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Storia del Cinema - America Latina

La storia ufficiale - Luis Puenzo,1985 Donna Flor e i suoi due mariti - Bruno Barreto,1976 Reed: Messico insurrezionario - Paul Leduc,1970
1973 - 1987
Durante gli anni ‘70, i governi militari presero il potere in molti Paesi del Sud e del Centro America: il Brasile, l'Uruguay, il Cile e l'Argentina caddero tutti sotto dittature militari. Dopo il 1978, in quasi tutti i Paesi dell'America Latina fu ristabilita la democrazia, ma i nuovi governi dovettero affrontare tassi di inflazione assai elevati, una diminuzione nella produzione e urgenti debiti con l'estero. Dal 1982 nessuno di questi grandi debitori è stato più in grado di ripagare nemmeno in parte il capitale ottenuto in prestito.
Le sale dell'America Latina erano state dominate da Hollywood a partire dalla prima guerra mondiale. Il prodotto cinematografico di questi Paesi era cresciuto in maniera significativa nel decennio 1965-1975, ma poiché gran parte dei governi di destra non impediva le importazioni dagli Stati Uniti, nel decennio successivo la produzione è diminuita costantemente. In qualche caso, tuttavia, le industrie locali si sono rafforzate e alcuni registi hanno conquistato un posto nel circuito internazionale del cinema di qualità.

Brasile
Nel 1973 le guerriglie avevano definitivamente perso la loro battaglia contro il governo militare brasiliano. Un anno dopo, il generale Ernesto Geisel diventò presidente del Brasile promettendo una maggiore apertura.
Nel 1975, l'Embrafilme, nato come ente di distribuzione statale, fu riorganizzato per dar vita a un monopolio a concentrazione verticale. Il governo alzò anche la quota sulle proiezioni, tagliando, di conseguenza, le importazioni e creando una domanda per i film nazionali.
L'Embrafilme lavorò con produttori indipendenti e cercò la collaborazione della televisione e dei Paesi stranieri per le coproduzioni. I poteri dell'ente aumentarono con la transizione verso un regime democratico e costituzionale.
I veterani del Cinema Nôvo mantennero un ruolo centrale nella cultura cinematografica brasiliana. Come i loro colleghi in altre parti del mondo, i registi brasiliani rinunciarono all'attivismo politico e alla sperimentazione formale in nome di un linguaggio più accessibile. Molti registi brasiliani e di altri Paesi del continente legarono la loro opera alla corrente letteraria latino-americana del "realismo magico".
Altri registi si adattarono al mercato internazionale. "Bye Bye Brasil" (Id., di Carlos Diegues, 1980), dedicato "ai brasiliani del ventunesimo secolo", ebbe molto successo all'estero. Il film, nel quale si racconta la storia di una piccola compagnia teatrale itinerante che vaga per un Paese straziato dalla povertà, in cui proliferano le discoteche, i bordelli, le città fungo e le antenne TV, si caratterizza per una sfrenatezza e un sentimentalismo che ricordano il primo Fellini. Un altro film che fu esportato con grande successo è "Donna Flor e i suoi due mariti" (Dona Flor e se us dois maridos, di Bruno Barreto, 1976), tratto dal romanzo di Jorge Amado, in cui un uomo che torna dal regno dei morti divide il letto di sua moglie con il secondo marito della donna.

Argentina
Durante la dittatura militare in Argentina (1976-1983), migliaia di cittadini furono arrestati e uccisi segretamente. Il regime privatizzò le industrie statali e abbassò le tariffe, aprendo il Paese ai film statunitensi e incoraggiando la produzione locale a basso costo. Quella che divenne famosa come la "sporca guerra" perseguitava gli artisti uccidendoli, mettendoli su liste nere o esiliandoli. La guerra per impadronirsi delle isole Falkland, colonie inglesi, contribuì a rovesciare il regime e portò all'elezione di un governo civile nel 1984.
Con la democrazia, nonostante l'inflazione, emersero diversi film tra cui "La storia ufficiale" (La historia oficial, di Luis Puenzo, 1985) - vicenda di una donna che scopre che la madre della figlia adottiva è "scomparsa" per mano degli squadroni della morte -, un dramma fortemente emotivo che ricorre a un intreccio tradizionale punteggiato da episodi simbolici. "La storia ufficiale" vinse l'Oscar per il miglior film straniero nel 1986.
Presto si cominciò a parlare di "nuovo cinema argentino". María Luisa Bemberg esplorò i ruoli della donna nella società argentina in "Camilla" (Camila, 1984) e "Miss Mary" (Id., 1986). Una distribuzione internazionale ebbe anche "Tangos - L'esilio di Gardel" (Tangos - El exilio de Gardel, di Fernando E. Solanas, 1985), in cui alcuni esiliati argentini a Parigi mettono in scena una "tanguedia", una commedia-tragedia presentata attraverso la danza. Il film, a tratti divertente, a tratti triste, celebra il ruolo del tango nella cultura argentina. Solanas, coautore del film attivista "L'ora dei forni", passa dalla realtà al fantastico secondo le convenzioni del cinema d'arte, avvolgendo i protagonisti in una nube allegra e misteriosa di fumo giallo. Iniziato in Francia durante la "sporca guerra", Tangos fu terminato in Argentina dove ebbe un grandissimo successo al botteghino.

Messico
Il governo messicano controllò l'industria cinematografica per decenni, ma durante gli anni ‘70 e ‘80 l'atteggiamento dello Stato oscillò bruscamente da un regime all'altro.
Nel 1975 il governo liberale comprò le principali strutture cinematografiche, fondò diverse società di produzione e si occupò anche della distribuzione. Queste misure incoraggiarono la produzione e favorirono lo sviluppo di un cinema d'autore. Fra la fine degli anni ‘60 e l'inizio degli anni ‘70, molti giovani registi avevano sentito l'esigenza di dedicarsi al cinema politico. "Reed: Messico insurrezionario" (Reed: México insurgente), biografia del giornalista John Reed, diretta da Paul Leduc nel 1970, segnò la nascita ufficiale del gruppo di cui facevano parte Arturo Ripstein e Jaime Humberto Hermosillo. Il veterano Felipe Cazals fece scalpore con "Canoa" (1975), ricostruzione di un linciaggio avvenuto in un villaggio nel 1968.
Il Messico, sebbene non avesse un regime militare come quello che governava il Brasile, l'Argentina e il Cile, alla fine degli anni ‘70 si spostò verso destra. Il nuovo presidente intraprese una politica di privatizzazione; lo Stato investì solamente in pochi progetti di prestigio.
L'improvviso calo dei prezzi del petrolio obbligò il governo a chiedere prestiti all'estero che portarono iperinflazione, disoccupazione di massa e indebitamento. La cultura cinematografica subì diversi attacchi: nel 1979 la polizia irruppe nei teatri di posa Churubusco e, accusandolo staff di cattiva gestione, arrestò e torturò parecchie persone; nel 1982 un incendio alla Cineteca Nacional distrusse migliaia di copie di film e di documenti.
All'inizio degli anni ‘80 la situazione migliorò leggermente quando cominciò una ricostruzione economica che prevedeva aiuti maggiori all'industria cinematografica. Fu creato un ente nazionale per finanziare le produzioni di qualità e attirare coproduzioni dall'estero. Il Messico divenne un luogo a buon mercato per le produzioni statunitensi di successo e la sexycomedia, un nuovo genere ispirato ai fumetti popolari, cominciò ad attirare gli spettatori.
Molti dei registi sostenuti dallo Stato all'inizio degli anni ‘70 nel decennio successivo divennero i capisaldi della produzione di qualità: Hermosillo realizzò con "Doña Herlinda e suo figlio" (Doña Herlinda y su hijo, 1984), il primo film messicano esplicitamente omosessuale; Leduc attrasse il pubblico di tutto il mondo con "Frida" (1984) - biografia della pittrice messicana Frida Kahlo - in cui il regista elimina i dialoghi e riduce l'intreccio al minimo con notevole audacia. Gli episodi della vita di Frida, inoltre, sono stravolti nel loro ordine cronologico e presentano inquadrature che riprendono i motivi delle sue opere.

Cuba
In quanto Stato comunista, Cuba aveva in questo periodo un'industria cinematografica più centralizzata e stabile, ma la sperimentazione formale scomparve quasi del tutto. "Canto del Cile" (Cantata de Chile, di Humberto Solas, 1976) era un emozionante spettacolo musicale che rifletteva su scala epica le tecniche teatrali ma era ancora meno audace delle opere della fine degli anni ‘60 e inizio anni ‘70. "L'ultima cena" (La ultima cena, di Tomás Gutiérrez Alea, 1977), una critica all'aristocrazia schiavista, è molto più trasparente e lineare nella costruzione di "Memorie del sottosviluppo" (Memorias del subdesarrollo). I registi cercarono uno stile più accessibile e si dedicarono a film di genere, come gli intrighi spionistici e i noir.
Il numero dei film cubani fu superato dalle produzioni provenienti dal Giappone, dal blocco sovietico e dai Paesi latino-americani. Il prodotto nazionale riuscì comunque ad accumulare una percentuale sostanziosa degli incassi, anche perché lo spettatore cubano medio andava al cinema di frequente.
Cuba rimase anche al centro del terzomondismo latino-americano. L'Havana cominciò a ospitare, nel 1979, il Festival Internazionale del Cinema Latino-Americano, che si sviluppò fino ad accogliere centinaia di film provenienti da tutto il continente. Nel 1985 Cuba creò la Fondazione per il Cinema latino-americano che diede vita alla Scuola Internazionale di Cinema e Televisione diretta dall'argentino Fernando Birri.
La situazione economica era precaria, dipendendo dal commercio della canna da zucchero e dalla liberalità dell'URSS. Gli Stati Uniti, inoltre, spingevano affinché i Paesi occidentali evitassero i rapporti commerciali con Castro. La scarsità dei raccolti alla fine degli anni ’70 causò un inasprimento ideologico ed economico. All'inizio degli anni ‘80, l'ente cinematografico statale ridusse i budget e nel 1987 fu riorganizzato secondo le linee del sistema di produzione unitario dell'Europa orientale, con un regista importante a capo di ogni squadra.
Il cinema latino-americano politicizzato trovò spazio in altri Paesi. In El Salvador, dove un governo militare oppressivo terrorizzava il popolo e lottava contro i movimenti di guerriglia, apparvero collettivi cinematografici clandestini. Il Nicaragua, da lungo tempo governato da Anastasio Somoza, fu conquistato dai sandinisti. L'embargo stabilito da Reagan nei confronti del nuovo regime, oltre alla guerriglia dei Contras, finanziati dagli Stati Uniti, spinse il Nicaragua più vicino a Cuba. Con la fondazione, nel 1979, dell'Istituto Cinematografico del Nicaragua si cercò di dar vita a una nuova cultura cinematografica che acquisì importanza con "Alsino y el condor" (Alsino e il condor, 1982) dell'esule cileno Miguel Littín.
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