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Storia del Cinema - Inghilterra

Oliver Twist - David Lean,1948[Manifesto] Il terzo uomo - Carol Reed,1949[Manifesto] L’occhio che uccide - Michael Powell,1960[Manifesto]
1945 - 1960
Durante la guerra la produzione inglese declinò: gli studi cinematografici furono convertiti a usi militari e i tecnici arruolati. Tuttavia, l'alta affluenza nelle sale ben presto diede all'industria nuovo impulso. Le società maggiori, la Rank Organization, capeggiata da Arthur J. Rank, e la Associated British Picture Corporation estesero il loro dominio.
I produttori inglesi continuarono a discutere se fosse meglio produrre film ad alto budget destinati all'esportazione o film meno costosi indirizzati al mercato interno. Come sempre, molte pellicole erano adattamenti letterari interpretate da attori famosi: Laurence Olivier diede un seguito al suo "Enrico V" (Henry V, 1945) dirigendo e interpretando "Amleto" (Hamlet, 1948) e "Riccardo III" (Richard III, 1953); Gabriel Pascal proseguì con i drammi di George Bernard Shaw realizzando uno smagliante "Cesare e Cleopatra" (Caesar and Cleopatra, 1946), con Vivien Leigh e Claude Rains. Questa linea artistica è paragonabile a quella della tradizione di qualità francese. In quel periodo, inoltre, due importanti registi inglesi raggiunsero fama internazionale. David Lean aveva esordito durante la guerra dirigendo insieme a Noèl Coward "Eroi del mare" (In Which We Serve, 1942). Al termine del conflitto, la sua carriera iniziò con "Breve incontro", storia d'amore fra un uomo e una donna di mezza età che, intrappolati in matrimoni ormai spenti, si incontrano più volte ma resistono al desiderio di avere una relazione sessuale: un saggio di controllato romanticismo che deve molto all'interpretazione della protagonistia, Clelia Johnson.
Lean proseguì con due fortunati adattamenti di romanzi di Dickens,
"Grandi speranze" (Great Expectations, 1946) e "Oliver Twist" (ld., 1948): in entrambi appariva Alec Guinness, che in pochi anni sarebbe divenuto l'attore più popolare dei film inglesi da esportazione. "Oliver Twist" ha lo stile tipico della produzione postbellica di Lean, con scenografie ampie e oscure,
profondità di fuoco e illuminazione da noir. Lean realizzò anche commedie come "Hobson il tiranno" (Hobson's Choice, 1953), in cui una protagonista volitiva sconfigge il suo tirannico padre. In seguito sarebbe divenuto celebre per kolossal in costume quali "Lawrence d'Arabia" (1962) e "Il dottor Zivago" (1965).
L'altro regista di rilievo negli anni del dopoguerra era Carol Reed, Reed aveva iniziato a dirigere film sul finire degli anni Trenta ma la sua reputazione internazionale si deve a "Il fuggiasco" (Odd Man Out, 1947), "Idolo infranto" (Fallen Idol, 1948), "Il terzo uomo" (The Third Man, 1949), "L'avventuriero della Malesia" (An Outcast of the islands, 1951) e "Accadde a Berlino" (The Man Between, 1953).
Come Lean, Reed era incline a un'illuminazione drammatica, i cui
effetti erano spesso intensificati da un uso spettacolare della macchina da presa: "Il terzo uomo" (forse anche a causa dell'influenza di Orson Welles, che vi interpreta il ruolo del cattivo) è pieno di inquadrature inclinate e la sua celeberrima colonna sonora usa uno strumento inconsueto come la cetra tirolese.
La consapevolezza da parte di Reed delle regole dell'emergente cinema d'arte è evidente in "Il fuggiasco", una delle sue opere più importanti: un commando dell'IRA intende rubare il denaro degli stipendi per finanziare le proprie attività trerroristiche. Durante la rapina, il protagonista (James Mason) viene ferito; nel corso della sua fuga incontrerà una serie di personaggi intenzionati a salvarlo o a sfruttarlo. Anche se Reed girò alcune scene negli autentici quartieri poveri della periferia irlandese, molti passaggi sono distinti da un realismo più soggettivo
Meno famosi di Lean e Reed, Michael Powell e Emeric Pressburger furono senza dubbio gli autori inglesi più insoliti del periodo. Nel 1943 avevano fondato una loro società, la "The Archers".
Lavorando a quattro mani in regia, produzione e sceneggiatura, i due realizzavano sia piccoli drammi in bianco e nero che complesse produzioni in Technicolor.
Tipico della loro filosofia non convenzionale è "So dove vado" (I Know Where I'm Going!, 1945). La giovane e volitiva fidanzata di un ricco industriale tenta di raggiungerlo su un'isola della Scozia e, mentre aspetta che il tempo si metta al bello, cerca di non innamorarsi di un simpatico ma povero proprietario terriero scozzese.
Un altro dramma intimista è "The Small Back Rom" (La piccola stanza di servizio, 1948) che ha per protagonista un alcolizzato il cui lavoro è disinnescare bombe inesplose rimaste in Inghilterra dopo la guerra.
Powell e Pressburger diressero anche alcuni dei più sfarzosi film a colori mai realizzati: la loro opera più popolare, "Scarpette rosse" (The Red Shoes, 1948) e il suo seguito, "I racconti di Hoffmann" (The Tales of Hoffmann, 1951), usano il balletto come pretesto per giustificare scenografìe e riprese deliranti; "Scala al paradiso" (A Matter of Life and Death, 1946) racconta di un pilota inglese, Peter Carter, che, per un errore dell'angelo della morte, sopravvive alla cadura suo aereo. Condotto in un tribunale celeste che deve decidere cosa fare di lui, e che forse esiste solo nei suoi sogni, Peter sostiene di voler continuare a vivere per ritrovare la donna che ama. Le immagini a colori delle scene sulla terra contrastano con un Paradiso in bianco e nero.
Uno dei capolavori a colori di Powell e Pressburger è "Narciso nero" (Black Narcissus, 1947), la storia di un gruppo di suore che tentano di gestire un dispensario-scuola in un palazzo tibetano già usato come harem: la frustazione sessuale, l'incomprensione dei costumi locali e l'atmosfera generale del luogo generano crescenti difficoltà all'interno del gruppo, fino a spingere delle suore verso la follia e il tentato omicidio. Sconfitta, la madre superiora deciderà di abbandonare la missione. I registi riuscirono a ricreare un vivido. paesaggio himalayano pur girando tutto il film in teatro di posa. La gamma di colori accesi delle smaglianti scenografie contrasta con il bianco austero degli abiti delle suore.
Le opere più stravaganti di Powell e Pressburger contrastano fortemente con la produzione "modesta" degli Ealing Studios di Michael Balcon veterano dell'industria degli anni Venti che divenne capo della Ealing nel 1938. Uno dei più fortunati film Ealing fu un dramma realistico sulla vita della polizia, "I giovani uccidono" (The Blue Lamp, di Basii Dearden, 1950). Come in altri film Ealing, molte scene sono girate dal vero in aree povere o bombardate di Londra.
La fama della Ealing per le commedie nacque da tre pellicole uscite nel 1949, "Passaporto per Pimlico" (Passport to Pimlico, di Henry Cornelius), "Whisky a volontà" (Whisky Galore!", noto anche come Tight Little Island, di Alexander Mackendrick) e "Sangue Blu" (Kind Hearts and Coronets, di Robert Hamer).
Un'altra tipica commedia Ealing è "L'incredibile avventura di Mr. Holland" (The Lavender Hill Mob, 1951) di Charles Crichton. Crichton tornerà alla ribalta decenni dopo con "Un pesce di nome Wanda" (A Fish Called Wanda, 1989).
A metà degli anni Cinquanta, la maggior parte delle figure più creative del dopoguerra perse mordente. Powell e Pressburger chiusero la Archers nel 1956; la carriera di Powell fu quasi stroncata dallo scandalo sollevato da "L'occhio che uccide" (Peeping Tom, 1960). Alcuni dei registi di maggior successo dell'epoca, come David Lean e Carol Reed, passarono a progetti ad alto budget con capitali americani. Questi sviluppi aprirono la strada a una generazione di cineasti che si sarebbero rivoltati contro il cinema raffinato dell'immediato dopoguerra.
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