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Katsuhiro Otomo - Quadri figurativi made in Japan

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a cura di Andrea Olivieri
Nato nel 1954, in una zona costiera dedita all’agricoltura e alla pesca situata a 200 miglia a nord-est di Tokyo, Katsuhiro Otomo da bambino era un tipico otaku (un fanatico ossessivo).
Timido e solitario, Otomo prendeva il treno per Tokyo per andare a vedere film americani come "Bonnie and Clyde", "Easy Rider", "Cinque pezzi facili”.
Dopo essersi diplomato, all’inizio degli anni Settanta, si trasferì a Tokyo per entrare nell’industria dei manga, in forte ascesa.
Il suo primo successo, "Domu" (’82), un racconto "del brivido" su un anziano che utilizza i poteri psichici per terrorizzare un complesso residenziale malridotto, fu il primo manga in assoluto a vincere il Gran Premio giapponese per la fantascienza.
Incoraggiato, Otomo cominciò a lavorare sul progetto "Akira" nel 1982. "Akira" è uno strepitoso romanzo cyberpunk, un racconto barocco di adolescenti psicotici, dotati di poteri di telecinesi, che si scatenano in una Tokyo post-apocalittica. Dietro l’azione violenta, quindi, una riflessione sulla tecnologia.
Raccontato attraverso eleganti e dettagliati disegni in bianco e nero, "Akira" è probabilmente il manga più convincente mai scritto.
Ciononostante, Otomo si sentiva frustrato. Piuttosto che creare l’illusione del movimento tramite il contrasto tra una vignetta e quella Successiva, come avviene nei manga, lui voleva creare immagini che si muovessero realmente.
Il suo primo film, una versione di "Akira", fu un clamoroso successo. L’ossessiva attenzione di Otomo per i dettagli e la sua insistenza nell’usare pellicola da 70 mm. ad alta definizione, invece di quella da 35 mm. normalmente utilizzata nel settore, spinsero il progetto così oltre il budget da farlo diventare, con 7,5 milioni di dollari, l’anime più costoso mai realizzato.
Una pura esperienza visiva ed emotiva. Il film culto del cinema nipponico, che ha rivoluzionato il modo di vedere e di pensare l'animazione made in Japan.
Dopo di allora, e per più di un decennio, Otomo non mise mano a nessun altro lungometraggio di animazione, finché decise di realizzare l’antitesi di "Akira". L’intenzione era quella di rendere omaggio a Tezuka, ma mentre il personaggio di "Astro Boy" era alimentato dall’energia atomica, Ray, il protagonista di "Steamboy", sarebbe vissuto in un mondo mosso dal vapore: "Un film per il futuro ambientato nel passato", come racconta Otomo.
E' quindi "Steamboy", uno dei pochissimi film che a Venezia 2004 ha scatenato applausi a scena aperta, il nuovo film del maestro Katsuhiro Otomo. L’aneddoto è ormai leggenda.
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