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Recensione: Gone Baby Gone

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Gone Baby Gone
titolo originale Gone Baby Gone
nazione U.S.A.
anno 2007
regia Ben Affleck
genere Drammatico
durata 114 min.
cast C. Affleck (Patrick Kenzie) • M. Freeman (Jack Doyle) • M. Monaghan (Angela 'Angie' Gennaro) • E. Harris (Detective Remy Broussard) • A. Ryan (Helene McCready)
sceneggiatura B. AffleckA. Stockard
musiche H. Gregson-Williams
fotografia
montaggio W. Goldenberg
uscita nelle sale 4 Aprile 2008
media voti redazione
Gone Baby Gone Trama del film
Basato sul romanzo di Dennis Lehane. A Dorchester, un quartiere di Boston, le strade sono pericolose. Quando Amanda, una bambina di quattro anni sparisce, la polizia non riesce a trovare nessuna pista. I disperati zii della bambina si rivolgono allora ad una coppia di investigatori privati Patrick Kenzie e Angie Genarro per occuparsi del caso.

Recensione “Gone Baby Gone ”

a cura di Glauco Almonte  (voto: 7)
Dal romanzo di Dennis Lehane (lo scrittore di “Mystic River”), Ben Affleck trae la sceneggiatura per il suo primo film da regista: “Gone Baby Gone”. Il soggetto non ha nulla di nuovo – l’ultimo film di questo filone è anteriore di un anno, “Il colore del crimine” – ma Affleck dimostra come si possa al tempo stesso fare cinema e parlare di morale pur partendo da una storia non originale. Amanda McCready, quattro anni, scompare – come altri 2000 bambini l’anno, e i dati si riferiscono al solo territorio americano. Ingaggiati dagli zii della bambina, si mettono alla sua ricerca Patrick e Angie, una coppia di investigatori privati da poco usciti dal college. Il loro compito è quello di aiutare la polizia, e la prima parte del film è incentrata sul contrasto di opinioni tra i poliziotti, che vedono di cattivo occhio l’intrusione dei due ragazzi, e questi ultimi. La chiusura del caso è solo la prima tappa verso l’inizio della nuova, vera indagine da parte di Patrick.
E così si scopre che “Gone Baby Gone” non parla affatto di una bambina rapita, ma delle scelte che si compiono e che a seconda delle circostanze reali assumono un peso di volta in volta diverso. Più Patrick va avanti nelle sue scelte, più si interroga su cosa sia giusto e torna indietro, rinnegando le sue azioni. Attorno a lui tutti quanti gli consigliano di comportarsi secondo la morale comune, quella per cui un pedofilo può essere ucciso a sangue freddo invece che arrestato; Patrick, proprio mentre si comporta come gli chiedono gli altri, riflette e decide di affermare la sua libertà di scegliere, di seguire una morale superiore. Non può più accettare da se stesso un comportamento diverso, non lo può accettare dagli altri; ma la cosa più interessante del film è che nemmeno questi ‘altri’, nemmeno Angie che lo ama, possono accettare da lui le decisioni prese secondo una coscienza che reputano deleteria. Improvvisamente, due visioni della vita opposte entrano in collisione: non c’è spazio per entrambe, né l’amore può sopravvivere alla morte di una delle due. Patrick lo sa, e con la sua rinnovata coscienza sceglie in piena libertà: è una scelta sbagliata, secondo la morale comune che è propria anche dello spettatore, così come dell’autore. Tutti, dai personaggi al regista-sceneggiatore, dicono la loro. E’ di questa libertà che parla il film.
Per il resto, fa impressione riconoscere nei movimenti di Casey Affleck quelli del fratello, del quale quando è di spalle o di tre quarti è la controfigura perfetta: sembra che abbia studiato il suo modo di recitare tanto frequenti sono i momenti nei quali, vedendolo, si pensa invece a Ben. E’ bravo, e il film si regge bene sulle sue spalle e su quelle di Ed Harris, mentre è troppo piccola la parte di Morgan Freeman e Michelle Monaghan non fa che la spalla di Affleck.
Commenti del pubblico
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