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Storia del Cinema - Oceania

Lezioni di piano - Jane Campion,1993 Breaker Morant - Bruce Beresford,1980 Newsfront - Phillip Noyce,1978
1966 - 1993
L'Australia e la Nuova Zelanda apparvero sulla scena internazionale in parte grazie ai finanziamenti statali, come era accaduto per il cinema dell'Europa occidentale, ed entrambi i Paesi diedero vita a un nuovo cinema destinato al circuito dei festival.
La produzione cinematografica australiana crollò negli anni ‘50 e all'inizio degli anni ‘60. Uno dei primi segnali che l'Australia stava ricominciando a produrre film commercialmente validi arrivò quando Michael Powell, costretto a lavorare per la televisione dopo gli scandali causati da "L'occhio che uccide", realizzò il nuovo lungometraggio, "Sono strana gente" (They're a Weird Mob, 1966), una commedia a basso costo su un italiano immigrato(Walter Chiari) che ebbe molto successo.
Quando, all'inizio degli anni ‘70, il partito liberale salì al potere, l'Australia cercò di crearsi un'identità nazionale. Le arti poterono usufruire nuovamente del sostegno da parte dello Stato: nel 1970 il governo formò l'Australian Film Development Corporation che finanziò la commedia "Le avventure di Barry McKenzie" (The Adventures of Barry McKenzie, di Bruce Beresford, 1972), "Le macchine che distrussero Parigi" (The Cars That Ate Paris, di Peter Weir, 1974) e altri film di registi che avrebbero presto dato vita a una new wave. Nel 1975, il Film Development Corp fu sostituito dall'Australian Film Commission (AFC) che nei primi cinque anni della sua esistenza aiutò a finanziare circa cinquanta film.
Nel 1956 anche in Australia era arrivata la televisione, distogliendo il pubblico dai cinema, ma anche incoraggiando una nuova generazione di giovani registi che sognavano di fare film destinati alla proiezione nelle sale. La critica cinematografica australiana degli anni ‘70 prediligeva i film della Nouvelle Vague francese e di autori come Ingmar Bergman e Luis Buñuel. La combinazione di supporto governativo e di interesse per il cinema di qualità sul modello europeo portarono i registi australiani verso un pubblico internazionale d'élite. Il film pioniere fu "Picnic ad Hanging Rock" (Picnic at Hanging Rock, di Peter Weir, 1976), che racconta la sparizione di un gruppo di compagne di scuola durante una gita; il film procede con un ritmo lento, creando intense atmosfere attraverso ambientazioni suggestive, con una colonna sonora spettrale e una fotografia luminosa.
Sebbene il nuovo cinema australiano comprendesse generi diversi, i film che ottennero maggior successo all'estero furono quelli storici. Bruce Beresford realizzò un film ambientato in una scuola vittoriana per ragazze, "Il sapore della saggezza" (The Getting of Wisdom, 1977), e "Breaker Morant" (Id., 1980), storia di un'assurda corte marziale durante la guerra anglo-boera. Un contesto storico altrettanto ricco è offerto da Peter Weir ne "Gli anni spezzati" (Gallipoli, 1981), un dramma ambientato durante la prima guerra mondiale, e "Un anno vissuto pericolosamente" (The Year of Living Dangerously, 1982), che mette in scena la rivolta contro Sukarno in Indonesia. Uno dei pochissimi film storici dedicati alla condizione degli aborigeni, "Il canto di Jimmie Blacksmith" (The Chant of Jimmie Blacksmith, di Fred Schepisi, 1978) presenta un giovane uomo di colore che lotta per avere successo in un mondo dominato dai bianchi per poi essere indotto a una ribellione omicida. Phillip Noyce in "Newsfront" (Notizie dal fronte, 1978) descrive con grande ammirazione i registi dei cinegiornali della fine degli anni ‘40. Tutti questi, ed altri importanti registi australiani, finirono poi per trasferirsi a Hollywood.
Oltre a questi film di prestigio, l'industria cinematografica australiana realizzò alcuni successi internazionali popolari. Una piccola produzione realizzò, senza il finanziamento del governo, un paio di violenti road movie futuristici, "Interceptor" (Mad Max, 1978) e "Interceptor; il guerriero della strada" (Mad Max 2, 1982), in cui il produttore-regista George Miller, influenzato dal western all'italiana di Sergio Leone e dai film d'azione a basso costo di Roger Corman, popola l'entroterra australiano, selvaggio e postatomico, di bizzarri guerrieri. Qualche tempo dopo, "Mr. Crocodile Dundee" («Crocodile» Dundee, di Peter Fairnan, 1986), una semplice commedia d'azione con l'attore australiano Paul Hogan come protagonista, ottenne un inaspettato e grandissimo successo in tutto il mondo.
Il successo dei film di qualità e dei film popolari portò all'aumento degli investimenti stranieri, delle coproduzioni e delle esportazioni: "Mad Max oltre la sfera del tuono" (Mad Max Beyond Thunderdome, di George Miller e George Ogilvie, 1985) venne finanziato dalla Warner Bros; anche "Mr. Crododile Dundee 2" («Crocodile» Dundee 2, di John Cornell, 1988) fu prodotto all'estero. Alla fine degli anni ‘80, il cinema australiano era diventato simile a quello hollywoodiano, spesso legato alla presenza di star straniere come Meryl Streep in "Un grido nella notte" (A Cry in the Dark, di Fred Schepisi, 1990).
Il percorso della Nuova Zelanda verso una produzione cinematografica nazionale fu simile, anche se più breve, a quello australiano. Dall'epoca del cinema muto la produzione era stata solo sporadica e non ci fu un'industria organizzata fino agli anni ‘70. Nel 1978 il governo fondò la New Zealand Film Commission per il finanziamento di film nella fase pre-produttiva e per aiutarli a trovare investimenti privati. Negli anni ‘80 fu finalmente stabilito un livello minimo, seppur fluttuante, di produzione.
Dato che la popolazione della Nuova Zelanda è di soli tre milioni di abitanti, l'unico modo per recuperare i costi sostenuti era l'esportazione e, come sempre, puntare sul pubblico d'élite: "Navigator" (Navigatore,di Vincent Ward, 1988), per esempio, trasporta i suoi personaggi dall'Inghilterra medievale a una moderna città australiana.
Un altro nome importante è quello della regista Jane Campion che, nata in Nuova Zelanda, studiò all'Australian and Television School. Il suo primo lungometraggio non televisivo, "Sweetie" (Id., 1989), fu prodotto in Australia; mettendo a confronto due sorelle con diversi problemi mentali, il film esplora il confine fra la pazzia e la sanità e fra il cinema di qualità e il melodramma. "Un angelo alla mia tavola" (An Angel at My Table, 1990) nacque come una mini serie costituita da tre parti e destinata alla televisione, ma poi uscì nelle sale di tutto il mondo. Il film, basato sulle opere autobiografiche della poetessa Janet Frame, attirò il pubblico per la sottile bravura della regista nel descrivere gli sforzi della protagonista per dimostrare di non essere "pazza".
Jane Campion, per sottolineare la rappresentazione della misera vita quotidiana della protagonista, usa molti primi piani e dà risalto alle scene attraverso paesaggi mozzafiato che rivelano la sua poetica visione del mondo. Il suo terzo film, "Lezioni di Piano" (The Piano, 1993), una coproduzione fra Australia, Francia e Nuova Zelanda, ha vinto la Palma d'oro al Festival di Cannes.
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