Homepage Recensioni dei film News sul Cinema Speciali sul Cinema Interviste Film in TV Programmazione dei Cinema (Roma) Trailer dei film Coming soon Libri di Cinema Storia del Cinema Est Film Festival

Storia del Cinema - Africa Nera

Il conducente del carretto - Ousmane Sembene, 1963 Impotenza - Ousmane Sembene,1974[Manifesto] Touki-Bouki - Djibril Diop Mambety,1973[Manifesto]
1963 - 1977
Se alla metà degli anni ‘70 in America Latina il cinema militante era in declino, in Africa cominciava a svilupparsi. Le colonie dell'Africa nera avevano ottenuto l'indipendenza all'inizio degli anni ‘60; un decennio dopo, la maggior parte degli Stati più importanti aveva prodotto almeno un lungometraggio. Risulta quasi incredibile che nell'Africa nera, provata da due lunghe guerre, quaranta tra colpi di stato e rivolte, parecchie siccità e carestie devastanti, sia stato realizzato un così gran numero di film.
Eppure, alla maggior parte di questi Paesi mancavano i finanziamenti, i materiali e l'infrastruttura necessari per fondare un'industria cinematografica. La distribuzione dei film sul territorio era controllata dagli interessi di Europei e Americani, che invadevano il mercato con film a basso costo; a dominare nelle sale erano i titolo provenienti dall'Egitto, dall'India e da Hong Kong. Inoltre, il pubblico di ciascun Paese era in genere troppo limitato per sostenere un'industria nazionale di qualche importanza.
I registi africani cominciarono dunque a cercare cooperazione. A Cartagine, in Tunisia, fu istituito un festival biennale ne11966, e un altro (il FESPACO) nacque nel Burkina Faso. Nel 1970 venne creata un'associazione continentale, la Federation Pan-Africaine des Cineastes (FEPACI), per facilitare gli scambi di informazione e per aiutare i gruppi d'interesse governativi a sostenere la produzione.
Il Senegal, la Costa d'Avorio e altri Paesi francofoni furono i primi e i più forti produttori del cinema nero africano. Erano in effetti le nazioni più industrializzate, nelle quali la produzione cinematografica beneficiava dei contributi del Ministero francese della Cooperazione. Dal 1963 al 1980 il Ministero offrì finanziamenti e strutture per la produzione, sostenendo in totale la realizzazione di più di cento film. Il rovescio della medaglia era che questi film circolavano solo nei centri culturali e non nelle grandi sale cinematografiche, per cui la maggior parte del pubblico non poteva assistervi.
La prima generazione di registi africani indigeni includeva Paulin Vieyra e il romanziere Ousmane Sembene (entrambi senegalesi), Med Hondo (Mauritania), Desiré Écaré (Costa d'Avorio) e Oumarou Ganda (Niger). Sarah Maldoror (Guadalupa) lavorò in vari Paesi africani. Molti di questi artisti erano di sinistra: Sembene era un comunista che aveva studiato cinema a Mosca, così come Sarah Maldoror, moglie di un capo rivoluzionario dell'Angola.
Diversi registi cominciarono con cortometraggi che descrivevano la vita in esilio. "Africa sulla Senna" (Afrique sur Seine, di Paulin Vieyra, 1955) è un ritratto della vita quotidiana degli studenti africani a Parigi, e mostra l'influenza del neorealismo italiano. "La negra di..." (La noire de..., di Ousmane Sembene, 1966) descrive la miseria di una donna portata in Francia per fare la cameriera.
I registi cominciarono anche a parlare di neocolonialismo: "Il conducente del carretto" (Borom Sarret, di Ousmane Sembene, 1963), spesso considerato il primo lungometraggio dell'Africa nera girato in Africa, è l'intenso ritratto di un giorno di vita di un conducente di carro a Dakar. In maniera quasi documentaristica, usando una voce fuori campo per il monologo interiore, Sembene mostra che l'indipendenza non ha eliminato la povertà e la sofferenza dall'Africa. "Il vaglia" (Le mandat, 1968) è un'aspra commedia sulla transizione culturale, mentre "Impotenza" (Xala, 1974), con una ferocia che ricorda Buñuel, si rivolge contro le élite neocolonialiste che sfruttano le masse invece di rappresentarle.
Alla base dei film africani c'era anche la critica dei regimi coloniali. "Il dio del tuono" (Emitai, 1972), sempre di Sembene, descrive lo scontro di soldati francesi con una tribù locale durante la seconda guerra mondiale. L'insurrezione anticolonialista in Angola è stata ripresa in "Sambizanga" (di Sarah Maldoror, 1972) che descrive l'arresto di un leader rivoluzionario e il grande sforzo compiuto dalla moglie per liberarlo. Quando la fazione marxista salì al potere, nel 1975, l'Angola cominciò a produrre film sulla guerra in cui si esortava il popolo a sostenere il nuovo regime; altre nazioni africane in cui regnavano governi socialisti, come il Mozambico e l'Etiopia, produssero film che denunciavano il loro passato colonialista.
Negli anni ‘70 i registi africani andarono anche alla ricerca delle origini delle loro culture. Come in altre regioni del Terzo Mondo, le culture autoctone erano state spesso nascoste o di storte dalle immagini occidentali. Il film più famoso del movimento definito "ritorno alle origini" è "Intruso" (Ceddo, 1977) di Sembene. Il film mostra lo scontro fra l'Islam, la cristianità e le tradizioni tribali indigene. Grandioso nel racconto del rapimento di una principessa, il film presenta a tratti dei salti temporali che portano al Senegal del futuro.
Convinti che la narrazione orale fosse un aspetto importante della loro cultura, molti registi africani hanno cercato di trasporre soggetti, trame e tecniche di quella tradizione in termini cinematografici. Sembene, per esempio, assume coscientemente il ruolo del griot, il cantastorie tradizionale.
L'uso che Sembene fa dei "tipi" (il povero, l'imbroglione) e di alcuni motivi (la magia, gli improvvisi colpi di fortuna) si rifà alle convenzioni del racconto popolare. In "Intruso" il carattere di leggenda della trama e la presenza del commento del griot sottolineano ancor più il fatto che il film va letto come una versione contemporanea della tradizione orale.
Anche la libertà del commento sonoro è legata alla concezione che Sembene ha del griot. In "Borom Sarret" a dominare è la sua stessa voce, che si rivolge direttamente agli spettatori parlando delle speranze e delle disillusioni del personaggio.
Rispetto ad altri registi africani, lo stile di Sembene rimase più vicino alla corrente principale realista. "Touki-Bouki" (1973) del senegalese Djibril Diop Mambety, il film più avanguardistico del continente realizzato in quel periodo, si rifà ai racconti popolari africani e, allo stesso tempo, prende spunto da tecniche del cinema modernista europeo. Altrettanto sperimentale fu Med Hondo, che girò la maggior parte dei suoi film in esilio a Parigi. I suoi esordi furono caratterizzati da uno stile surreale simile a quello di Rocha: in "Sole O" (Soleil O, 1970) descrive un africano disoccupato ossessionato dalla visione di una guerriglia che dilaga in Asia, Africa e America Latina. "Gli sporchi-negri, vostri vicini" (Les bicots-néfgres, vos voisins, 1973) rivela le condizioni dei lavoratori africani in Francia. Entrambi i film usano le stesse tecniche del collage presenti nei film politici di altre parti del mondo, unendo documentario, finzione realistica, animazione, fotomontaggi e il rivolgersi direttamente allo spettatore.
Hondo fu uno dei maggiori sostenitori della creazione di una versione africana del "terzo cinema". Egli voleva che i film rappresentassero le lotte politiche popolari e trasmettessero le differenze culturali. "La dimensione temporale di un film arabo o africano è diversa da quella di un film occidentale. È questione di avere un diverso modo di respirare, di raccontare una storia. Noi africani viviamo con il tempo, mentre gli occidentali stanno sempre a inseguirlo". Pur consapevoli delle tradizioni cinematografiche europee e americane, ma decisi a rappresentare gli aspetti centrali della loro cultura, Hondo e i suoi contemporanei sostennero, negli anni ‘70, un approccio al cinema politico prettamente africano.
Flash non disponibile
Copyright 2017 ©