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Recensione: La vita è bella

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La vita è bella
titolo originale La vita è bella
nazione Italia
anno 1997
regia Roberto Benigni
genere Drammatico
durata 110 min.
cast R. Benigni (Guido) • G. Durano (Zio Eliseo) • N. Braschi (Dora) • G. Cantarini (Giosuè) • S. Bustric (Ferruccio) • H. Buchholz (Dottor Lessing)
sceneggiatura V. CeramiR. Benigni
musiche N. Piovani
fotografia T. Delli Colli
montaggio
media voti redazione
La vita è bella Trama del film
Orefice Guido, cameriere e poi libraio nell'Italia del ventennio, ha sposato una maestrina ricca, ed è ebreo. Esattamente come il suo vecchio zio, e come Orefice Giosué, il suo bambino. Come tutti gli ebrei, i tre sono stati caricati su un camion, poi su un treno, e portati in un campo di concentramento. Dove Guido, con un coraggio da leone, inventa un gioco, perché Giosué non si spaventi e riesca, magari, a sopravvivere.

Recensione “La vita è bella”

a cura di Riccardo Rizzo  (voto: 8,5)
Ci si potrebbe chiedere com’è possibile intitolare “La vita è bella” un film sull’olocausto. Benigni il provocatore, si dirà…e invece non si può che rimanere commossi dal Benigni poeta, che nelle due ore di film canta il suo inno alla Vita, anche quando il Mondo, questo sì, può essere il peggiore dei mondi possibili. L’idea di salvare il proprio figlio dall’orrore facendogli credere che tutto è un gioco, è una denuncia tanto originale quanto forte. In fondo è un atto estremo di non-accettazione della follia nazista, un non-riconoscerla, non attribuirle importanza. L’equilibrio tra drammaticità e comicità è però perfetto, e nello stesso tempo si ride e si piange. E poi, l’amore…quello di un marito che adora la sua “principessa” e si commuove (e fa commuovere) quando ascolta la Barcarola di Hoffmann, e quello di un padre (ma in fondo l’uno è la continuazione dell’altro) che fino all’ultimo, anche quando va incontro alla morte, ride e scherza perché il figlio possa continuare a credere che la vita sia bella…
Quello che più stupisce del film è la sua dolcezza, che non ci abbandona mai, ma anche la sua capacità di far riflettere ed emozionare, non rendendo banale un argomento trattato troppo spesso in modo criminale da registi alla ricerca di facili guadagni. Benigni no, il suo rispetto è maturo e sentito, la sua recitazione ne è la prova più lampante: mai sopra le righe, mai fuori luogo. C’è talento e poesia, amarezza e ottimismo, irriverenza e rigore morale. Tutto è perfetto e ben calibrato: dalla sceneggiatura di Vincenzo Cerami, alle musiche di Nicola Piovani.
7 nomination e 3 Oscar: miglior film straniero, miglior attore e colonna sonora. Oltre 16 milioni di spettatori in tv.
Commenti del pubblico
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