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Storia del Cinema - L'URSS: dall’alto Stalinismo al Disgelo

Il destino di un uomo - Sergej Bondarcuk,1959 Nikita Kruscev Andrej Zdanov
1946 - 1958
Il popolo sovietico rimase attanagliato dalla miseria del dopoguerra fin nel pieno degli anni Cinquanta: i leader esortavano gli operai a maggiori sacrifici indicando nell'alleanza occidentale il nuovo nemico e la repressione politica ritornò in pieno vigore. I campi di prigionia furono invasi di soldati fatti prigionieri, profughi, fedeli di varie religioni e detenuti politici.
Il Partito Comunista riaffermò rapidamente il suo dominio sulle arti. Nel 1946 il Ministro della Cultura Andrej Zdanov - che aveva diretto le purghe culturali dei tardi anni Trenta - lanciò una nuova campagna e il realismo socialista divenne, se possibile, ancora più restrittivo di quanto non fosse stato negli anni Trenta.
La produzione di film era già un farraginoso processo burocratico, ma la campagna di Zdanov per la purezza ideologica portò gli studi praticamente alla paralisi: tutte le "fabbriche di film" sovietiche insieme produssero 17 lungometraggi nel 1948, 15 nel 1949, 13 nel 1950 e appena 9 nel 1951; ormai una sceneggiatura poteva vagare per due anni nei labirinti burocratici prima di ottenere l'approvazione.
"Micurin" (1948) di Aleksandr Dovženko e "La giovane guardia" (Molodaja guardija, 1947) di Sergej Gerasimov subirono "correzioni" durante la scrittura e le riprese; altri film - un caso eclatante fu quello della seconda parte di "Ivan il terribile" di Sergej M. Ejzenštein - furono del tutto proibiti.
La maggior parte dei pionieri del cinema degli anni Venti fu costretta all'inattività: Lev Kulešov ad esempio continuò a insegnare ma non fece più un film; la salute impedì a Ejzenštein di completare "Ivan il terribile" e il regista morì nel 1948 senza aver girato più niente; Vsevolod Pudovkin fece solo due film dopo la guerra e Dovženko addirittura uno. Solo Aleksandrov, Sergej Jutkevic, Fridrich Ermler e Grigorij Kozincev continuarono a lavorare, mentre la nuova generazione dei Gerasimov, Mark Donskoi, Michail Romm e Josif Chejfic conquistava i posti centrali nel cinema del dopoguerra. Il più zelante nell'adattarsi alla politica fu forse il georgiano Michail Ciaureli che con "Il giuramento" (Kljatva, 1945) e "L'indimenticabile anno 1919" (Nezabjvaemji 1919 god, 1951) portò la venerazione per Stalin ad altezze vertiginose.
Nel 1952, al congresso del Partito, fu ordinato un incremento della produzione: la trafila fu semplificata e si cominciarono ad ammettere anche sceneggiature incentrate su gente comune, purché il Partito Comunista giocasse sempre un ruolo positivo nella storia. L'ultimo film di Pudovkin "Il ritorno di Vasilij Bortnikov" (Vozvrascenije Vasilija Bortnikova, 1953) illustra perfettamente questa tendenza.
La morte di Stalin nel marzo del 1953 scatenò una lotta per il potere che cinque anni dopo avrebbe portato al vertice Nikita Kruscev. Nel 1956, Kruscev attaccò apertamente la tirannia di Stalin additando il cinema come veicolo primario del "culto della personalità" e denunciando i film che esaltavano il genio militare del dittatore. I più revisionisti fra i film del disgelo trattarono perciò il genere bellico in una luce nuova: il primo film di Grigorij Cuchraj "Il quarantunesimo" (Sorok pervyj, 1956), racconta una relazione sessuale tra una soldatessa e il suo prigioniero; "Il destino di un uomo" (Sud'ba celoveka, 1959), il film con cui debuttò nella regia l'attore Sergej Bondarcuk, mette in dubbio la condotta di un soldato russo in un campo di concentramento nazista.
Verso la fine del decennio, altri due film di guerra rappresentavano una tendenza verso un nuovo umanitarismo. "Quando volano le cicogne" (Letjat zuravli, 1957) del veterano Mikhail K. Kalatozov descrive il fronte interno senza retorica, con una protagonsita ben lontana dalle eroine positive del realismo socialista. Uno stile che senza dubbio contribuì a fargli vincere la Palma d'oro al Festival di Cannes del 1958. Questa sensazione di rinnovamento fu rafforzata da "La ballata di un soldato" (Ballada o soldate, 1958) di Cukhraj, dramma sulla seconda guerra mondiale.
Alla fine del decennio i film dell'URSS aveavno ottenuto prestigio in tutto il mondo. Nel 1958 uscì finalmente la seconda parte di "Ivan il terribile" e al clamore suscitato dall'occasione si aggiunse il trionfo di "La corazzata Potemkin", eletto, con un sondaggio tra critici di tutto il mondo, il miglior film di tutti i tempi.
Le opere di Dziga Vertov e Dovženko venivano riscoperte e nuovi film guadagnavano notorietà.
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