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Patrice Leconte - Sentimenti oltre il tempo

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a cura di Riccardo Rizzo
L’eleganza romantica della commedia francese plasmata dalla sensibilità drammatica di un’artista umano, ecco il cinema di Patrice Leconte.
Un amore nato presto, all’età di quattordici anni, quando diversi cortometraggi del giovane parigino testimoniano la sua dedizione per la settima arte, vissuta come vita-altra, nella quale incontri impossibili e situazioni insolite suggeriscono nuove prospettive. Proprio la possibilità di immaginare un’altra vita è il motore artistico di Leconte, da sempre affascinato a giocare con la realtà-terrena, scombinandone ruoli e relazioni tradizionali. In un tempo sospeso, parallelo a quello prestabilito, c’è la possibilità di vivere una realtà-immaginata stilisticamente essenziale, ma piena di sentimento. “Odio i film intellettualistici, voglio film che parlano al cuore, non al cervello”, e non è un caso che in film quali Tandem o L’uomo del treno l’attenzione sia rivolta all’emozione, coinvolgendo lo spettatore nei rapporti (rigorosamente fuori dagli schemi) di amicizia dei protagonisti, anime molto spesso sole che si consolano a vicenda. I rapporti umani sono costantemente al centro della narrazione, vista come occasione per indagare l’intimità, spesso problematica, dei personaggi che ne riempiono la scena: ne La ragazza sul ponte, in un bianco e nero bellissimo e tragico, la relazione tra Adèle e Gabor è descritta come limbo tra vita e morte, ultima spiaggia per due persone insensibili alla vita stessa, e profondamente fragili. Ne Le confidenze troppo intime invece, l’intimità rivelata è soprattutto quella di Anna, sebbene sia allo stesso tempo violata dal consulente fiscale che si finge psicoanalista. E’ un ulteriore esempio della casualità della vita (e del problema della comunicabilità al tempo d’oggi), che unita alla curiosità innata dell’essere umano sfocia in una paradossale redenzione dei due, totalmente inimmaginabile in un contesto più “normale”.
Ed ecco uno dei meriti più importanti di Leconte, quello di saper esplorare al meglio gli effetti di questi incontri, sempre stando in equilibrio tra senso del ridicolo e drammaticità, ironia e tenerezza. Elementi che si ritrovano tutti in Tandem, probabilmente l’opera più rappresentativa della sua delicata poetica, un on the road in terra francese che fa da sfondo all’amicizia tra due persone singolari, compagni di lavoro e solitudine.
E due persone singolari, tristemente sole (sebbene per motivi diversi), sono la coppia protagonista del suo ultimo film, Il mio migliore amico, commedia che indaga sul valore dell’amicizia, oggigiorno sempre più difficile da trovare. "Per farsi degli amici occorre prima di tutto interessarsi agli altri in maniera disinteressata, poi serve il tempo, e oggi questo può risultare difficile".
Leconte con la sua semplicità racconta sentimenti, lo fa con il cuore, trasportato da una lucida sincerità che è l’arma migliore per rappresentare personaggi che siamo noi, perché sempre si possono trovare similitudini tra la sua realtà figurata e quella personale, che ci piaccia o no.
Patrice Leconte
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