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Recensione: Pinocchio (1940)

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Pinocchio
titolo originale Pinocchio
nazione U.S.A.
anno 1940
regia Hamilton LuskeBen SharpsteenWalt Disney
genere Animazione
durata 88 min.
sceneggiatura A. BattagliaW. CottrellO. EnglanderT. SearsW. Smith
musiche K. DarbyL. HarlineP. Smith
media voti redazione
Pinocchio Trama del film
Geppetto, intagliatore di legno, costruisce un burattino - Pinocchio - ed esprime il desiderio che diventi un bambino vero. Di notte viene la Fata Turchina e lo anima: da questo momento Pinocchio ne combina di tutti i colori, portando alla disperazione tanto Geppetto quanto il Grillo Parlante (la sua coscienza). Finito col 'padre' nel ventre di una balena, si ravvede e salva entrambi, meritando di essere trasformato per sempre in un bambino.

Recensione “Pinocchio”

a cura di Glauco Almonte  (voto: 8)
Secondo lungometraggio di Walt Disney, Pinocchio è destinato a rimanere, fino ad oggi e probabilmente per sempre, il confronto letterario più ardito dell’allora neonata casa produttrice. Il lavoro dei numerosi sceneggiatori produce un racconto molto diluito rispetto al capolavoro di Collodi: mancano alcuni dei momenti più importanti (l’arresto, la morte della fata e la semina dei tre denari), ma non si fanno rimpiangere più di tanto. Il baricentro è spostato, dalla cattiva coscienza di Pinocchio, agli eventi dei quali è vittima; il gatto e la volpe, così come Lucignolo, sono più forti del Grillo Parlante ed il burattino viene da loro mosso come se ne tenessero in mano i fili. D’altro canto, il bambino esiste da dieci minuti che subito si pensa a mandarlo a scuola; la degenerazione è quantomeno giustificabile...
La presa di coscienza del bene e del male rimane comunque il processo attraverso il quale Pinocchio si riscatta e matura: mancherà l’impertinente ragazzaccio che apostrofa “Grillo del malaugurio” il suo petulante compagno, ma il messaggio è integro.
Dove il film raggiunge livelli altissimi è nella caratterizzazione dei personaggi minori: Figaro è bellissimo, e nella scena in cui si alza per aprire la finestra tocca, con la sola immagine, l’apice della poeticità. Non è da meno, anche se in chiave strettamente grottesca, la figura del Gatto, nato come spalla della Volpe ma, per fisicità e fantasia, vero mattatore della coppia: una sola volta il suo furbo compare si porta al suo livello, col geniale “Dì ippopotamo” mentre visita Pinocchio.
La battuta più pungente, tirata via nella storia ma carica di significati che trascendono il film d’animazione, è del Grillo Parlante: “Cosa può farsene un attore di una coscienza?”.
Nella festa finale, tra i giocattoli costruiti dal falegname, si intravede un elefante con delle orecchie enormi: Geppetto, dopo aver creato Pinocchio, ha già in cantiere Dumbo: l’anno successivo, come fosse sia falegname che fata, Disney gli darà vita.
Vincitore di due premi Oscar, per la colonna sonora e la canzone “When you wish upon a star”.
Commenti del pubblico
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