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Martin Scorsese - Filtri cromatici da backstage: Brilla una luce!

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a cura di Andrea Olivieri
Filmare e restituire l’immagine del mito: Mike Jagger e soci sono i protagonisti del 'concert doc film' "Shine a Light" diretto da un loro fan d'eccezione, il regista premio Oscar Martin Scorsese. Se furono proprio gli Stones a ispirare e guidare il suo "Mean Streets" nel 1973, ora Scorsese ha ricambiato il favore, riprendendo la rockband durante i concerti del 29 ottobre e 1° novembre 2006 al Beacon Theater di New York. Il risultato è un documento straordinario, un ritratto rock'n'roll animato e pulsante, presentato fuori concorso al festival di Berlino.
"Mean Streets ha un debito verso gli Stones - ha dichiarato Scorsese - Addirittura la visualizzazione di scene e sequenze in questo film deriva in larga parte dalla loro musica, dall'aver vissuto e ascoltato la loro musica. Nel corso degli anni, mi sono accorto che la loro musica nasce dal blues. E guarda caso io amo molto il blues. In un certo senso, la loro musica mi ha fatto scoprire il blues".
Camera a mano, pellicola sgarnata e uso del bainco e nero per il mondo fuori dal palcoscenico: il centro del film sono lo spettacolo, la musica e i Rolling Stones. Il risultato, inframmezzato da spezzoni d’epoca e riprese fuori dal palco, è una festa per le orecchie e per gli occhi. "Non volevo fare un documentario - sottolinea Scorsese - ma riuscire a catturare la musica"; le finzioni che hanno un contenuto morale si chiamano apologhi o favole: nel cinema di Martin Scorsese il racconto 'recupera' il protagonista.
Giocare con la leggenda. Avvolgere verità utili (la menzogna di fatto) in forme sensibili e piacevoli, come capita agli eroi tragici, fino all’inferno, dandogli solo un’impressione di paradiso (etico/emblematico); i suoi personaggi non pagano per le azioni che hanno compiuto. O meglio: non pagano perché le hanno compiute. Del resto, agli eroi (oggetti dei sensi) è concesso di riscattare la loro condizione con altre e diverse azioni. Possono opporre alla necessità niente più che il coraggio impotente della consapevolezza. In ogni caso, per quanto facciano e dicano, sanno che l’unica libertà che loro appartenga consiste nel cercare di mantenersi all’altezza del fato.
La famiglia come nucleo essenziale, il cibo come massimo gusto e massima offerta d’amicizia, le mogli come fattrici e vice-madri, le cerimonie collettive di nozze, battesimi, compleanni: nel suo cinema c’è storia e c’è sociologia. C’è l’America dell’alleanza fra politica e mafia. C’è il sindacalismo gangsteristico, c’è la memoria dell’immigrazione, il peso d’ogni proiettile di pistola, ma il sangue che copre il viso è l'insonnia e il delirio, la violenza, la morte, l'inganno stesso della visione: per il 'maestro' della new wave americana che negli anni '70 risollevò le sorti cinematografiche di Hollywood in crisi da incassi, il cinema è 'sulla strada' che osserva la violenza, quella degli uomini che sgomitano per arrivare. Le ossessioni della colpa, del riscatto, della carne e del sangue, sono 'il letto' del fiume che (s)travolge la 'sorgente', una scelta, un credo, un presupposto che bisogna aver assimilato soltanto per iniziare a comprendere il rosso e nero nelle immagini che imitano le riprese in videocamera.
Cinema allo stato puro, tra reminiscenze e considerazioni sul mondo, che possono essere un 'risultato' minimo, perdente, ma possono anche non esserlo, e che simbolicamente indicano un confronto alla pari tra due persone, con in più una sfumatura tossico esotica nel 'suono' del retrobottega riflesso sullo schermo, dove i vecchi boss impietriti diventano sempre più ricchi o giocano a fare il morto per denaro. L’intuizione si consuma in diretta con il ragionamento sul mondo come spettacolo e apparenza; sono gli occhi dell’attore - il suo corpo e il suo disegno - che accettano di provarsi ancora nello scontro diretto, affidando al gioco il giudizio sul proprio valore della messa in scena (suggestione - infernale - d’immagini): non importa che vinca ora, subito. Vincerà la prossima volta o quella dopo o quella dopo ancora. Non importa neppure che vinca, prima o poi. Basta che tenti.
Martin Scorsese
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