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Michelangelo Antonioni - Il cinema piange l'ultimo grande maestro

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Addio Michelangelo Antonioni, regista dell'incomunicabilità. Il maestro, uno dei più grandi autori nella storia del cinema italiano, si è spento serenamente in casa, su una poltrona, con accanto la moglie Enrica Fico. Avrebbe compiuto 95 anni il 29 settembre.
La sua biografia attraversa il '900, lo vede crescere nell'amore del cinema in Francia a fianco di Marcel Carnè, prendere confidenza con il grande schermo attraverso il documentario ed esordire nei lungometraggi di finzione con "Cronaca di un amore". Il suo ultimo film, ancora un documentario, "Lo sguardo di Michelangelo", lo ha firmato nel 2004. La sua ricerca affronta tematiche individuali - il ruolo dell'intellettuale e i condizionamenti che il contesto sociale impone al singolo.
Antonioni, frequentando l'università a Bologna, si appassiona al teatro e collabora con il Corriere Padano quale critico cinematografico. Dopo essersi laureato in Economia e Commercio, si trasferisce a Roma, si iscrive al Centro sperimentale di Cinematografia. Ma presto molla tutto e, dopo aver collaborato alla sceneggiatura di "Un pilota ritorna" (1942) di Roberto Rossellini, raggiunge la Francia dove fa esperienza quale aiuto regista di Marcel Carnè. Tornato in Italia, nel 1943 realizza il suo primo documentario "Gente del Po" che conclude però solo nel 1947 a causa delle vicessitudini della guerra. Fino alla fine degli anni '40 si dedica al giornalismo, alla sceneggiatura - collaborando con Giuseppe De Santis, Federico Fellini e Luchino Visconti - e al documentario. Grazie a "Nettezza Urbana" (1948) e a "L'amorosa menzogna" (1949) riceve il Nastro d'argento per il miglior documentario.
Con il primo lungometraggio di finzione "Cronaca di un amore" (1950) si mette in evidenza e ottiene un Nastro d'argento speciale "per i valori umani e stilistici". "Il grido" (1957) segna una svolta nel cinema di Antonioni. Il tipo di ricerca delle opere precedenti viene mantenuto, ma utilizzato attraverso un personaggio di diversa estrazione. Nel 1956 vince il Nastro d'argento per la miglior regia e il Leone d'argento a Venezia con "Le amiche" (1955), ma è con la trilogia "L'avventura" (1960), "La notte" (1960) e "L'eclisse" (1961) che si impone all'attenzione internazionale.
Con questi film Antonioni guadagna numerosi riconoscimenti tra cui il premio speciale della giuria al Festival di Cannes (1960/62) e l'Orso d'oro a Berlino (1960). Nel 1964 abbandona il bianco e nero e realizza il suo primo film a colori "Deserto rosso" che a Venezia vince il Leone d'oro e il premio Fipresci. Con "Blow Up" (1966) riceve la sua prima e unica candidatura all'Oscar come regista (ne riceverà uno alla carriera nel 1995) e vince la Palma d'oro a Cannes. Del 1970 è invece "Zabriskie Point".
Nel 1983 gli viene conferito il Leone d'oro alla carriera. Rimasto lontano dal set per diversi anni in seguito a un ictus che gli toglie l'uso della parola, da cui è colpito all'inizio degli anni '80, vi ritorna nel 1994 con l'aiuto di Wim Wenders insieme al quale realizza "Al di là delle nuvole", vincitore del premio Fipresci a Venezia. Per lungo tempo legato all'attrice Monica Vitti, protagonista di molti suoi film, dal 1986 era sposato con Enrica Fico. Nel 2004 aveva scritto e diretto 'Il filo pericoloso delle cose', episodio del trittico "Eros".
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