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Recensione: Dies Irae

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Dies Irae
titolo originale Vredens Dag
nazione Danimarca
anno 1943
regia Carl Theodor Dreyer
genere Drammatico
durata 105 min.
cast T. Roose (Absalon Pedersson) • L. Movin (Anne Pedersdotter) • P. Lerdorff Rye (Martin) • S. Neeiendam (madre Absalon) • A. Svierkier (Marte Herloff)
sceneggiatura C. DreyerP. KnudsenM. Skot Hansen
musiche P. Schierbeck
fotografia C. Andersson
montaggio A. PetersenE. Schlussel
media voti redazione
Dies Irae Trama del film
Diciassettesimo secolo: in piena caccia alle streghe, Anne, giovane moglie del pastore Absalon, s’innamora, ricambiata, del figliastro Martin. Nel frattempo scopre che il marito aveva salvato dal rogo sua madre in cambio della mano della figlia. Sognando una vita felice con Martin, una sera confessa il tradimento ad Absalon che, provato per la fatica, non regge l’emozione e muore.
Sarà la suocera, al funerale, ad accusare Anne di stregoneria: perso il sostegno di Martin, Anne confessa un delitto del quale, presumibilmente, non è responsabile.

Recensione “Dies Irae”

a cura di Glauco Almonte  (voto: 9)
Nil inultum remanebit

Il dolore. Associato al rimorso, contrapposto al desiderio, infine da solo, sia mezzo che fine, necessità e destino.
Anne non appartiene al mondo in cui vive, quindi deve essere una strega, quindi è una strega.
È vitalità, rinasce nel momento in cui scopre la felicità: in un mondo figlio di una morale cattolica che, nei suoi estremismi, condanna la vita. Con la morte incomincia la vita, è la parola: ed è questa morale a vincere, a soffocare la rivoluzione di una donna che non vuole morale, ma amore.
Dreyer traccia una parabola dell’amore così forte da avere la meglio sulla vita, così debole da non riuscire ad averla sulla morte.
Abbracciami. Abbracciami e rendimi felice. L’implorazione di Anne è raccolta da Martin che la rende felice senza però esserne contagiato. Tradire è un peccato, amare è un peccato, vivere è un peccato.
Da un lato è difficile per i vecchi amare i giovani, altrettanto difficile è che pensino alla reciprocità dell’amore: Absalon sposa Anne senza mai pensare di essere amato, senza mai fare nulla per esserlo, ed Anne non odia suo marito, ma la sua morale.
Dall’altro lato l’amore tra giovani appartenenti a due mondi contrapposti è destinato a fallire: Martin è suo padre, è sua nonna, è tutti i pastori della comunità. Poco importa l’età, l’attrazione fisica, Anne è una persona viva, desiderosa d’amore: non c’è posto per lei nel cuore di Martin. Non c’è posto per lei in quella società. Un posto c’è. Sul rogo.
Che strano potere può avere un essere umano.
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Medaglia d'Argento (113 Commenti, 59% gradimento) kikujiro Medaglia d'Argento Giovedì 7 Marzo 2013 ore 21:46
voto al film:   8,5

Utente di Base (0 Commenti, 0% gradimento) giulia Martedì 4 Ottobre 2011 ore 15:38
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Medaglia d'Oro (682 Commenti, 68% gradimento) ale84 Medaglia d'Oro Domenica 15 Maggio 2011 ore 22:14
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