Homepage Recensioni dei film News sul Cinema Speciali sul Cinema Interviste Film in TV Programmazione dei Cinema (Roma) Trailer dei film Coming soon Libri di Cinema Storia del Cinema Est Film Festival

Storia del Cinema - India

Fiori di carta - Guru Dutt,1959[Manifesto] Bimal Roy Satyajit Ray
1950 - 1960
All'inizio del secolo la tumultuosa colonia britannica delle Indie Orientali (Pakistan, India, Ceylon, Bangladesh, Birmania) era in piena espansione economica grazie agli ingenti investimenti stranieri (ferrovie e piantagioni), ma l'innocua distribuzione della ricchezza nazionale, i tradizionali pregiudizi di casta e la sovrappopolazione delle terre fertili erano causa di miseria, arretratezza sociale e analfabetismo. Il Movimento Nazionalista, formatosi nei college di ispirazione anglosassone, rivendicava riforme interne e fomentava boicottaggi e attentati. Alla fine della Guerra Mondiale, Gandhi lancia la prima campagna della Iatyagraha (resistenza passiva) per protestare contro il monopolio inglese; durante due decenni di lotte pacifiche, la colonia viene poco a poco smembrata, ma Gandhi riesce a piegare ripetutamente gli inglesi, estorcendo una riforma dopo l'altra, finché nel 1042 intima loro di andarsene. L'indipendenza però, conseguita cinque anni dopo, apre le porte al fanatismo religioso e agli scontri di massa fra indù e mussulmani, culminati nell'assassinio del leader. I grossi problemi interni (fame, disoccupazione, arretratezza, sovrappopolazione) ed esterni (guerra con la Cina del 59 e con il Pakistan del 65) vengono fronteggiati con affanno dai governi di Nehru e di Indira Gandhi, che cercano comunque una collocazione terzomondista per il loro immenso e fragile paese. Il cinema arriva con gli agenti dei fratelli Lumière e trova subito un terreno fertile. Ben presto anzi il film cessarono di essere rivolti esclusivamente agli agenti europei e si sentì l'esigenza di cominciare a produrre in loco pellicole dirette alla borghesia indigena. Nonostante la carenze tecniche, Bombay divenne subito grosso centro cinematografico (all'avvento del sonoro sfornava una quarantina di film all'anno). Poco alla volta si affermarono altri due poli; Calcutta, dedita alla leggende folcloristiche sovente pregne di scene violente, e Madras, sede di un'industria più modesta e più liricheggiante. Fra queste tre città e altri centri minori vengono prodotti oltre trecento film all'anno in ventidue lingue diverse. L'immensa produzione (la maggiore del mondo) viene quasi totalmente assorbita all'interno ed è oggetto di un vero consumo di massa. Dal punto di vista tecnico l'India si è costantemente tenuta aggiornata sulle novità occidentali, fino a dotarsi anzi di strutture di formazione e di diffusione d'avanguardia. Ma alla imponente quantità (ottocento film nel 1981) non ha fatto riscontro un'adeguata qualità. Fin dall'avvento del sonoro i film musicali legati in qualche modo alla tradizione e al mondo rurale hanno rappresentato il genere commerciale per eccellenza, seguiti dal melodramma e dalla commedia. Nel dopoguerra un vivace dibattito culturale ha ingenerato una corrente realista propensa a documentare la realtà sociale dell'India contemporanea e le contraddizioni del processo urbanizzazione: molti film degli anni sessanta e settanta mescolano religione, sesso e psicologia: personalità conturbanti invasate di misticismo, donne condannate ad essere vittime delle contraddizioni sociali (prostituzione o suicidio), predicazione di vangeli apocrifi.
Tra i cineasti del periodo spiccano Bimal Roy e il suo "Due ettari di terra" (Do Bigh Zamin, 1953) e "Sujata" (1959); Satyajit Ray: la sua opera prima "Il lamento sul sentiero" (Pather Panchali, 1955) vinse un premio al Festival di Cannes e il seguito "L'invito" (Aparajito, 1956) conquistò il Leone d'oro alla Mostra del Cinema di Venezia, due anni dopo firma un altro capolavoro, "La sala di musica" (Jalsaghar, 1958).
Gran parte dell'opera di Ray è di segno opposto rispetto al cinema indiano commerciale e si avvicina di più al cinema d'autore europeo.
L'opposto di Ray era Raj Kapoor. Il suo terzo film "Il vagabondo" (Awara, 1951) ottenne uno strepitoso successo in tutto l'Oriente.
Un altro importante produttore e regista, Guru Dutt, si impose con "Sete" (Pyaasa, 1957) e "Fiori di carta" (Kagaz ke Phool, 1959), il primo film indiano in Cinemascope.
Come Dutt e Ray, anche Ritwik Ghatak era bengalese; il suo primo film "L'abitante della città" (The City Dweller, 1953) non venne distribuito. Tornato a Calcutta dopo aver fatto lo sceneggiatore a Bombay, Ghatak riuscì a firmare vari titoli, fra cui "Non è una macchina" (Ajantrik, 1958) e "La fuga" (The Runaway, 1959).
Flash non disponibile
Copyright 2017 ©