Giustizia è fatta" (Justice est faite, 1950) e "Siamo tutti assassini" (Nous sommes tous des assassins, 1952) — sono progetti patinati da teatro di posa ma nell'aspra critica al sistema giudiziario francese rappresentano un'alternativa al solito romanticismo, a favore di un atteggiamento didattico e talora persino pedante.
La maggior parte dei registi della tradizione di qualità erano giovani che avevano avviato la loro carriera dopo l'avvento del sonoro, di solito sotto l'Occupazione. Un discorso in parte diverso merita però il contemporaneo Henri-Georges Clouzot, giunto alla notorietà con "Il corvo": Clouzot ottenne fama internazionale specializzandosi in film di forte suspense, come "Legittima difesa" (Quai des orfevres, 1957), "Vite vendute" (Le salaire de la peur, 1953) e "I diabolici" (Les diaboliques, 1955) e portò avanti la tradizione con fatalistiche storie d'amore con sceneggiature di ferro e con thriller affini al cinema francese degli anni Trenta e Quaranta.
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