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Storia del Cinema - Il Cinema del Dopoguerra nell'Europa Orientale

Andrzej Munk Aleksandr Ford Andrzej Wajda
1945 - 1960
Alla fine della guerra, l'esercito sovietico occupava Cecoslovacchia, Polonia, Ungheria, Albania, Bulgaria, Romania, Jugoslavia e il settore orientale della Germania. In tutte queste Nazioni si formarono fra il 1945 e il 1948 governi comunisti — dapprima attraverso coalizioni con altri partiti, quindi purgando le coalizioni dai non comunisti e dai dissidenti — finché, nel 1950, praticamente tutta l'Europa dell'Est era sotto il dominio sovietico. Stalin considerava questi stati un "cuscinetto" contro l'invasione occidentale, ma la loro funzione era anche di rifornire L'URSS di materie prime e di servire da mercato per i prodotti sovietici.
Il cinema dell'Europa orientale imitava inizialmente la struttura sovietica: produzione centralizzata e sceneggiature approvate da una singola agenzia controllata dal Partito, con amministratori deputati ad assegnare i progetti ai lavoratori e burocrati che richiedevano revisioni nelle varie fasi del provesso produttivo.
Solo la Jugoslavia deviò da questa linea, svincolandosi dall'Unione Sovietica nel 1948: il Maresciallo Tito, leader comunista del Paese, instaurò un socialismo più orientato al mercato, decentralizzando l'industria cinematografica. L'industria iugoslava divenne la "più commerciale" dell'Est europeo, partecipando a numerose coproduzioni con l'Occidente e ospitando produzioni estere.
Sempre seguendo il modello sovietico, i Paesi dell'Est europeo diedero grande importanza a un'istruzione cinematografica specializzata: scuole avanzate furono aperte a Varsavia (1945), Budapest (1945), Belgrado (1946), Praga (1947), Bucarest (1950) e Postdam (1954).
Prima che i partiti comunisti raggiunsero il controllo totale, alcuni registi di sinistra ebbero modo di tentare varie strade: in Polonia Aleksandr Ford mostra in "Fiamme su Varsavia" (Ulica Graniczna, 1948) come due persone comuni siano spinte a divenire simpatizzanti nazisti; in "Gli assassini sono tra noi" (Die Morder sind unter uns, 1946) Wolfang Staudte da un uso quasi neorealistico delle rovine di Berlino ma non dimentica la tradizione locale dell'espressionismo.
Questo genere di umanismo di sinistra cadde presto in disgrazia quando i Paesi dell'Europa dell'Est abbracciarono il rigore del realismo socialista sovietico secondo Zdanov.
Nonostante tutto, quasi in ogni Nazione apparvero film che forzavano o eludevano le regole del realismo socialista: in Polonia si distinsero "I cinque della via Barska" (Piatka z ulicy Barskiej, 1954) di Aleksandr Ford e le prime opere di Jerzy Kawalerowicz. In Ungheria "Quattordici vite" (Eltjel, 1954) di Zoltan Fabri descriveva con accenti neorealisti una tragedia di minatori intrappolati sottoterra.
In Cecoslovacchia e Jugoslavia nacquero importanti studi specializzati in animazione.
La morte di Stalin e la politica di "destalinizzazione" di Kruscev diedero origine al "disgelo" di molti governi dell'Europa orientale. Il disgelo portò in molti Paesi dell'Est europeo un rinascimento culturale: le cinematografie superarono la controparte sovietica allentando le tradizionali strutture narrative e puntando a nuovi effetti psicologici e simbolici.
Il disgelo della Cecoslovacchia fu relativamente breve; tra il 1956 e il 1958 nuove tendenze emersero nell'opera di due tra i cineasti più vecchi: Ladislav Helge realizzò "Scuola per padri" (Skola octù, 1957), mentre Jan Kadar presentava "Laggiù presso il capolinea" (Tam na Konecne, 1957). Un cineasta appena laureato - Vojtech Jasny - propose "L'aspirazione" (Touha, 1958) e Vaclav Krska offriva "Hic sunt leones" (Zde jsou lvi, 1958).
L'Ungheria rispose fra il 1954 e il 1957 con la commedia in costume "Liliomfi" (1954), primo film di Karoly Makk, "Primavera a Budapest" (Budapesti tavasz, 1955) e "Un bicchiere di birra bionda" (Egy pikolo vilagos, 1955). entrambi di Felix Mariassy.
Particolarmente importanti sono due film di Zoltan Fabri: il suo "Carosello" (Korhinta, 1955) e "Il professor Annibale" (Hannibal tanar, 1956).
Delle Nazioni sotto il dominio sovietico, la Polonia si rivelò la più ostile al comunismo. Nel maggio 1955 l'industria polacca avviò un processo fondato sulle Unità per il Film Creativo. Come in Jugoslavia, i cineasti potevano iscriversi a un'unità regionale di produzione che affittava dallo Stato strutture e tratri di posa.
Negli anni Cinquanta la "scuola polacca" produsse il cinema più importante dell'Europa dell'Est: della scuola polacca fecero parte numerosi registi, ma due tra essi si rivelarono particolarmente influenti: Andrzej Munk e Andrzej Wajda. Di quest'ultimo ricordiamo "I dannati di Varsavia" (Kanal, 1957) che vinse il premio speciale a Cannes e "Cenere e diamanti" (Popiol i diament, 1958) vincitore a Venezia.
La critica ha rilevato il contrasto fra la celebrazione romantica degli eroi tragici di Wajda e l'atteggiamento più ironico e smitizzante di Munk. Entrambi i registi utilizzano il genere bellico per mettere in discussione la versione ufficiale della storia affrontando argomenti diversi: la natura della resistenza, la tradizione polacca di coraggio.
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