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Recensione: Il monello

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Il monello
titolo originale The kid
nazione U.S.A.
anno 1921
regia Charlie Chaplin
genere Drammatico
durata 80 min.
cast C. Chaplin (il vagabondo) • J. Coogan (il bambino) • E. Purviance (la madre) • T. Wilson (il poliziotto)
sceneggiatura C. Chaplin
musiche C. Chaplin
fotografia R. Totheroh
montaggio C. Chaplin
media voti redazione
Il monello Trama del film
Abbandonato davanti a una villa, un neonato viene trovato da un vagabondo, che lo porta con sé e gli fa da padre. Cinque anni dopo, un medico scopre che quel ragazzino è un trovatello e si rivolge ad un orfanotrofio per farlo passare in ‘mani migliori’. Mentre i due, l’uomo e il bambino, fuggono per non essere separati, torna in scena la madre, che nel frattempo è diventata ricca e famosa.

Recensione “Il monello”

a cura di Glauco Almonte  (voto: 9)
Un film con un sorriso – e forse, una lacrima

Il primo lungometraggio di Charlie Chaplin si apre con una dichiarazione che si rivela una perfetta sintesi della sua commistione di comico e drammatico. Abbandonando le marcette, che spezzano l’azione al ritmo delle gag, Chaplin affida il sorriso e la lacrima allo stesso tema musicale, senza permettere che le molte scene esilaranti interrompano la drammaticità dell’azione.
Il prologo, cupo e doloroso, fa sì che l’ingresso in scena di Charlot sia vissuto dallo spettatore come una liberazione dall’atmosfera triste che aveva fin lì avvolto il film. Da questo momento il punto di vista sulla storia (e sul mondo) non sarà più esterno, ma sarà quello del vagabondo, individuo al di fuori degli schemi sociali per antonomasia e del quale Chaplin si serve per le sue critiche.
Vagabondo e orfanello si completano, prendendosi cura l’uno dell’altro (splendida la scena in cui il bambino prepara la colazione); attorno a loro, ognuno ha un ruolo che segue pedissequamente, senza lasciare spazio alla fantasia o ai sentimenti. Il medico, chiamato a curare il bambino, si rivolge all’orfanotrofio convinto che solo lì possa godere delle attenzioni appropriate. La lotta tra il direttore e Charlot vede il tentativo di conquista di un oggetto da una parte, la difesa di un figlio dall’altra. Ma è nei personaggi chiave che Chaplin allarga il ventaglio della sua critica: il poliziotto, come in tutti i suoi film futuri, è un ostacolo in ogni situazione, fino ad essere utilizzato nel finale sfruttando ironicamente proprio il suo ruolo negativo. Nei confronti della madre, che alla fine ritroverà il figlio abbandonato, non ci va meno leggero: dopo il misfatto ha fatto carriera, diventando ricca e famosa, salvo ricordarsi del figlio quando, cinque anni dopo, se ne trova un altro tra le braccia; a poco servono le belle qualità di cui fa mostra, il giudizio chapliniano è intrinsecamente negativo.
Ma un’alternativa, a questa società imperfetta, non si trova: nel sogno di Charlot gli uomini hanno tutti l’animo di un bambino, ma non sono immuni alla corruzione e questo slancio utopistico si conclude tragicamente. Non rimane che adattarsi alla società, ma senza convinzione: per questo il finale è tirato via, consumato in pochi secondi, l’esatto contrario di quanto farà quindici anni dopo in Tempi Moderni, nel finale allontanamento da una società nemica.
Al di là degli intenti sociali, quest’opera come poche, anche grazie alla sua breve durata, riesce a vivere interamente della propria poesia: per il gioco della teiera sulla culla, per il bambino che cresce mostrando gli stessi tic di Charlot, per il suo sguardo quando viene portato via, l’immagine rende vana ogni parola.
Commenti del pubblico
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Ultimi commenti e voti
Utente di Base (11 Commenti, 70% gradimento) silvia-v Giovedì 19 Febbraio 2015 ore 11:25
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Utente di Base (0 Commenti, 0% gradimento) CitizenKane Domenica 9 Novembre 2014 ore 22:34
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Medaglia di Bronzo (77 Commenti, 64% gradimento) Hal9K Medaglia di Bronzo Lunedì 24 Marzo 2014 ore 00:47
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Utente di Base (0 Commenti, 0% gradimento) Marcolino93 Martedì 17 Dicembre 2013 ore 20:54
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Utente di Base (12 Commenti, 10% gradimento) marcopecs Lunedì 4 Novembre 2013 ore 21:33
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Utente di Base (3 Commenti, 0% gradimento) JohannesBorgen Lunedì 12 Marzo 2012 ore 00:05
voto al film:   9

Utente di Base (2 Commenti, 50% gradimento) taddeo3 Mercoledì 18 Gennaio 2012 ore 21:30
2
voto al film:   10

e' unico e' pura poesia , non si puo' delineare con un ragionamento , perche'
e' arte .
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Utente di Base (20 Commenti, 60% gradimento) venusietta Venerdì 28 Ottobre 2011 ore 23:22
voto al film:   9,5

Utente di Base (44 Commenti, 54% gradimento) Enrico88 Mercoledì 20 Luglio 2011 ore 15:33
voto al film:   9

Utente di Base (0 Commenti, 0% gradimento) elfabuloso94 Martedì 21 Giugno 2011 ore 16:02
voto al film:   7,5

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