Homepage Recensioni dei film News sul Cinema Speciali sul Cinema Interviste Film in TV Programmazione dei Cinema (Roma) Trailer dei film Coming soon Libri di Cinema Storia del Cinema Est Film Festival

Storia del Cinema - Un Neorealismo Spagnolo

Benvenuto Mr.Marshall! - Luis Garcia Berlanga,1951[Manifesto] Viridiana - Luis Buñuel,1961[Manifesto] Calle Mayor - Juan Antonio Bardem,1956[Manifesto]
1939 - 1957
La Spagna offre un illuminante esempio dell'influenza del neorealismo italiano. A prima vista nessun Paese avrebbe potuto sembrare meno ricettivo agli impulsi del movimento: nel 1939 Franco aveva vinto la guerra civile e instaurato una dittatura fascista. Dopo la seconda guerra mondiale la Spagna rientrò gradualmente nella comunità mondiale, ma rimase una Nazione a regime autoritario fino a metà degli anni '70.
L'industria cinematografica era controllata da un ministero statale che censurava sceneggiature prima delle riprese, imponeva il doppiaggio di tutti i film nella lingua "ufficiale" castigliana e aveva creato un monopolio statale su cinegiornali e documentati. Il regime esigeva film devoti e sciovinisti, e il risultato fu una serie di drammi sulla guerra civile (cine cruzada), saghe storiche, film religiosi e adattamenti letterari — fra cui un "Don Quixote de la Mancha" (di Rafael Gil, 1947) che paragonava l'eroe idealista di Cervantes a Franco. A un livello meno prestigioso, l'industria sfornava musical popolari, commedie e film sulle corride. La cinematografia interna disponeva anche di strutture per ospitare coproduzioni o produzioni straniere. Nei primi anni '50, però, le difficoltà cominciarono a essere palesi. La CIFESA, la maggiore casa di produzione del precedente decennio, investì troppo denaro in produzioni ambiziose e fallì: la reazione al fallimento delle superproduzioni fu l'apparizione di film a basso costo — ad esempio "Surcos" (Solchi, di José Antonio Nieves Conde, 1951) — che affrontavano problemi sociali, spesso servendosi alla maniera neorealista di riprese in luoghi reali e di attori non professionisti. Alla scuola di cinema IIEC (fondata nel 1947) gli studenti avevano la possibilità di vedere film stranieri proibiti al grande pubblico: nel 1951, in una settimana dedicata al cinema italiano, alla IIEC si proiettarono "Ladri di biciclette", "Miracolo a Milano", "Roma città aperta", "Paisà" e "Cronaca di un amore"; subito dopo, acluni diplomati della scuola fondarono una rivista, «Objectivo», dedicata alla discussione delle idee neorealiste.
L'impatto immediato del neorealismo è evidente in particolar modo nell'opera dei due registi spagnoli più noti degli anni '50, Luis Garcia Berlanga e Juan Antonio Bardem. Noti come "B & B", i due facevano parte della prima classe laureata all'IIEC e nei primi anni del decennio collaborono a diversi progetti. "Benvenuto Mr.Marshall!" (Bienvenido, Mr. Marshall, 1951), scritto da Bardem e diretto da Berlanga, è una favola comica - che ricorda il "Miracolo a Milano" di De Sica - in cui una piccola città si trasforma in un pittoresco stereotipo per beneficiare del Piano Marshall.
Di enorme successo in Spagna, "Benvenuto Mr.Marshall!" era una satira del crescente strapotere americano, lanciava stoccate ai film di Hollywood e al folklore spagnolo, e si appellava benevolmente all'unità popolare. Il tono fu confermato in successivi film di Berlanga come "Calabuig" (Id., 1956), una parodia della corsa agli armamenti, e promulgò di fatto ciò che sarebbe stata definita "estètica franquista", un trattamento ironico o beffardo di soggetti apparentemente innocui. "Benvenuto Mr.Marshall!" fu scelto a rappresentare ufficialmente la Spagna al Festival di Cannes e a dispetto delle controversie sulla sua posizione anti-americana ottenne una menzione speciale. Il film lanciò anche la carriera di Bardem, la cui statura fu presto riaffermata sulla scena internazionale da "Gli egoisti" (Muerte de un ciclista, 1955), premiato a Cannes come miglior film, e da "Calle Mayor" (Id., 1956), che vinse il premio della Critica alla Mostra del Cinema di Venezia.
Berlanga miscelava gli impulsi neorealisti verso il realismo regionale con una tendenza alla commedia sardonica. Bardem invece preferiva un'analisi psicologica più cupa, che doveva molto agli sviluppi italiani degli anni Cinquanta: "Calle Mayor", feroce accusa alla ristrettezza e all'egotismo masshile di provincia, ricorda "I vitelloni", ma è privo dell'umorismo indulgente di Fellini. Analogamente, "Gli egoisti" deve qualcosa a "Cronaca di un amore", perfino la protagonista, Lucia Bosé, è la stessa del film di Antonioni. La trama del film di Bardem mostra come la relazione tra la moglie di un uomo ricco e un professore universitario sia sconvolta quando i due investono un ciclista con la loro macchina: nel tentativo di nascondere il crimine, il legame della coppia si spezza. Il film si chiude con la moglie che, forse deliberatamente, travolge il suo amante sul luogo dell'incidente. Il montaggio di Bardem crea un commento narrativo alla vicenda e la profondità di fuoco delle inquadrature isola i protagonisti in immagini che ricordano Antonioni.
Mentre le opere di Berlanga, di Bardem e altri si guadagnavano l'attenzione internazionale, in Spagna cominciava a muovere i primi stentati passi una cultura cinematografica alternativa. Il diffondersi dei cineclub nelle università portò nel 1955 a una conferenza a Salamanca dove cineasti, critici e studenti avviarono una discussione sul futuro del cinema nazionale e Bardem denunciò il cinema spagnolo come «politicamente inutile, socialmente falso, intellettualmente inferiore, esteticamente inesistente e industrialmente malato». La presa di posizione gli costò l'arresto sul set di "Calle Mayor": il regista fu liberato solo dopo le proteste internazionali.
Gli incontri di Salamanca non influenzarono l'industria ma incoraggiarono i cineasti a sfidare i limiti della politica statale. Questa resistenza fu favorita dalla casa di produzione UNINCI, fondata nel 1951 e responsabile di "Benvenuto Mr.Marshall!". Nel 1957, Bardem si unì al gruppo di registi dell'UNINCI e persuase Luis Buñuel a tornare in Spagna per fare un film: il regista ebbe il benvenuto del governo e la sua sceneggiatura fu approvata con un'unica modifica (che Buñuel stesso giudicò un miglioramento). "Viridiana" (1961) vinse la Palma d'Oro al Festival di Cannes, ma poi alcuni alti prelati lo dichiararono blasfemo e il governo spagnolo proibì quello che era il più celebre film nazionale del dopoguerra. L'UNINCI si sciolse. La ribellione dei giovani registi e critici era andata troppo oltre e gli esperimenti di neorealismo spagnolo erano finiti.
Flash non disponibile
Copyright 2017 ©