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Recensione: Iri

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Iri
titolo originale Iri
nazione
anno 2008
regia Zhang Lu
genere Drammatico
durata 107 min.
cast Y. Jin-seoE. Tae-woong
sceneggiatura Z. LuK. Seong-tae
fotografia K. Seong-tai
montaggio I. Sun-kyong
uscita prevista

 non ancora disponibile 
media voti redazione
Iri Trama del film
Nel 1977 un'esplosione dilaniò la stazione ferroviaria di Iri, una cittadina della Corea del Sud, causando centinaia di morti. Trent'anni dopo la città ha un nome nuovo e nuovi edifici, ma le ferite interiori delle persone coinvolte sono più lente e difficili da sanare. Bella e gentile, Jin-seo è segnata da un handicap psichico dovuto al trauma riportato nell'esplosione dalla madre incinta. La sua ingenuità è però interpretata come disponibilità dai molti uomini che approfittano di lei e da cui, vanamente, il fratello tenta di proteggerla.

Recensione “Iri”

a cura di Giordano Rampazzi  (voto: 5)
Il cinema sudcoreano gode, negli ultimi anni, di grandissima considerazione. Ciò è dovuto a un periodo di grande euforia creativa di un paese che, almeno in campo cinematografico, sta rivivendo in questo inizio di XXI secolo i fasti degli anni '50 e '60. Autori come Kim Ki-duk, Park Chan-wook o Kwak Kyung-Taek riscuotono ormai favori più altrove che nel loro paese d'origine. Il loro cinema, si è detto, si sta europeizzando e per comprenderli nel senso più ampio del termine è sufficiente una buona apertura mentale, essere disposti a coglierne la poesia all'interno di un linguaggio filmico comunque differente da quello a cui si è abituati.
Zhang Lu, un nome importante, prova a conquistare il Festival di Roma con un film che sostanzialmente non riesce a trovare una sua identità: “Iri” è troppo sfibrato per gli europei e forse troppo criptico per il pubblico sudcoreano. L'esaltazione della lentezza narrativa non è compensata dai pochi buoni momenti di ricerca estetica e di contemplazione esasperata. A questo bisogna aggiungere che il problema più grande del film è che manca calore nelle emozioni potenziali che Zhang Lu cerca di infondere nello spettatore.
Poi c'è la vicenda, ovviamente. Ma l'esplosione nella ferrovia della cittadina Iri, che dopo trent'anni ha cambiato nome, ricostruito palazzi e presenta un volto tutto nuovo, è solo un pretesto per parlare dei traumi, di come questi si dimenticano, degli effetti che hanno, del come sia importante metabolizzarli nel modo corretto. La protagonista Jin-seo, nello specifico, è segnata da un trauma psichico che la rende vittima di soprusi e può contare solamente sull'aiuto di suo fratello Tae-woong.
Tutte le scene, anche quelle belle, appaiono purtroppo macchinose. Quando arriva il momento di scandagliare l'animo umano e raccontare la contraddittoria nuova società asiatica, lo spettatore, passato attraverso le ripetizioni e le interminabili sequenze, è già stanco e disinteressato. Purtroppo.
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