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Recensione: The Dukes

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The Dukes
titolo originale The Dukes
nazione U.S.A.
anno 2007
regia Robert Davi
genere Drammatico
durata 94 min.
cast C. Palminteri (George Zucco) • P. Bogdanovich (Lou Fiola) • F. D'Amico (Armond Kaputo) • E. Baskin (Murph Sinitsky) • M. Margolyes (Zia Vee)
sceneggiatura J. AndronicaR. Davi
fotografia M. Goi
montaggio J. Cypherd
uscita prevista

 non ancora disponibile 
media voti redazione
The Dukes Trama del film
I Dukes sono George Zucco e Danny DePasquale, componenti di un gruppo Doo Wop che dopo aver collezionato successi negli anni passati, si ritrovano a dover escogitare un piano per tornare sulla cresta dell’onda. Il loro manager, Lou, tenta in vari modi di trovargli un proficuo ingaggio che possa ancora farli credere nelle loro qualità artistiche. Sfiduciati da tutto e dalla facilità con cui tutti oggi si improvvisano cantanti e a riescono a lanciare un disco di successo, i Dukes, in compagnia dei loro più cari compagni d’avventure, si lanciano in una folle impresa che peggiorerà soltanto la loro situazione. La soluzione sarà molto più facile di quello che hanno pensato… basterà solo ritrovare se stessi.

Recensione “The Dukes”

a cura di Vera Usai  (voto: 6)
Estroversa commedia all’italiana, The Dukes diverte e segna l’esordio alla regia per l’attore italo-americano Robert Davi, volto già conosciuto su grande schermo dai tempi del cattivo di 007 in Vendetta privata alle performance insieme a Bruce Willis in Die Hard e in Codice Magnum con Arnold Schwazenegger. Con I Duchi Davi parla all’italiana e lancia – per la sezione Premiere di questa seconda edizione festivaliera di Roma – una pellicola simpatica e leggera, che un po’ contrasta con gli altri lavori della Festa, più complessi per struttura e tematiche.
Come regista, alle prime armi, sfrutta una tecnica di racconto lineare che gioca sulle gag e strizza l’occhio a I Soliti Ignoti e ai Blues Brothers, con un accento che punta sempre, nonostante tutte le disavventure che racconta, a divertire. Come attore si mette in scena anche lui interpretando uno dei membri di una band Doo Wop accanto a Chazz Palminteri e Frank D’Amico, che ormai – dopo i successi legati ai decenni passati, in memoria dei quali non gli è rimasto che una bella macchina – non riescono più ad attirare il pubblico. A dirigerli, nel ruolo di un manager sui generis, tra il cinico e lo sfiduciato, un bravo Peter Bogdanovich che conferma la sua vena artistica anche davanti alla cinepresa.
Lo spirito tricolore della pellicola si rispecchia nella divertente colonna sonora che detta il ritmo del film sulle note di ben sei pezzi di Paolo Conte, il tono partenopeo di Sergio Bruni che interpreta Mariannì e la lirica immancabile di Pavarotti. Un mix di sonorità che fanno di The Dukes una commedia musicale a tutti gli effetti che permette anche di scoprire le doti canore dello stesso Davi, in chiusura, con l’intonazione di So Much in Love.
Un film che si lascia guardare, semplice e senza pretese, che vuol mostrare come, nel momento in cui tutto sembra perduto, se si possiede la fantasia, ci si potrà sempre reinventare.
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